STORIA DELL'ISTRIA

  • Brevi accenni sulla storia dell'Istria (da internet)

    ISTRIA

    Nonostante fosse circondata da un confine quasi continuo di acqua e di roccia, l'Istria non è mai stata una regione isolata. In Istria i confini sono sempre stati intesi come qualcosa "da superare" e non come qualcosa che separa e divide. I mondi all'interno e all'esterno di questi confini si arricchiscono a vicenda e in tal modo si integrano. Nel corso dei secoli sul territorio istriano sono stati tracciati i confini di varie entità politiche e amministrative di cui il confine tra Venezia e l'Austria ha lasciato l'impronta più profonda. Infatti nel XV secolo l'Istria è stata divisa in due zone, quella austriaca e quella veneziana, mantenendo questa divisione fino alla caduta della Repubblica di Venezia nel 1797. Capodistria (Koper) diventa la capitale della parte veneziana, Pisino (Pazin) di quella austriaca il cui castello fortificato, dalle forme armoniose, è rimasto per lungo tempo sede della contea.

    Dopo la caduta di Venezia l'Istria rimane per breve tempo sotto il dominio austriaco, per poi passare, dopo la fine della guerra franco-austriaca, sotto i francesi che l'assegnano alle Province illiriche. Dopo la caduta di Napoleone e la ritirata dei francesi, l'Austria occupa nuovamente l'Istria riassemblandola in una nuova regione, chiamata Litorale austriaco, con Trieste capitale. Anche dopo questa ristrutturazione Pisino mantiene un ruolo importante dato che diventa la capitale del circondario istriano. Dopo la caduta dell'assolutismo di Bach nel 1869, l'Istria viene proclamata regione autonoma con un proprio parlamento regionale situato a Parenzo (Porec). Per quanto il nuovo status riconosca in apparenza una maggiore autonomia all'Istria, essa continua ad essere completamente assoggettata a Vienna. Anzi, le autorità austriache danno inizio ad un gioco pericoloso che avrà conseguenze nefaste anche nel secolo successivo: appoggiando gli italiani creano un forte antagonismo tra loro e la maggioranza croata e slovena.

    Alla fine della prima guerra mondiale, con la caduta del potente impero austroungarico, l'Istria viene occupata dall'esercito italiano. Quando poco dopo arrivano al potere i fascisti, gli abitanti dell'Istria si trovano in condizioni assai difficili. Alla popolazione non italiana viene proibito di usare la propria lingua, i nomi e cognomi vengono italianizzati e molti croati e sloveni sono costretti ad abbandonare l'Istria. Con la caduta del fascismo nel 1943, l'Istria comincia a collegarsi alle proprie terre d'origine a settentrione e ad oriente, alla Croazia e alla Slovenia. Col Trattato di Pace del 1947, diventa parte integrante di queste due terre che insieme ad altre formano la Jugoslavia di allora. Ma l'epoca postbellica e la politica del nuovo stato sono le cause del grande esodo della popolazione italiana che trasmigra in Italia lasciando dietro di sè molte città completamente deserte. Con la disgregazione della Jugoslavia una piccola parte dell'Istria rimane alla Slovenia e la parte più grande, a sud del fiume Dragogna (Dragonja), resta alla Croazia.



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  • altri accenni sul'Istria tratti da Wikipedia:

    Tra la prima e la seconda guerra mondiale:

    L'ISTRIA IN ITALIA.

    A seguito della vittoria italiana nella prima guerra mondiale con il trattato di Saint-Germain-en-Laye (1919) e il trattato di Rapallo (1920) divenne parte del Regno d'Italia.

    Il censimento del 1921 ribaltò i risultati della rilevazione austriaca del 1910, sia per quanto riguarda la Venezia Giulia nel suo insieme che l'Istria, indicando in regione una maggioranza di popolazione culturalmente italiana. Anche questo censimento, come il precedente, fu oggetto di numerose critiche: molti istriani di lingua croata si definirono italiani e in alcune località (Briani, frazione di Fianona, Sanvincenti, ecc.) i dati ottenuti erano scarsamente rappresentativi della realtà linguistica dei rispettivi comuni. Nonostante queste critiche, durante la conferenza di pace, i dati di questo censimento, vennero generalmente utilizzati insieme a quelli del 1910 dai rappresentanti dei paesi partecipanti. Carlo Schiffrer si sentì in dovere di rettificare i risultati del censimento del 1921. Con le rettifiche dello Schiffrer l'etnia italiana in Istria continuava ad avere una predominanza numerica sui gruppi nazionali di origine slava, ma ben più modesta rispetto a quella risultante dai dati censuali del 1921.

    Con l'avvento del fascismo (1922) si inaugurò una politica d'italianizzazione forzata, fu vietato l'insegnamento dello sloveno e del croato in tutte le scuole della regione e gran parte degli impieghi pubblici furono assegnati agli appartenenti al gruppo etnico italiano. Decine di migliaia di croati e sloveni furono in tal modo costretti ad emigrare nell'allora Regno di Jugoslavia o in altri paesi esteri.

    Durante la seconda guerra mondiale a causa dell'occupazione della Jugoslavia da parte delle potenze dell'Asse le relazioni fra italiani e slavi peggiorarono ulteriormente.

    Dopo l'occupazione della Jugoslavia avvenuta nel 1941, si intensificarono gli atti di violenza contro gli sloveni e croati in Istria. La politica di bonifica etnica del confine - come venne definita nei documenti fascisti - avviata già nel decennio precedente, si affiancò alla repressione dell'antifascismo partigiano, con casi di rappresaglie, incendi di villaggi e internamenti della popolazione civile. Con la diffusione della resistenza partigiana slovena e croata nell'Istria (nel 1942, e soprattutto nel 1943), la repressione fascista, che prima della guerra era stata attuata perlopiù tramite una legislazione mirata a conculcare le culture slovena e croata, si tradusse in azioni squadriste dirette contro singoli oppositori, e in una repressione spietata che finì con l'omologarsi, anche nei metodi, a quella attuata nelle zone occupate della Jugoslavia.

    Tali soprusi vennero denunciati da molti italiani antifascisti e dallo stesso prefetto Giuseppe Cocuzza che, in un promemoria del 2 settembre 1943 metteva in evidenza un diffuso senso di paura di vendetta che avrebbe potuto spingere successivamente le popolazioni slave ad infierire contro gli italiani dell'Istria.

    A seguito degli avvenimenti dell'8 settembre del 1943 la comunità italiana restò in balia di tedeschi e della resistenza croata. Quest'ultima era più efficiente e preparata militarmente del movimento di liberazione sloveno che invece operava nella parte settentrionale della penisola. Buona parte della regione cadde, per un breve periodo, sotto il controllo dei partigiani slavi aderenti al movimento partigiano di Tito. In questo breve lasso di tempo si verificarono i primi episodi di violenza anti-italiana, che provocarono un numero non del tutto precisato di vittime (tra 250 a 500). Nella seconda metà del mese di settembre del '43 la regione fu occupata dai tedeschi che la incorporarono al cosiddetto Adriatisches Küstenland, sottraendola al controllo della Repubblica sociale italiana, senza comunque proclamare la sua formale annessione al Terzo Reich.

    Nell'aprile e maggio del 1945 l'Istria fu occupata dall'armata jugoslava di Tito che l'aveva liberata dall'occupazione nazista, grazie allo sforzo congiunto della resistenza locale (sia slava che italiana) ma la politica di persecuzioni, vessazioni ed espropri messa in atto da Tito ai danni degli Italiani, culminata nel dramma delle Foibe, già sperimentata nel settembre del 1943, spinse la massima parte della popolazione locale di etnia italiana ad abbandonare l'Istria, dando vita ad un vero e proprio esodo.

    IL DOPOGUERRA

    Dopo la fine della seconda guerra mondiale con il trattato di Parigi (1947), l'Istria venne assegnata alla Jugoslavia, con l'eccezione della parte nord occidentale, che formava la Zona B del Territorio libero di Trieste. La zona B rimase sotto amministrazione jugoslava e dopo la dissoluzione del Territorio Libero di Trieste nel 1954 (memorandum di Londra), fu di fatto incorporata alla Jugoslavia. Tale annessione fu ufficializzata col trattato di Osimo (1975).

    Solo la cittadina di Muggia e il centro di San Dorligo della Valle facenti parte della Zone A, rimasero all’Italia.

    L'ESODO..

    « Ricordo che nel 1946 io ed Edward Kardelj andammo in Istria a organizzare la propaganda anti-italiana. Si trattava di dimostrare alla commissione alleata che quelle terre erano jugoslave e non italiane: ci furono manifestazioni con striscioni e bandiere.

    Ma non era vero?

    Certo che non era vero. O meglio lo era solo in parte, perché in realtà gli italiani erano la maggioranza solo nei centri abitati e non nei villaggi. Ma bisognava indurre gli italiani ad andare via con pressioni d'ogni tipo. Così fu fatto »

    (Milovan Gilas - Panorama, 21 luglio 1991)

    Durante e subito dopo la seconda guerra mondiale un gran numero di italiani fu soppresso dai partigiani titini. Sulla quantificazione delle vittime (fra le 4.500 e le 17.000 secondo le stime più attendibili) vi sono tuttora aspri dibattiti. Va comunque ricordato che i sostenitori di Tito infierirono anche contro i propri oppositori politici sloveni e croati. Purtuttavia, sebbene queste uccisioni sommarie, precedute in alcuni casi da sevizie e maltrattamenti, fossero analoghe (sia numericamente che per metodi) a quelle perpetrate in altre zone occupate dall'armata di Tito, in Istria ebbero il chiaro intento di infondere il terrore nella popolazione italiana, inducendola a lasciare il territorio. Negli anni del dopoguerra il protrarsi della dura repressione da parte delle autorità comuniste jugoslave, provocò in tal modo la fuga della gran maggioranza degli Italiani e di alcuni Sloveni e Croati. Anche sul numero degli esodati non c'è accordo fra gli storici, ma si stima che circa il 90% circa appartenenti al gruppo etnico italiano abbia abbandonato definitivamente l'Istria. Maria Pasquinelli uccise il comandante della guarnigione britannica di Pola il 10 febbraio 1947 - giorno della firma del Trattato di Parigi - per protesta (secondo i suoi scritti diffusi allora dalla stampa mondiale) contro la cessione dell'Istria e della Dalmazia alla Jugoslavia.

    A metà degli anni cinquanta, quando l’ultima ondata dell’esodo fu completata, l’Istria aveva perduto metà della sua popolazione e gran parte della sua identità sociale e culturale. Come in altri casi di pulizia etnica, eliminato il "problema italiano", le nuove autorità slave provvidero a cancellare anche la memoria della presenza italiana in Istria: i monumenti furono abbattuti, le tombe divelte dai cimiteri, la toponomastica cambiata. Le proprietà italiane vennero interamente confiscate, e riassegnate agli slavi che vennero insediati nella regione ormai vuota dei suoi precedenti abitanti. Per commemorare questi drammatici eventi è stato istituito in Italia dal 2005 un Giorno del ricordo: il 10 febbraio (anniversario della ratifica del trattato di pace).

  • (da Wikipedia)

    L'ISTRIA NELLA JUGOSLAVIA SOCIALISTA

    Dopo l'esodo, le aree rimaste disabitate furono ripopolate da croati e sloveni e, in minor numero, da popolazioni di altre nazionalità jugoslave, come serbi e montenegrini. Nel 1954, l'esodo era pressoché concluso e le persecuzioni più evidenti cessarono. Agli italiani rimasti furono assicurate dai trattati internazionali delle tutele, anche se molto spesso solo sulla carta. In alcune città dell'Istria - prevalentemente quelle della ex Zona B del Territorio Libero di Trieste, come previsto dal Memorandum di Londra del 1954 - gli jugoslavi dovettero conservare l'uso dell'italiano, il bilinguismo (sloveno-italiano o croato-italiano); la bandiera della comunità nazionale italiana (il tricolore italiano con la stella rossa al centro: la stessa bandiera utilizzata dai partigiani italiani filojugoslavi durante la guerra) dovette essere esposto sugli edifici pubblici e nelle cerimonie. Furono mantenuti periodici e una radiotelevisione in italiano, il tutto comunque strettamente asservito al volere del partito e destinato soprattutto a svolgere propaganda filojugoslava verso l'Italia; dovettero inoltre garantire agli italiani il diritto di ricevere l'istruzione elementare e media nella propria lingua, anche se la chiusura di centinaia di scuole italiane e il divieto di frequentarle che colpì molti allievi spesso impedì che tale diritto potesse trovare una attuazione pratica. In realtà, tutte le forme di tutela previste dalla costituzione e dalle leggi jugoslave furono spesso meramente formali, tanto che alcuni fra gli studiosi della minoranza affermano che durante il regime comunista vi fosse "una realtà revanscista che minacciava di sopprimerli". Parecchi cittadini di madrelingua italiana che decisero di restare in Istria dopo il 1947 furono sottoposti, dopo la rottura di Tito con Stalin nel 1948, a persecuzioni in quanto sospetti di essere "stalinisti" Alcuni furono internati nel famigerato gulag di Goli Otok. Tra i superstiti di questo campo concentramento va ricordato il noto poeta in istrioto Ligio Zanini.

  • (da Wikipedia)

    GOLI OTOK -

    L'Isola Calva (in croato Goli otok, in italiano più raramente isola Golli), è un'isola della Croazia.

    L'isola è situata a breve distanza dal litorale croato, dal quale è separato dal canale della Morlacca, e comunica col Quarnerolo dal lato occidentale. Assieme alle contigue isole di Pervicchio e San Gregorio si trova tra le isole maggiori di Arbe e Veglia, proprio sul confine con l'arcipelago dalmata.

    IL CAMPO DI CONCENTRAMENTO DI GOLI OTOK

    L'Isola Calva, così denominata a causa del suo aspetto (è una piccola isola rocciosa battuta dalla bora e quasi priva di vegetazione), è divenuta tristemente famosa nel secondo dopoguerra quale sede di un terribile campo di concentramento della Jugoslavia destinato a ospitare gli oppositori al regime di Tito. In particolare, dopo la rottura tra Stalin e Tito del 1948, sull'isola vennero deportati molti dei comunisti, jugoslavi e non, vicini alle posizioni staliniste. Oltre a questi il campo ospitò detenuti politici anticomunisti e criminali comuni.

    Secondo il saggio di Giacomo Scotti intitolato "Goli Otok - italiani nel Gulag di Tito", il totale dei detenuti politici a Goli Otok può essere stimato in oltre 30.000, dei quali circa 4.000 trovarono la morte per torture o sfinimento. L'isola cessò di essere un campo di "rieducazione politica" nel 1956, ma la colonia penale fu chiusa definitivamente solo nel 1988.

    Ligio Zanini (1927-1993), poeta di Rovigno, scrisse Martin Muma (1990), un'autobiografia con racconto della sua prigionia nel famigerato campo.

  • Corriere della Sera > Archivio >

    Perché De Gasperi conservò il Brennero e perdette l' Istria Archivio storico

    risponde SERGIO ROMANO

    Perché De Gasperi conservò il Brennero e perdette l' Istria

    Sono figlio di profughi istriani ( mio padre ha lasciato Pola nel 1956) e le scrivo affinché lei possa rispondere a questo quesito: per quale ragione molti esuli istriani, fiumani e dalmati, sono convinti che De Gasperi, alla fine della Seconda guerra mondiale, abbia barattato le loro terre con l' Alto Adige, facendo sì che quest' ultima regione rimanesse all' Italia a scapito dei territori italiani dell' Adriatico orientale? Simone Mocenni Milano Caro Mocenni, fra le due questioni, l' Alto Adige e l' Istria, vi sono alcune importanti differenze. Per trattare la prima De Gasperi ebbe di fronte a sé un Paese, l' Austria, che si considerava vittima della Germania nazista, ma aveva accettato entusiasticamente l' Anschluss con il Terzo Reich e non poteva certo proclamarsi « innocente » . Per trattare la seconda ebbe di fronte a sé un Paese vincitore, la Jugoslavia. Non dimentichi che Tito aveva dato filo da torcere alle potenze dell' Asse, aveva raccolto sotto le sue bandiere parecchie decine di migliaia di volontari e aveva liberato Belgrado con le sue forze. Non basta. Mentre il Brennero rappresentava pur sempre un confine naturale, non esiste tra Italia e Jugoslavia una frontiera altrettanto netta. Fu abbastanza facile ottenere che gliAlleati occidentali, dopo l' occupazione jugoslava di Trieste, costringessero i titini ad andarsene dalla città, ma l' Istria, dove la popolazione italiana occupava soltanto le coste mentre il contado era prevalentemente sloveno o croato, presentava un diverso problema. Neppure gli Alleati occidentali erano pronti a prendere in considerazione i desideri del governoDe Gasperi. AParigi, con il trattato di pace del 1947, l' Italia perdette a favore della Jugoslava una parte della Venezia Giulia, l' Istria, Fiume e Zara. Con la zona A di Trieste, occupata dagli Alleati, e la zona B, occupata dalle forze jugoslave, fu costituito un Territorio libero e fu deciso che il suo governatore sarebbe stato nominato dall' Onu. La situazione accennò amigliorare per l' Italia verso gli inizi del 1948, alla vigilia delle elezioni italiane. Era scoppiata ormai la guerra fredda e l' Onu non riusciva ad accordarsi sulla nomina di un governatore del Territorio libero. Preoccupati dalla possibile vittoria elettorale dei social comunisti, gli Alleati occidentali vollero fare un gesto per l' Italia e chiesero a De Gasperi di scegliere fra due soluzioni: l' immediata restituzione di Trieste o una solenne dichiarazione tripartita sulla necessità di restituire all' Italia l' intero Territorio. Stretto fra due prospettive ( la sola Trieste subito o la parte settentrionale dell' Istria con Trieste in un futuro incerto), De Gasperi non se la sentì di scegliere la prima. Forse sperava che gli Alleati sarebbero riusciti a ottenere dagli jugoslavi il pezzo che era ancora nelle loro mani, certo temeva che la prima soluzione avrebbe comportato di fatto la rinuncia all' Istria e che egli sarebbe passato alla storia come il presidente « austriacante » che aveva mutilato la vittoria del 1918. La dichiarazione fu rilasciata alla stampa il 20 marzo 1948, ma il caso volle che cadesse alla vigilia della grande lite fra Stalin e Tito. Quando la Jugoslavia, il 26 giugno, fu processata e condannata nel corso di una riunione a Bucarest del Kominform ( l' organizzazione dei partiti comunisti, erede del Komintern), gli Alleati occidentali cominciarono a considerare la Jugoslavia con maggiore benevolenza, e la cambiale rilasciata qualche settimana primaall' Italia perdette gran parte del suo valore. Alla fine, come è noto, avemmo soltanto Trieste e la zona A: una soluzione al ribasso di cui non sarebbe giusto, tuttavia, attribuire la responsabilità al leader trentino.

  • (fonte: internet)

    STORIA DELL'ISTRIA

    L'Istria preromana e romana

    Il nome deriva dalla tribù illirica degli Histri, che Strabone menzionò come abitanti di questa regione. I Romani li descrissero come una tribù feroce di pirati dell'Illiria, protetta dalla difficoltà di navigazione delle loro coste rocciose. Occorsero ai romani due campagne militari per soggiogarli nel 177 a.C.. Augusto creo' numerose colonie di legionari in Istria, allo scopo di proteggere i confini orientali dell' Italia romana dai barbari. Secondo lo storico Theodore Mommsen, l'Istria era completamente latinizzata nel secolo V.

    Il Medioevo in Istria

    Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, l'Istria venne saccheggiata dai Goti e dai Longobardi, quindi passò sotto il controllo di Bisanzio (538) e in questo periodo storico si sviluppò un dialetto del ladino parlato dagli abitanti della Istria settentrionale (nell'Istria meridionale si sviluppò l'Istrioto).

    La zona istriana fu annessa al Regno Franco da Pipino III (789) diventando una Marca quindi successivamente controllata dai duchi di Merano, dal duca di Baviera, dai duchi di Carinzia e dal patriarca di Aquileia. Nel 933, con la pace di Rialto, Venezia ottenne un primo riconoscimento del diritto di navigare e commerciare lungo le coste istriane: in questo periodo storico popoli italici si trasferirono sulla costa della zona e vi furono alcuni insediamenti di popoli slavi nella parte interna istriana.

    Periodo veneziano

    L'Istria divenne quasi tutta territorio della Repubblica di Venezia dal 1420 fino alla sua caduta ad opera di Napoleone nel 1797.

    Durante i primi secoli dell'epoca moderna, l'Istria fu devastata da guerre e pestilenze; per tale motivo la Repubblica di Venezia ripopolò l'interno della regione con coloni di diverse etnie slave (oltre che greci e albanesi), trasferiti dagli altri suoi possedimenti.

    Nei secoli XIV-XVI numerosi pastori romeni si rifugiarono in Istria dalle invasioni ottomane, e (mescolandosi con i discendenti dei locali ladini, secondo Antonio Ive[1]) formarono una popolazione di lingua istrorumena, tuttora presente a Seiane e nelle vallate intorno al Monte Maggiore dell'Istria.

    L'Istria assunse così la sua caratteristica composizione etnica, con la costa ed i centri urbani di lingua italiana e le campagne abitate prevalentemente da slavi e da altre popolazioni di origine balcanica.

    Periodo napoleonicoA seguito del trattato di Campoformio l'Istria assieme a tutto il territorio della Repubblica di Venezia fu ceduta agli Asburgo d'Austria.

    Dal 1805 al 1813 fu sotto alla diretta dominazione di Napoleone.

    Dal 1805 al 1808 fece parte del Regno d'Italia napoleonico ed in seguito fu inserita nelle Provincie illiriche, direttamente annesse all'Impero francese.

    Dominazione asburgica dell'Istria

    Nel 1814 l'Istria tornò sotto la dominazione degli Asburgo.

    Nel 1825 l'Impero austriaco costituì la provincia istriana, che nel 1861 divenne autonoma con propria dieta a Capodistria (Marchesato d'Istria).

    Durante la dominazione asburgica l'Istria era abitata da italiani, croati, sloveni e gruppi minori di valacchi/istro-rumeni e serbi.

    Secondo il censimento austriaco del 1910, su un totale di 404.309 abitanti dell'Istria, si ebbe la seguente ripartizione:

    168.116 (41.6%) parlavano croato o serbo

    147.416 (36.5%) parlavano italiano

    55.365 (13.7%) parlavano sloveno

    13.279 (3.3%) parlavano tedesco

    882 (0.2%) parlavano romeno

    2.116 (0.5%) parlavano altre lingue

    17.135 (4.2%) erano cittadini stranieri a cui non era stato chiesta la lingua madre (molti di loro erano cittadini italiani).

    Bisogna precisare che questi dati si riferiscono al marchesato d'Istria, che comprendeva anche aree fuori dalla penisola istriana, come quelle di Castelnuovo d'Istria (abitata prevalentemente dagli sloveni), Castua (abitata prevalentemente dai croati) e le isole di Cherso e Lussino (la cui popolazione era a metà italiana, a metà croata). Per questa ragione i dati vennero criticati da storici e linguisti italiani come Matteo Bartoli.

    Nel XIX secolo si svilupparono i movimenti nazionali italiano, croato e sloveno. Con la nascita di questi movimenti cominciarono i primi attriti fra gli italiani da una parte e gli slavi dall'altra, in quanto ciascun gruppo ambiva all'annessione della regione alla rispettiva madrepatria. L'Istria era una delle terre reclamate dall'irredentismo italiano. Gli irredentisti sostenevano che il governo Austro-ungarico incoraggiasse l'immigrazione di ulteriori slavi nella regione per contrastare il nazionalismo degli italiani.

    Importante fu il trasferimento da Venezia a Pola, della principale base della Marina Austriaca. Tale decisione fu presa e seguito della insurrezione di Venezia nel 1848-49. In pochi anni Pola ebbe uno sviluppo tumultuoso, passando da poche centinaia di abitanti ai 30-40.000 di fine '800.

    Notevoli furono i benefici sull'economia della penisola, che, negli ultimi anni del dominio asburgico prosperò, grazie anche al turismo balneare proveniente dalle regioni dell'Impero.

    La prima e la seconda guerra mondiale in Istria

    A seguito della vittoria italiana nella prima guerra mondiale con il trattato di Saint-Germain-en-Laye (1919) e il trattato di Rapallo (1920) divenne parte dell'Italia.

    Con l'avvento del fascismo cominciò una politica d'italianizzazione forzata, secondo quanto sostenuto dallo storico Seton-Watson «principalmente come reazione a quella favorevole agli slavi attuata nel secolo precedente dall' Impero Asburgico e da nazionalisti slavi come Vasa Cubrilovic.»

    È da tenere, comunque, presente che la politica di italianizzazione forzata non riguardò solo gli slavi in Istria ma molte delle minoranze che vivevano nel territorio italiano.

    Durante la seconda guerra mondiale a causa dell'occupazione della Jugoslavia da parte delle potenze dell'Asse le relazioni fra italiani e slavi peggiorarono ulteriormente.

    A seguito degli avvenimenti dell'8 settembre del 1943 la comunità italiana restò in balia di tedeschi e iugoslavi. La regione fu occupata per un breve periodo dai partigiani titini, e fu quindi occupata dai tedeschi che la annetterono al Terzo Reich, all'interno del cosiddetto Adriatisches Küstenland.

    Nell'aprile e maggio del 1945 l'Istria fu rioccupata dai partigiani comunisti del maresciallo Tito.

    Il dopoguerra in IstriaDopo la fine della seconda guerra mondiale con il trattato di Parigi (1947), l'Istria venne assegnata alla Jugoslavia, con l'eccezione della parte nord occidentale, che formava la Zona B del Territorio libero di Trieste. La zona B rimase sotto amministrazione Jugoslava e dopo la dissoluzione del Territorio Libero di Trieste nel 1954 (memorandum di Londra), fu di fatto incorporata alla Jugoslavia. Tale annessione fu ufficializzata col trattato di Osimo (1975). Solo la piccola città di Muggia, facente parte della Zone A, rimase all’Italia.

    Durante e poco dopo la seconda guerra mondiale un gran numero di italiani fu ucciso nel massacro delle foibe, sia in Istria che nel Carso triestino. Negli anni del dopoguerra il terrore provocato dal massacro, seguito da una dura repressione delle autorità Jugoslave, provoco la fuga di quasi tutti gli italiani. Nel 1956, quando l’ultima ondata dell’esodo fu completata, l’Istria aveva perduto metà della sua popolazione e una gran parte della sua identità sociale e culturale.

    Il dramma degli italiani dell’Istria fu fortemente visibile nell’esodo da Pola.

    Fra il dicembre del 1946 e il settembre del 1947, la città fu abbandonata da 28.000 dei suoi 32.000 abitanti. Molti di loro partirono in conseguenza della firma del trattato di pace di Parigi del 10 febbraio 1947, che cedette Pola alla Jugoslavia. In un'impeto di disperazione, alcuni esuli giunsero a disseppellire dai cimiteri i propri morti, portandoli con sé.

    L'esodo da Pola, l'unico esodo organizzato dall'Istria, ebbe una vasta eco sulla stampa nazionale italiana ed internazionale.

    Dopo l'esodo, le aree rimaste spopolate furono ripopolate con croati e sloveni e, in minor numero, con popolazioni di altre nazionalità Jugoslave, come serbi e montenegrini.

    Nel 1991 la Slovenia e la Croazia dichiararono l'indipendenza, rompendo così la plurisecolare unità politica dell'Istria.

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    RIPROPONGO DEI VIDEO SULLA STORIA DELL'ISTRIA TRASMESSI SU TELE CAPODISTRIA..LI AVEVO GIA' PUBBLICATI IN BACHECA POCO TEMPO FA..MA FORSE NON TUTTI LI HANNO VISTI..

    SONO 6 DOCUMENTARI INTERESSANTISSIMI E BEN FATTI CHE RACCONTANO LA STORIA DELL'ISTRIA DAGLI ALBORI AL 900...E MERITA DAVVERO PERDERE UN PO' DI TEMPO PER VISIONARLI TUTTI PER IMPARARE LA STORIA DI QUESTA TERRA... BUONA VISIONE.. :-)

    La serie è composta di n. 6 documentari così suddivisi:

    I puntata ....LE ORIGINI E LA CIVILTA` DEI CASTELLIERI

    II puntata....L'ETA` ROMANA ED IL TARDO-ANTICO

    III puntata...IL MEDIOEVO

    IV puntata...LA SERENISSIMA E GLI ASBURGO

    V puntata... IL LUNGO OTTOCENTO

    VI puntata.. IL NOVECENTO

    Il progetto “ISTRIA NEL TEMPO” è stato realizzato con i mezzi della Legge n. 73/01 dello Stato Italiano, per il tramite del Ministero per gli Affari Esteri, destinanti alle attività della Comunità Nazionale Italiana di Slovenia e Croazia.

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    I puntata - LE ORIGINI E LA CIVILTA` DEI CASTELLIERI

    La prima puntata affronta il periodo che va dalla formazione geologica della penisola istriana ai primi insediamenti umani. Vengono analizzati i contatti commerciali e culturali con tutta l'area del Mediterraneo e la storia degli Istri. Per venire a conoscenza delle testimonianze dei primi abitanti della penisola sono inoltre presentate le zone archeologiche delle isole Brioni, una grotta preistorica, la valle del Risano e il Castrum Bizantino.

    http://4d.rtvslo.si/arhiv/istria-nel-tempo/58541764

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    II puntata - L'ETA` ROMANA ED IL TARDO-ANTICO

    La scrittura e la coltivazione della vite e dell'ulivo favoriscono lo sviluppo dell'economia che determina la florida ricchezza dell'Istria, come testimoniato dagli splendidi reperti archeologici d'epoca romana e dalle magnifiche espressioni artistiche d'impronta bizantina. In questa puntata, accompagnati da una donna d'altri tempi, ci si addentra nell'Arena e nel tempio di Augusto a Pola, in un uliveto romano, nella Val Catena di Brioni e nella Basilica Eufrasiana di Parenzo.

    http://4d.rtvslo.si/arhiv/istria-nel-tempo/58542398

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    III puntata - IL MEDIOEVO

    La puntata tratta i temi inerenti il periodo dell'Istria feudale e la libertà dei comuni istriani. Il filo conduttore e l'espressione artistica, spirituale e musicale istriana. Accompagnati dalle esecuzioni di musiche d'epoca originali, viene affrontato un viaggio nella penisola istriana attraverso gli affreschi racchiusi nelle chiese e le bellezze architettoniche e naturali del territorio. Nella piazza medievale di Sanvincenti e nel mercatino di Gallignana facciamo invece rivivere le abitudini quotidiane nell'epoca medievale.

    http://4d.rtvslo.si/arhiv/istria-nel-tempo/58544078

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    IV puntata - LA SERENISSIMA E GLI ASBURGO

    L'Istria, con Venezia, e al centro del mondo: i grandi nomi delle lettere e delle arti contribuiscono allo sviluppo dell'Umanesimo, del Rinascimento e dell'Illuminismo. E lo stesso podestà Contarini a condurci nella piazza principale di Capodistria con il maestoso Palazzo Pretorio, nella prestigiosa sede di Palazzo Tacco, nell'atmosfera raccolta della Chiesa di S. Basso in Muda. In un coinvolgente momento di fiction viene presentato inoltre l'illustre medico Santorio Santorio

    http://4d.rtvslo.si/arhiv/istria-nel-tempo/58829388

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    V puntata - IL LUNGO OTTOCENTO

    Dall'epoca napoleonica, al lungo periodo del governo austro-ungarico: la Primavera dei Popoli e la Grande Guerra. Nella suggestiva Montona viene ricreata un'esistenza d'altri tempi dedicata alla campagna ed ai valori del mondo contadino. A Pola e nelle sue fortezze sono presentati gli ufficiali della Imperial Regia Marina Austriaca. A Parenzo, invece, viene proposta, in una fedele ricostruzione, la prima seduta della Dieta provinciale dell'Istria

    http://4d.rtvslo.si/arhiv/istria-nel-tempo/58828876

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    VI puntata - IL NOVECENTO

    In questa puntata, attraverso le rare immagini dell'Istituto LUCE, del Filmarchiv di Vienna e dell'Archivio della Repubblica di Slovenia, viene illustrato il secolo dei totalitarismi. Una storia intensa a cui s'intrecciano anche le vicissitudini della Comunità Nazionale Italiana in Slovenia e Croazia. Nel documentario i fatti e le immagini storiche s'intessono a frammenti di fiction che raccontano con taglio artistico, e a volte drammatico, la storia di due bambini travolti dai tragici eventi che hanno contraddistinto il Novecento.

    http://4d.rtvslo.si/arhiv/istria-nel-tempo/58829518