"ISTRIA OGGI..SITUAZIONE DEGLI ITALIANI RIMASTI"

  • Molto poco o quasi nulla, si sa della situazione degli italiani rimasti in Istria, Fiume e Dalmazia, quando dal 1947, con il Trattato di Pace di Parigi, le super Potenze, avevano stabilito che la cessione di quel pezzo di Italia, sarebbe stato lo scotto da pagare per i danni di una guerra perduta, e quindi l'Italia perdeva ogni diritto sull'Istria, Fiume e Dalmazia, cedute alla Repubblica Jugoslava. Il Trattato, stabiliva che il popolo istriano, avrebbe avuto la possibilità di scegliere, se mantenere la nazionalità italiana e lasciare quella terra e vivere in esilio tramite l'"opzione", oppure rimanere e perdere la nazionalità italiana, e rimanere a vivere sotto i nuovi padroni jugoslavi. Sono state scelte sofferte e combattute per tutto il popolo istriano, avevano un anno di tempo per decidere, e le scelte, con molto dolore furono fatte..Scelsero l'esodo 350.000 istriani, fiumani e dalmati, gli altri, decisero di rimanere e di non abbandonare la nostra terra, fino ad allora italiana, la loro casa, i loro vecchi, i loro malati, i loro morti, per intraprendere un viaggio senza ritorno, verso un ignoto destino in Italia e nel mondo.

    Sono rimasti, con molta sofferenza e consapevoli delle mille difficoltà che avrebbero dovuto affrontare, sotto un'altro Stato, con un altro popolo,con un'altra lingua, ma da una parte tranquilli, in quanto il Trattato di Pace, assicurava, che il nuovo Stato padrone, li avrebbe rispettati come Minoranza, non li avrebbe mai ostacolati nel portare avanti le loro (e nostre) radici italiane, la nostra lingua, la nostra scuola, la nostra cultura, le nostre tradizioni..

    ...ma è stato realmente così?



    Like this post to subscribe to the topic.
  • Facciamo un passettino indietro, tanto per farci una idea del clima e della situazione nel dopoguerra e per ricordare i punti salienti della nostra storia...anche se abbondantemente ne ho parlato sul gruppo...dunque..vediamo..

    tratto da internet Wikipedia.

    (Istria) - IL DOPOGUERRA

    Dopo la fine della seconda guerra mondiale con il trattato di Parigi (1947), l'Istria venne assegnata alla Jugoslavia che l'aveva occupata, con l'eccezione della parte nord occidentale, che formava la Zona B del Territorio libero di Trieste. La zona B rimase sotto amministrazione jugoslava e dopo la dissoluzione del Territorio Libero di Trieste nel 1954 (memorandum di Londra), fu di fatto incorporata alla Jugoslavia. Tale annessione fu ufficializzata col trattato di Osimo (1975).

    Solo la cittadina di Muggia e il centro di San Dorligo della Valle facenti parte della Zone A, rimasero all’Italia.

    L'ESODO

    « Ricordo che nel 1946 io ed Edward Kardelj andammo in Istria a organizzare la propaganda anti-italiana. Si trattava di dimostrare alla commissione alleata che quelle terre erano jugoslave e non italiane: ci furono manifestazioni con striscioni e bandiere."

    Ma non era vero?

    "Certo che non era vero. O meglio lo era solo in parte, perché in realtà gli italiani erano la maggioranza solo nei centri abitati e non nei villaggi. Ma bisognava indurre gli italiani ad andare via con pressioni d'ogni tipo. Così fu fatto »

    (Milovan Gilas - Panorama di Fiume, 21 luglio 1991)

    Durante e subito dopo la seconda guerra mondiale un gran numero di italiani fu soppresso dai partigiani titini. Sulla quantificazione delle vittime (fra le 4.500 e le 17.000 secondo le stime più attendibili) vi sono tuttora aspri dibattiti. Va comunque ricordato che i sostenitori di Tito infierirono anche contro i propri oppositori politici sloveni e croati. Purtuttavia, sebbene queste uccisioni sommarie, precedute in alcuni casi da sevizie e maltrattamenti, fossero analoghe (sia numericamente che per metodi) a quelle perpetrate in altre zone occupate dall'armata di Tito, in Istria ebbero il chiaro intento di infondere il terrore nella popolazione italiana, inducendola a lasciare il territorio. Alcuni alti esponenti del PCI giudicarono con estrema durezza gli autori di tali crimini. Lo stesso Vittorio Vidali, istriano di Muggia e figura mitica del comunismo italiano dell'epoca, facendosi interprete della rottura fra Stalin e Tito, si riferì ai «trozkisti titini» come a «una banda di assassini e spie».

    Negli anni del dopoguerra il protrarsi della dura repressione da parte delle autorità comuniste jugoslave, provocò in tal modo la fuga della gran maggioranza degli Italiani autoctoni. Anche sul numero degli esodati non c'è accordo fra gli storici, ma si stima che circa il 90% degli appartenenti al gruppo etnico italiano abbia abbandonato definitivamente l'Istria. Maria Pasquinelli uccise il comandante della guarnigione britannica di Pola il 10 febbraio 1947 - giorno della firma del Trattato di Parigi - per protesta (secondo i suoi scritti diffusi allora dalla stampa mondiale) contro la cessione dell'Istria e della Dalmazia alla Jugoslavia.

    A metà degli anni cinquanta, quando l’ultima ondata dell’esodo fu completata, l’Istria aveva perduto metà della sua popolazione e gran parte della sua identità sociale e culturale. Come in altri casi di pulizia etnica, eliminato il "problema italiano", le nuove autorità slave provvidero a cancellare anche la memoria della presenza italiana in Istria: i monumenti furono abbattuti, le tombe divelte dai cimiteri, la toponomastica cambiata. Le proprietà italiane vennero interamente confiscate ed assegnate agli slavi che vennero insediati nella regione ormai vuota dei suoi precedenti abitanti. Per commemorare questi drammatici eventi è stato istituito in Italia dal 2005 un Giorno del ricordo: il 10 febbraio (anniversario della ratifica del trattato di pace).

  • Diamo un'occhiata al Trattato, e in particolare maniera agli articoli che interessano la nostra storia

    TRATTATO DI PACE - Parigi -10 febbraio 1947

    (omissis)

    "Articolo 11

    1. L'Italia cede, mediante il presente Trattato, in piena sovranità alla Jugoslavia il territorio situato fra i nuovi confini della Jugoslavia, come sono definiti dagli articoli 3 e 22 ed i confini italo-jugoslavi, quali esistevano il 1º gennaio 1938, come pure il comune di Zara e tutte le isole e isolette adiacenti (omissis)

    2. L'Italia cede alla Jugoslavia in piena sovranità l'Isola di Pelagosa e le isolette adiacenti.

    L'Isola di Pelagosa rimarrà smilitarizzata.

    I pescatori italiani godranno a Pelagosa e nelle acque circostanti degli stessi diritti di cui godevano i pescatori jugoslavi prima del 6 aprile 1941.

    (omissis)

    Articolo 19

    1. I cittadini italiani che, al 10 giugno 1940, erano domiciliati in territorio ceduto dall'Italia ad un altro Stato per effetto del presente Trattato, ed i loro figli nati dopo quella data diverranno, sotto riserva di quanto dispone ragrafo seguente, cittadini godenti di pieni diritti civili e politici dello Stato al quale il territorio viene ceduto, secondo le leggi che a tale fine dovranno essere emanate dallo Stato medesimo entro tre mesi dall'entrata in vigore del presente Trattato. Essi perderanno la loro cittadinanza italiana al momento in cui diverranno cittadini dello Stato subentrante.

    2. Il Governo dello Stato al quale il territorio è trasferito, dovrà disporre, mediante appropriata legislazione entro tre mesi dall'entrata in vigore del presente Trattato, perché tutte le persone di cui al paragrafo 1, di età superiore ai diciotto anni (e tutte le persone coniugate, siano esse al disotto od al disopra di tale età) la cui lingua usuale è l'italiano, abbiano facoltà di optare per la cittadinanza italiana entro il termine di un anno dall'entrata in vigore del presente Trattato. Qualunque persona che opti in tal senso conserverà la cittadinanza italiana e non si considererà avere acquistato la cittadinanza dello Stato al quale il territorio viene trasferito. L'opzione esercitata dal marito non verrà considerata opzione da parte della moglie. L'opzione esercitata dal padre, o se il padre non è vivente, dalla madre, si estenderà tuttavia automaticamente a tutti i figli non coniugati, di età inferiore ai diciotto anni.

    3. Lo Stato al quale il territorio è ceduto potrà esigere che coloro che si avvalgono dell'opzione, si trasferiscano in Italia entro un anno dalla data in cui l'opzione venne esercitata.

    4. Lo Stato al quale il territorio è ceduto dovrà assicurare, conformemente alle sue leggi fondamentali, a tutte le persone che si trovano nel territorio stesso, senza distinzione di razza, sesso, lingua o religione, il godimento dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, ivi comprese la libertà di espressione, di stampa e di diffusione, di culto, di opinione politica, e di pubblica riunione.

    Articolo 20

    1. Entro il termine di un anno dall'entrata in vigore del presente Trattato, i cittadini italiani di oltre 18 anni di età (e quelli coniugati, siano essi al disotto od al disopra di tale età), la cui lingua usuale è una delle lingue jugoslave (serbo, croato o sloveno) e che sono domiciliati in territorio italiano, potranno, facendone domanda ad un rappresentante diplomatico o consolare jugoslavo in Italia, acquistare la nazionalità jugoslava, se le autorità jugoslave accetteranno la loro istanza.

    2. In siffatti casi il Governo jugoslavo, comunicherà al Governo italiano, per via diplomatica gli elenchi delle persone che avranno così acquistato la nazionalità jugoslava. Le persone indicate in tali elenchi perderanno la loro nazionalità italiana alla data della suddetta comunicazione ufficiale.

    3. Il Governo italiano potrà esigere che tali persone trasferiscano la loro residenza in Jugoslavia entro il termine di un anno dalla data della suddetta comunicazione ufficiale.

    4. Ai fini del presente articolo varranno le medesime norme, relative all'effetto delle opzioni rispetto alle mogli ed ai figli, contenute nell'articolo 19, paragrafo 2."

    ------------------------------------------------------------------------------------

    il testo integrale del Trattato di Pace, è pubblicato in Area Discussione del gruppo

  • ..andiamo avanti..

    dunque..con l'opzione ormai sappiamo che 350.000 italiani avevano scelto l'esilio abbandonando l'Istria Fiume e Zara, gli altri avevano scelto di optare di rimanere nelle loro case e nella loro terra..e perduta la nazionalità italiana e assunta quella del nuovo Stato padrone, la Jugoslavia, la mia domanda viene spontanea..chi seguiva questi italiani una volta rimasti soli in mezzo a un nuovo popolo che aveva occupato le case degli esuli, diventandone "padroni", chi controllava la loro situazione? a chi loro potevano rivolgersi in caso di ingiustizie, o suprusi, o minacce da parte dei nuovi padroni? L'Italia sicuramente no, ormai non aveva più nessun potere, e non credo, da quanto mi risulta, che fosse stato istituito un Organo di Controllo da parte delle Superpotenze che avevano firmato il Trattato di Pace..quindi? Chi rappresentava questa Minoranza Italiana? .. era l'Unione degli Italiani.

    .e che cos'era l'Unione degli Italiani o Unione Italiana? Andiamo a vedere..

    Da Wikipedia

    UNIONE ITALIANA

    L'Unione italiana (in croato Talijanska Unija, in sloveno Italijanska Unija), è un ente di diritto pubblico croato con sede a Fiume, riconosciuto e operativo anche in Slovenia, che rappresenta la Comunità Nazionale Italiana (CNI) storicamente insediata nei territori già jugoslavi, in gran parte ceduti dall'Italia dopo la Seconda guerra mondiale, ed ora appartenenti a Croazia e Slovenia. Nei documenti viene alternativamente chiamata Unione italiana o Unione degli Italiani.

    LA NASCITA E LA LOTTA DI LIBERAZIONE

    Tradizionalmente l'atto di nascita dell'Unione degli Italiani (col nome di Unione degli Italiani dell'Istria e di Fiume - UIIF) viene fatto risalire ad una data e ad un luogo ben precisi: 10-11 luglio 1944 a Čamparovica (in italiano Paradiso), nei pressi di Albona. Nella Jugoslavia di Tito tradizionalmente ogni anno si commemorava la fondazione del sodalizio in questo stesso luogo, e l'usanza si è mantenuta fino ai nostri giorni.

    Le prime notizie di questa fondazione si ebbero però solo qualche tempo dopo: da un volantino diffuso in tutto il territorio istriano ad agosto del 1944 si apprese che:

    "In seguito alle sollecitazioni di molti italiani, un gruppo di italiani dell'Istria e di Fiume, riunitosi il 10 e l'11 luglio in territorio istriano per esaminare la situazione ha constatato (...)". Ma dalle testimonianze degli anni successivi si ricava che in quei giorni si riunirono in tutto sei persone, di cui solo tre gli italiani: Aldo Rismondo - segretario del Comitato distrettuale del Partito Comunista Croato (PCC) di Rovigno e membro del Comitato Popolare di Liberazione (CPL) dell'Istria - Domenico Segalla - presidente del Fronte popolare di liberazione rovignese - e Leopoldo Boscarol dell'organizzazione del partito di Fiume.

    Aldo Rismondo e Domenico Segalla in seguito disconobbero il contenuto del documento di Čamparovica, prodotto dalla stamperia clandestina del PCC: in particolare lamentarono il fatto che gran parte di tale documento non facesse minimamente cenno agli italiani dell'Istria e di Fiume - come loro avevano richiesto - ma alle rivendicazioni nazionali dei partigiani croati che reclamavano di riunirsi alla madrepatria.

    Tutto ciò fa concludere che la riunione di Čamparovica fu in realtà un abbozzo di tentativo di coinvolgimento delle popolazioni italiane dell'Istria e di Fiume, organizzato in modo affrettato probabilmente a causa delle insistenti voci di un imminente sbarco alleato in Istria, al principale scopo di rivendicazione territoriale delle terre allora facenti parte del Regno d'Italia.

    Le conseguenze della riunione di Čamparovica furono drammatiche: da quel momento in poi gli "antifascisti italiani onesti" (come allora si diceva) furono solo quelli consenzienti alla linea annessionistica sloveno-croata. Su questa direttrice di marcia però non c'era alcun consenso preventivo: lo comprovano le aspre polemiche e le contestazioni dei massimi esponenti locali del Partito Comunista Italiano (PCI) verso i rappresentanti del Movimento Popolare di Liberazione (MPL), dominato da esponenti croati e sloveni. La più significativa presa di posizione fu senz'altro quella dello stesso Aldo Rismondo, che per protesta diede le dimissioni da tutte le funzioni.

    Iniziarono pertanto le epurazioni degli italiani che - pur aderendo alla lotta di liberazione - intendevano semplicemente rinviare ad un momento successivo la decisione sulla sovranità di quelle terre. Tali epurazioni si sostanziarono in destituzioni, allontranamenti e perfino in liquidazioni fisiche di combattenti, graduati ed esponenti politici italiani più in vista. Allo stesso tempo, vennero cooptati fra i capi dell'UIIF delle persone assolutamente in accordo con le direttive del PCC - Andrea Casassa, Eros Sequi e Giorgio Sestan - che s'impegnarono attivamente per reprimere ancor più qualsiasi dissidenza interna alla componente italiana.

    L'allineamento completo dell'UIIF avvenne il 6 marzo 1945 a Zalesina (vicino a Delnice nell'attuale Regione litoraneo-montana), con la formale riunione del Comitato provvisorio e l'emanazione di un nuovo "Proclama agli Italiani dell'Istria e di Fiume", che parafrasava il proclama annessionistico precedente, ampliandolo. Ai vertici del Comitato esecutivo e del Consiglio furono posti Dino Faragona (presidente) ed Eros Sequi (segretario).

    L'ALLINEAMENTO DEL DOPOGUERRA

    La prima assise dell'UIIF si tenne a Pola il 3 giugno 1945 e confermò completamente la linea politica e la dirigenza nominata a Zalesina.

    Il 2 febbraio 1947 si tenne a Parenzo la Seconda Conferenza Elettorale dell'UIIF, all'interno della quale si deliberò l'istituzione in ogni località in cui fosse presente una componente italiana dei "Circoli Italiani di Cultura" (CIC) e delle sale di lettura, come componenti organizzative fondamentali per i connazionali. Da questi Circoli nacquero decenni dopo le "Comunità degli Italiani". Come nuovo segretario venne nominato Giusto Massarotto, mentre Eros Sequi divenne vicepresidente.

    Sede dell'Unione fu subito Fiume, che non ancora svuotata dagli italiani vide la nascita di alcune componenti fondamentali nella storia dell'UIIF: il Dramma Italiano, La Voce del Popolo, Radio Fiume e l'editoria in genere, sia pure strettamente controllate nella loro ortodossia dal Partito Comunista Jugoslavo (PCJ).

    Nel 1945 venne creata a Trieste l'Unione Antifascista Italo-Slava (UAIS), e l'attivazione dell'UIIF per le questioni politiche venne a scemare. Questo per un po' la tolse dalla luce dei riflettori, e permise di concentrarsi sull'organizzazione degli aspetti culturali della Comunità Nazionale Italiana.

    La prima assemblea dopo l'annessione dell'Istria alla Jugoslavia (Terza Conferenza Plenaria) si tenne a Pola il 30 maggio 1948. S'iniziarono a sentire gli effetti dell'esodo: anche alcuni dei massimi dirigenti decisero di partire e Giusto Massarotto sostituì il primo presidente Dino Faragona. La linea non cambiò minimamente, allineandosi ai fasti della nuova Jugoslavia socialista.

    GLI EFFETTI DELLA RISOLUZIONE DEL COMINFORM ED I TERRIBILI ANNI '50.

    In seguito alla rottura con l'Unione Sovietica e alla risoluzione del Cominform che condannava Tito, l'UIIF conobbe una profonda crisi: la maggior parte dei suoi dirigenti proveniva dalle file del PCI che si era dichiarato a favore di Stalin, di conseguenza l'Unione e i Circoli Italiani di Cultura furono nell'occhio del ciclone: fra il 1948 e il 1949 l'Unione perse sette componenti del primo comitato provvisorio ed altri 26 membri dell'Esecutivo e del Consiglio eletti a Pola sparirono: una parte venne arrestata, altri fuggirono in Italia.

    Nel novembre del 1949 a Fiume si tiene la Quarta Assemblea: un'assise straordinaria alla presenza di 400 delegati, caratterizzata da una pesantissima aria di sospetto e di entusiastico appoggio a Tito. Dalla tribuna si scatenarono i delegati contro la vecchia dirigenza dell'UIIF, accusata di aver favorito l'esodo degli italiani. Centinaia di italiani furono arrestati, ed una parte di essi venne spedita a Goli Otok.

    Anche la Quinta Assemblea di Pola del 1950 si svolse in un clima pesante, pur se s'iniziarono ad intravvedere alcuni flebili segni di democratizzazione dell'associazione, con un inizio di decentramento ed un allargamento della rappresentanza dei vari circoli. Questo indirizzo venne confermato all'Assemblea Straordinaria di Parenzo (16 settembre 1951), guidata dai rieletti Eros Sequi ed Erio Franchi. Un mese più tardi, una radicale svolta pilotata dai comunisti jugoslavi: grazie allo zelante aiuto di una frangia di italiani, i massimi dirigenti dell'UIIF - nonostante la ferrea accondiscendenza ai desiderata del partito - vennero radiati da tutte le cariche ed espulsi dal partito: fu una delle tante manovre jugoslave tese a eliminare qualsiasi parvenza di dirigenza "forte" della Comunità Nazionale Italiana.

    All'inizio degli anni '50, la situazione della minoranza italiana in Jugoslavia si fece molto pesante: vennero eliminate anche le manifestazioni di tipo culturale, sostituite da formali manifestazioni politiche denominate "Raduni degli Italiani", ferreamente controllati dai comunisti sloveni e croati. L'UIIF diviene una cassa di risonanza delle rivendicazioni jugoslave su Trieste: i documenti dell'epoca riportano gran quantità di proteste contro il risorgente irredentismo italiano e di annunci di purghe interne alla minoranza stessa, in un profluvio di proclami a favore del' "elevamento ideologico" e del "patriottismo socialista". Nulla si dice sulla gravissima situazione interna della minoranza o sui famigerati "decreti Peruško", che pretendendo di appioppare la nazionalità slovena o croata agli scolari sulla base del proprio "cognome originario" e vietando l'iscrizione di studenti sloveni o croati nelle scuole italiane, determinarono la chiusura di decine di istituti e il trasferimento forzato di centinaia di studenti di madrelingua italiana nelle scuole di lingua slava. In questi anni sparirono molti Centri Italiani di Cultura (alcuni di essi timidamente riapparvero solo alla caduta del regime comunista e alla frantumazione della Jugoslavia), mentre vari furono gli appelli dell'UIIF per "i diritti mancanti degli Sloveni a Trieste" e per i "Croati snazionalizzati in Istria".

    IL RISVEGLIO DEGLI ANNI '60

    Il disgelo nei rapporti fra Italia e Jugoslavia successivamente al Memorandum di Londra che risolse l'annosa questione del Territorio Libero di Trieste si ripercosse immediatamente sulla Comunità Nazionale Italiana: nell'Assemblea di Isola del 1958 per la prima volta si parlò del ruolo dell'UIIF come "ponte nel rapporto fra i due Paesi", favorendo una serie di scambi culturali e politici.

    Per la prima volta nella sua storia, il candidato alla presidenza proposto dalla direzione del partito a Fiume venne bocciato: al suo posto venne eletto il capodistriano Gino Gobbo, mentre come segretario venne eletto il fiumano Ferruccio Glavina, che contribuì grandemente alla successiva svolta. Si distinsero in quegli anni la commissione scolastica e quella artistico-culturale, guidate dal prof. Antonio Borme e dallo stesso Glavina, che daranno l'avvio ad una serie di iniziative che sfoceranno nel 1960 nella ripresa di molte iniziative locali e nel raduno-rassegna degli Italiani svoltosi a Pola nel mese di giugno.

    Fra il 1961 e il 1963 la nuova linea più democratica - per quanto sempre controllata dal PCJ - si sviluppò ulteriormente, fino a sfociare nell'undicesima Assemblea dell'Unione (Rovigno, 30 giugno 1963), che approvò un nuovo statuto ed un nuovo regolamento. Per la prima volta si parlò del bilinguismo, che all'inizio degli anni '50 era stato praticamente abolito: a Fiume in una notte sola nel periodo più turbolento della questione di Trieste vennero distrutte o eliminate tutte le iscrizioni, tutte le targhe, tutti i cartelli italiani o bilingui, che non vennero mai più ripristinati. L'UIIF tornò a parlare di "autonomia" (un concetto tabù nella Jugoslavia di Tito per alcune minoranze non slave) e Borme presentò un indirizzo sulla collaborazione con la "Nazione d'origine", e cioè l'Italia.

    Gli anni fra il 1963 e il 1974 furono fecondi: la nuova dirigenza dell'Unione (Antonio Borme Presidente, Corrado Illiasich Segretario, Ferruccio Glavina e Apollinio Abram Vicepresidenti) condusse l'associazione ad un vero e proprio salto di qualità - sia pure sempre nel solco della fedeltà assoluta ai principi della Jugoslavia socialista - giungendo a stringere nel 1965 un accordo di collaborazione con l' Università Popolare di Trieste (UPT), attraverso la quale lo Stato italiano riuscì a far pervenire ai vari Centri Italiani di Cultura una serie di supporti in denaro, materiali e idee. Questa collaborazione fu periodicamente contestata dal regime, che in essa intravvedeva il pericolo del revanscismo o dell'irredentismo, con conseguenti ritardi, critiche e perfino forzati annullamenti di iniziative già organizzate.

    Va anche notato che sino a quel momento, l'Italia non aveva preso minimamente a cuore le sorti della CNI in Jugoslavia, condizionata anche dall'atteggiamento di chiusura delle associazioni degli esuli verso i cosiddetti "rimasti".

    Nell'assemblea di Fiume del 1968 si giunsero perfino a criticare pubblicamente le molteplici resistenze opposte allo sviluppo dell'UIIF, e proprio in questo periodo iniziarono le periodiche campagne di stampa croate che si trasformarono poi nella nota ondata nazionalista che colpì direttamente l'UIIF a cavallo della metà degli anni '70.

    L'APICE DEL PROCESSO DI INNOVAZIONE E LA DEFENESTRAZIONE DI BORME

    Nel 1971 - assemblea di Parenzo - si raggiunse forse il punto più estremo di maturazione dell'UIIF, con la proposta di trasformazione dei Centri Italiani di Cultura nelle Comunità degli Italiani, chiamate a rappresentare tutti i cittadini della minoranza in un dato territorio senza più le limitazioni degli ambiti meramente culturali o ricreativi. L'Unione degli Italiani - si disse - era diventata un "soggetto di pari diritti nella società".

    Le deliberazioni dell'assemblea di Parenzo entrarono immediatamente nell'occhio del ciclone, oggetto di resistenze e di critiche pesantissime da parte del potere politico e dei gruppi nazionalisti croati, in quel momento al massimo della loro espansione.

    Ogni nuova iniziativa dell'UIIF venne pesantemente criticata, risfoderando con impressionante costanza le sempiterne accuse di irredentismo quando non anche di fascismo. La semplice inaugurazione di una targa bilingue all'esterno del neocostituito Centro di Ricerche Storiche di Rovigno, nella quale si segnalava che la Repubblica Italiana aveva contribuito al restauro dell'edificio, scatenò una campagna di stampa sui giornali croati. Nell'ottobre 1973 la creazione del "Foglio di Informazioni" dell'Unione Italiana - un bollettino informativo delle attività dell'UIIF, inviato alle varie Comunità - servì da pretesto per dare l'avvio ad una nuova campagna di accuse contro l'Unione degli Italiani e il suo presidente Antonio Borme.

    Tutta questa campagna sfocerà nella destituzione di Borme dalla carica di Presidente dell'UIIF, avvenuta nella riunione del Comitato a Pola il 13 settembre 1974. Alcuni dei partecipanti a questa riunione raccontarono di aver ricevuto pressioni di tutti i tipi per far loro prendere questa decisione.

    LA NORMALIZZAZIONE DEGLI ANNI '70

    Con la defenestrazione di Borme e le successive misure limitative che ne derivarono, l'UIIF cadde ancora una volta in un lungo periodo di apatia. Le deliberazioni di Parenzo vennero soppresse, lo statuto venne eliminato: l'intera operazione venne affidata ad un nuovo gruppo dirigente, per l'ennesima volta zelante esecutore dei desiderata di Belgrado e Zagabria, col nuovo presidente ad interim Luigi Ferri.

    La crisi fu talmente profonda che bloccò per la prima volta in trent'anni anche le attività ordinarie: la stessa Assemblea dell'Unione non venne più organizzata per sei anni. Ma anche in questa nuova assise (Pola, maggio 1977) non si fece altro che prender nota delle poche attività svolte nei sei anni precedenti: nessuna parola sull' affaire Borme e sui guasti da esso derivati.

    Pochi mesi dopo, l'Alleanza Socialista (ASPL - una delle articolazioni territoriali del PCJ) impose un nuovo statuto, dal quale risultò che tutte le attività dell'Unione stessa di fatto erano eterodirette dall'ASPL stessa, nonché ridotte unicamente all'ambito culturale. Ai vertici dell'Unione, una nuova dirigenza: Mario Bonita (Presidente), Giuseppe Degrassi, Nelida Milani e Leo Fusilli (Vicepresidenti), Lorenzo Vidotto (Segretario). Questi - pur fra varie pressioni e quasi del tutto nuovi nelle cariche sociali - cercarono di sviluppare le attività rimaste: all'ambito culturale aggiunsero nel 1981 quello sportivo-ricreativo, con la firma di un accordo di collaborazione col CONI nel 1984-1985, che permise la partecipazione dei giovani della minoranza ai Giochi della Gioventù.

    GLI ANNI '80 : DALL'APATIA AL RISVEGLIO

    ]

    Fra il 1982 e il 1985, nell'ambito dell'UIIF si sviluppò l'argomento della "Socializzazione della lingua e della cultura italiana", che prevedeva l'ampliamento dei ristretti ambiti di utilizzo del bilinguismo fino a ipotizzare che la lingua italiana divenisse "lingua d'ambiente" nell'intero territorio istriano: una sorta di "prima lingua" alla pari con le due lingue maggioritarie, sloveno e croato.

    La reazione del potere non tardò a venire: sfruttando come sempre una serie di personaggi interni all'UIIF stessa, si mise la nuova presidenza (Silvano Sau) nell'impossibilità di agire. Gli stessi finanziamenti pubblici jugoslavi vennero pesantemente ridotti, tanto che nel 1987 l'Unione fu costretta a rinunciare persino all'organizzazione delle tradizionali rassegne artistico-culturali.

    In questi frangenti, nel frattempo i dati dei vari censimenti jugoslavi denunciavano sempre più una drammatica diminuzione degli italiani, che nel 1981 raggiunsero la percentuale minore di tutta la storia moderna dell'Istria e del Quarnaro: solo 15.132 cittadini jugoslavi si erano dichiarati di nazionalità italiana, con un decremento del 30,6% rispetto a dieci anni prima. Tutto ciò lasciava presagire addirittura una rapida e definitiva sparizione della minoranza italiana.

    Alla fine degli anni '80, col regime in agonia, quasi inaspettatamente la minoranza italiana diede segni di risveglio: a dicembre del 1987 vennero raccolte le firme per una petizione popolare contro una legge federale che avrebbe ridotto gli ambiti di utilizzo delle lingue minoritarie. Il Gruppo Nazionale Italiano iniziò a chiedersi pubblicamente se in quelle condizioni avrebbe ancora avuto un futuro.

    Pochi mesi dopo sorse il "Gruppo d'opinione '88": un insieme eterogeneo di persone che si proponeva la democratizzazione del sistema e la rifondazione dell'UIIF su diverse basi.

    Il gruppo dirigente dell'Unione - strettamente connesso alle strutture del partito - abbozzò: accusato pubblicamente per la prima volta di attraversare una nuova fase di sudditanza politica e pure psicologica, riconobbe che avrebbe dovuto recitare un unico "mea culpa": quello di non aver saputo cogliere il disagio della base.

    La Presidenza dell'UIIF elaborò quindi una nuova "Piattaforma programmatica" denominata "Per un salto di qualità", che per la prima volta venne sottoposta al vaglio della base, discussa e modificata: dopo decenni e decenni si assisté ad un processo democratico di scelta, mai possibile prima. La nuova piattaforma venne convalidata come fondamentale indirizzo programmatico dell'associazione alla Terza Conferenza dell'Unione svoltasi a Buie il 9 maggio 1988: si riproponeva l'autonomia, si riassumeva il principio della rappresentanza qualificata, si parlava d'Europa, di pluralismo e democrazia.

    La reazione fu veemente, e per l'ennesima volta alcuni componenti della minoranza - segnatamente l'allora presidente della Comunità degli Italiani di Abbazia Pietro Nutrizio e altri - furono fra i più accesi critici, ma non era più tempo di purghe. Su iniziativa di Fulvio Varljen ed Ezio Giuricin in primis, assieme ad altri esponenti della CNI il 2 febbraio 1988 si fondò a Rovigno il "Movimento per la Costituente", per rifondare dalle fondamenta l'UIIF. Presidente del Movimento fu nominato Antonio Borme. Tra i fondatori ci furono elementi di spicco dell' ex-UIIF e della futura Unione Italiana tra cui Corrado Iliasich, Ferruccio Glavina, Olga Milotti, Mauro Graziani, Denis Visintin e altri.

    Dopo molteplici riunioni, si riuscì infine a concordare con la Presidenza dell' UIIF di indire le prime elezioni democratiche e pluraliste della Comunità italiana.

    Questo fu l'ultimo atto dell'Unione degli Italiani dell'Istria e di Fiume, che si sciolse all'ultima Conferenza di Albona nel novembre 1990.

    (continua)

  • (continua)

    LA NUOVA UNIONE

    Dal 25 al 27 gennaio 1991 si svolsero le elezioni per i nuovi organismi del gruppo nazionale. La partecipazione fu massiccia: 13.150 italiani (l'84,48% degli aventi diritto) espresse il suo voto.

    La prima assemblea costituente si tenne a Pola il 13 marzo 1991. A presiedere il consesso venne chiamato - dopo quasi diciassette anni di oblio - il carismatico presidente del Movimento per la costituente Antonio Borme. A dirigere la giunta esecutiva, il giovane Maurizio Tremul.

    Nei quattro mesi del mandato provvisorio dei nuovi organismi, durante i quali si accavallarono i grandi avvenimenti precedenti e successivi all'indipendenza dei nuovi stati di Slovenia e Croazia (con la conseguente divisione della minoranza in due stati nazionali), l'attività proseguì nelle varie Comunità degli Italiani per definire il nuovo Statuto e il nuovo Indirizzo programmatico, approvati poi alla seconda assemblea costituente (Fiume, 16 luglio 1991).

    LA NUOVA ORGANIZZAZIONE PRESE IL NOME DI UNIONE ITALIANA (UI)

    Nel frattempo, sorsero in Slovenia e Croazia altre venti nuove Comunità degli Italiani, evidente segno del precedente timore a dichiararsi italiani e della nuova aria che sembrava spirare.

    La morte di Antonio Borme (8 agosto 1992) fu un notevole colpo per l'UI: la presidenza venne affidata allora a Giuseppe Rota.

    Nel 1993 si svolsero le seconde elezioni dell'Assemblea dell'UI, la cui organizzazione venne definita qualche mese prima nell'assemblea straordinaria di Parenzo, nel corso della quale si approvò la mozione sul bilinguismo in Istria.

    Gli sforzi profusi dalla nuova Unione Italiana furono coronati dalla firma, avvenuta il 5 novembre 1996, dell'accordo italo-croato sulle minoranze nazionali, che riconosce l'Unione Italiana quale unica organizzazione rappresentativa dell'intera comunità italiana.

    Gli anni successivi sono stati caratterizzati da alti e bassi: la Comunità Nazionale Italiana, che al censimento del 1991 aveva registrato un sostanzioso aumento numerico che ne aveva riportato la consistenza ai livelli degli anni '60, dieci anni dopo è tornata a calare sia in Slovenia che in Croazia. Il sostanziale mancato ricambio delle alte cariche all'interno dell'UI negli ultimi dieci anni (dominati dalle figure di Furio Radin e Maurizio Tremul) se da un lato ha garantito una continuità nella direzione, dall'altro sembra aver causato un rilassamento complessivo, dimostrato dalla continua diminuzione dei partecipanti alle elezioni dell'Assemblea dell'UI (32,61% degli aventi diritto alle ultime elezioni del 2006).

    Su tutto ciò incombono dei problemi di fondo: il numero degli italiani è talmente esiguo - soprattutto in Slovenia - che la stessa autoidentificazione nazionale risulta complessa ed affievolita; la creazione di un confine fra italiani di Slovenia e italiani di Croazia (i primi sono cittadini dell'Unione Europea, mentre i secondi no) ha inevitabilmente creato delle differenze sostanziali fra le due componenti della minoranza; il clamoroso successo del partito regionalista della Dieta Democratica Istriana nell'Istria croata ha alimentato grandi speranze fra gli italiani dell'Istria, spesso deluse da molte beghe interne al partito e da un sostanziale rallentamento del processo di affermazione del bilinguismo nella regione. A tutto ciò si aggiungano le ricorrenti incomprensioni con i governi sloveni e croati, con parecchi uomini politici che ancor oggi vedono nella presenza di una componente minoritaria italiana all'interno dei propri confini un problema piuttosto che un'opportunità. Non manca neppure qualche incomprensione con l'Italia, sia con i vari governi sia con l'ente UPT, in particolare sull'assegnazione e sulle modalità di gestione dei contributi statali annuali in favore della stessa CNI.

    ORGANIZZAZIONE INTERNA

    Oggi l'UI raccoglie i cittadini delle due repubbliche appartenenti alla minoranza autoctona italiana, concentrati essenzialmente nella regione istriana, nella città di Fiume, in alcuni centri del Quarnaro e della Dalmazia e quantificabili, dopo l'esodo del secondo dopoguerra, in circa 30 mila persone.

    L'Unione è organizzata in 52 sezioni locali (46 in Croazia e 6 in Slovenia), denominate Comunità degli Italiani (C.I.), rappresentate da un parlamentare al parlamento sloveno e uno al parlamento croato, eletti a due appositi seggi specifici dai cittadini iscritti nelle liste elettorali che si vogliono avvalere del voto nazionale riservato alle minoranze.

    In seguito al disfacimento della Jugoslavia, nella parte dell'Istria sotto sovranità slovena la U.I. ha perso progressivamente il suo potere istituzionale e rappresentativo a favore della Comunità Autogestita della Nazionalità italiana (la C.A.N., detta comunemente CAN Costiera), nata per volere della Repubblica socialista jugoslava di Slovenia alla fine del 1974, in seguito all'emanazione in quello stesso anno della nuova costituzione federale che rafforzava i poteri autonomi delle repubbliche fondative. Oggi questo ente di diritto pubblico sloveno è l'unico ufficialmente riconosciuto da Lubiana per i rapporti istituzionali con la Comunità Nazionale Italiana in Slovenia. L'Unione Italiana è invece riconosciuta solo come ente di diritto privato, al pari di una qualsiasi associazione. Questo stato di cose è tutt'ora oggetto di dibattito in seno alle istituzioni della CNI delle due Repubbliche, avendo ulteriormente diviso gli Italiani della regione, in particolare isolando il gruppo minoritario del Capodistriano, dopo che già il nuovo confine internazionale nato nel 1991 sul Dragogna, ha prodotto notevoli problemi al mantenimento dell'unità storica e della collaborazione della comunità. Problematiche che si spera verranno almeno in parte superate con la prossima entrata della Croazia nell'Unione europea.

    Un altro tema attuale è la ventilata possibilità di una modifica statutaria per permettere alla UI di operare formalmente anche in Montenegro (attualmente infatti lo statuto prevede un'attività esclusivamente in Croazia e Slovenia): questo per venire incontro alla richiesta della Comunità degli Italiani del Montenegro (nata nel 2005 con sede a Cattaro e forte di ca. 460 soci) di aderire alla UI stessa e di benificiare così anche del pieno riconoscimento e del sostegno diretto della Repubblica italiana.

    Il quotidiano ufficiale della CNI è La Voce del Popolo, pubblicazione della casa editrice fiumana EDIT, di proprietà della U.I. Essa è proprietaria e fondatrice di un importante Centro di Ricerche Storiche nella città di Rovigno, che si onora dello status di "Biblioteca depositaria del Consiglio d'Europa", con un patrimonio di quasi 100 mila volumi. Beneficia inoltre dei programmi in lingua italiana di TV e Radio Capodistria. Altre importanti istituzioni legate alla UI sono: l'AIPI (Associazione Imprenditori Privati Italiani); il Dramma Italiano di Fiume; il Centro Studi di Musica Classica "Luigi Dallapiccola" con sedi a Verteneglio, Pola e Fiume; la Società di Studi e Ricerche "Pietas Iulia" di Pola; il Centro Italiano di Promozione, Cultura, Formazione e Sviluppo "Carlo Combi" di Capodistria; le Redazioni dei programmi italiani di Radio Pola e Radio Fiume; l’AINI (Associazione Imprenditoriale della Nazionalità Italiana della Croazia) con sede a Cittanova e FUTURA l’analoga Associazione per la Slovenia; ed altre ancora.

    La bandiera dell'U.I. è stata dal 1945 al 1991 la bandiera italiana con la stella rossa al centro, quando l'ente, pur rivendicando una propria autonomia, era un'emanazione del Partito Comunista jugoslavo. Dopo tale data, con lo scioglimento della Jugoslavia, l'Unione, rifondandosi, ha adottato come vessillo il tricolore italiano identico a quello della Nazione Madre (così viene tradizionalmente definita l'Italia nei documenti dell'U.I.). Allo stesso modo, come inno dell'U.I. è stato scelto il Canto degli Italiani (Fratelli d'Italia).

    Attuale Presidente della U.I., eletto alle ultime elezioni del 11 giugno 2006 con mandato quadriennale, è Furio Radin di Pola che ricopre anche l'incarico di parlamentare al seggio specifico per la comunità italiana al parlamento di Zagabria. Maurizio Tremul di Capodistria, già presidente U.I. nel precedente mandato, è ora presidente della Giunta Esecutiva, in cui siedono i responsabili dei vari settori d'attività. Parlamentare italiano al seggio specifico sloveno è invece il capodistriano Roberto Battelli. Il massimo organo deliberativo della UI è l'Assemblea dei Soci, attualmente composta da 75 Consiglieri rappresentanti di tutto il corpo comunitario, eletti dai soci effettivi maggiorenni delle C.I. ogni 4 anni.

  • ELENCO DELLE COMUNITA' ITALIANE (C.I.) RICONOSCIUTE

    1) CI di Abbazia - Stangerova 48, 51410 Abbazia (Regione litoraneo-montana, Croazia)

    2) CI di Albona "Giuseppina Martinuzzi" - Via J. Rakovac 4 , 52220 Albona (Regione istriana, Croazia)

    3) CI di Buie - Piazza J.Broz Tito 13, 52460 Buie (Regione istriana, Croazia)

    4) CI di Capodistria "Santorio Santorio" - Via Fronte di Liberazione 10, 6000 Capodistria (Provincia carsico-litoranea, Slovenia)

    5) CI di Castelvenere - Castelvenere 126 b, 52460 Buie (Regione istriana, Croazia)

    6) CI di Cherso "Francesco Patrizio" - Piazza F. Petrica 14, 51557 Cherso (Regione litoraneo-montana, Croazia)

    7) CI di Cittanova - Via del Mulino 4, 52466 Cittanova (Regione istriana, Croazia)

    8) CI di Crassizza - Casa della Cultura bb, 52260 Buie (Regione istriana, Croazia)

    9) CI di Bertocchi - Strada dei Combattenti 1, 6000 Capodistria (Provincia carsico-litoranea, Slovenia)

    10) CI di Crevatini-Ancarano - Crevatini 13, 6280 Ancarano (Provincia carsico-litoranea, Slovenia)

    11) CI di Dignano - Piazza del Popolo 2, 52215 Dignano (Regione istriana, Croazia)

    12) CI di Draga di Moschiena - Aleja Slatina 2, 51417 Draga di Moschiena (Regione litoraneo-montana, Croazia)

    13) CI di Fasana - Via Gallesano, 52212 Fasana (Regione istriana, Croazia)

    14) CI di Fiume - Uljarska 1/II, 51000 Fiume (Regione litoraneo-montana, Croazia)

    15) CI di Gallesano "Armando Capolicchio" - Gallesano 4, 52216 (Regione istriana, Croazia)

    16) CI di Grisignana - Castagna 58, 52429 Grisignana (Regione istriana, Croazia)

    17) CI di Isola d'Istria "Pasquale Besenghi degli Ughi" - Piazza Manzioli 5, 6310 Isola (Provincia carsico-litoranea, Slovenia)

    18) CI di Isola d'Istria "Dante Alighieri" - Piazza Manzioli 5, 6310 Isola (Provincia carsico-litoranea, Slovenia)

    19) CI di Laurana - c.p. 32, 51415 Laurana (Regione litoraneo-montana, Croazia)

    20) CI di Levade Gradigne - Zubini 56, 52427 Levade (Regione istriana, Croazia)

    21) CI di Lipik - Slavonska ulica 47, 34551 Lipik (Regione di Požega e della Slavonia, Croazia)

    22) CI di Lussinpiccolo - c.p. 35, 51550 Lussinpiccolo (Regione litoraneo-montana, Croazia)

    23) CI di Matterada - Giurizzani 1, 52470 Umago (Regione istriana, Croazia)

    24) CI di Momiano - Piazza S. Martino 8, 52462 Momiano (Regione istriana, Croazia)

    25) CI di Mompaderno - Monpaderno 16, 52424 (Regione istriana, Croazia)

    26) CI di Montona "Andrea Antico" - Corso V.Nazor 1, 52424 Montona (Regione istriana, Croazia)

    27) CI di Moslavina "Dante" - Basanarina 4, 44320 Kutina (Regione di Sisak e della Moslavina, Croazia)

    28) CI di Orsera - R.Končar 17, 52450 Orsera (Regione istriana, Croazia)

    29) CI di Parenzo - Piazza della Libertà 6, 52440 Parenzo (Regione istriana, Croazia)

    30) CI di Pinguente - Maruškići 30, 52420 Pinguente (Regione istriana, Croazia)

    31) CI di Pirano "Giuseppe Tartini" - Via Kajuh 12, 6330 Pirano (Provincia carsico-litoranea, Slovenia)

    32) CI di Pisino - c/o Casa del Popolo, 52000 Pisino (Regione istriana, Croazia)

    33) CI di Plostine - Plostine 59, 54552 Badljevina (Regione di Požega e della Slavonia, Croazia)

    34) CI di Pola - Via Carrara 1, 52100 Pola (Regione istriana, Croazia)

    35) CI di Rovigno "Marco Garbin" - Piazza Campitelli 1, 52210 Rovigno (Regione istriana, Croazia)

    36) CI di Salvore - Via dell'Istria sn, Bassania, 52470 Salvore (Regione istriana, Croazia)

    37) CI di San Lorenzo-Babici - Casa della cultura, Babici, 52470 Umago (Regione istriana, Croazia)

    38) CI di Santa Domenica-Castellier - S. Domenica 8, 52464 Castellier (Regione istriana, Croazia)

    39) CI di Sissano - Via G. Dobran 20, 52100 Pola (Regione istriana, Croazia)

    40) CI di Spalato "Francesco Carrara" - Via Bajamonti 4/1, 21000 Spalato (Regione spalatino-dalmata, Croazia)

    41) CI di Sterna - Sterna bb, 52428 Grisignana (Regione istriana, Croazia)

    42) CI di Stridone - Stridone-Snidarici 3, 52428 Portole (Regione istriana, Croazia)

    43) CI di Torre - San Martino, 52465 Torre (Regione istriana, Croazia)

    44) CI di Umago "Fulvio Tomizza" - Brolo 1, 52470 Umago (Regione istriana, Croazia)

    45) CI di Valle d'Istria - Castel Bembo sn, 52211 Valle (Regione istriana, Croazia)

    46) CI di Veglia - 51500 Veglia (Regione litoraneo-montana, Croazia)

    47) CI di Verteneglio - Via Maestra sn, 52474 Verteneglio (Regione istriana, Croazia)

    48) CI di Villanova del Quieto - Villanova sn, 52474 Verteneglio (Regione istriana, Croazia)

    49) CI di Visignano - Via dell'Istria 5, 52463 Visignano (Regione istriana, Croazia)

    50) CI di Visinada - Visinada bb, 52447 (Regione istriana, Croazia)

    51) CI di Zara - Via Borelli 8/I, 23000 Zara (Regione zaratina, Croazia)

    52) CI di Zagabria - 10000 Zagabria (Croazia)

    53) CI di Lesina "Gian Francesco Biondi" - 21450 Lesina (Regione spalatino-dalmata, Croazia): ufficialmente costituita ma non ancora riconosciuta.

    54) CI di Cattaro - Cattaro (Municipalità di Cattaro, Montenegro): ufficialmente costituita ed operante ma in attesa di adesione all'UI.

  • DEPUTATI AI RISPETTIVI PARLAMENTI

    Roberto Battelli deputato al Parlamento sloveno

    Furio Radin deputato al Sabor croato

  • tratto da internet:

    fonte: www.silvanozilli.com

    (omissis)

    ASSOCIAZIONI ED ISTITUZIONI DELLA COMUNITÀ NAZIONALE ITALIANA IN CROAZIA E SLOVENIA

    1. Unione Italiana

    2. Comunità degli Italiani

    3. Consigli della Comunità Nazionale Italiana (in Croazia)

    4. Comunità Autogestite della Nazionalità Italiana (in Slovenia)

    5. Istituzioni prescolari e scolastiche in cui l’insegnamento viene svolto in lingua italiana

    6. Dipartimento per la formazione di maestri ed educatori dell’Università “Juraj Dobrila” di Pola

    7. Dipartimento di studi in lingua e letteratura italiana dell’Università “Juraj Dobrila” di Pola

    8. Facoltà di studi umanistici dell’Università del Litorale di Capodistria

    9. Ente giornalistico-editoriale EDIT – Edizioni Italiane di Fiume

    10. Centro di ricerche storiche di Rovigno

    11. Dramma Italiano di Fiume

    12. Centro Informatico per la Programmazione dei quadri e per l’Orientamento professionale di Pola

    13. Centro Italiano di Promozione, Cultura, Formazione e Sviluppo “Carlo Combi” di Capodistria

    14. Società Artistico-Culturali

    15. Società di studi e ricerche “Pietas Iulia” di Pola

    16. Società di studi storici e geografici di Pirano

    17. Programmi Italiani di Radio Capodistria

    18. Programmi Italiani di TV Capodistria

    19. Radio Fiume - Programma Italiano

    20. Radio Pola - Programma Italiano

    21. Centro studi di musica classica “Luigi Dallapiccola” dell’Unione Italiana

    22. Forum dei giovani dell’Unione Italiana

    23. Cenacolo degli operatori culturali della Comunità Nazionale Italiana

    24. Associazione Imprenditoriale della Nazionalità Italiana (in Croazia)

    25. Associazione degli Imprenditori di Nazionalità Italiana “Futura” (in Slovenia)

    26. Società commerciali controllate/partecipate dall’Unione Italiana e progetti socioeconomici

    27. Biblioteca civica di Pola - Servizio bibliotecario centrale per la Comunità Nazionale Italiana in Croazia

    28. Biblioteca centrale “Srečko Vilhar” di Capodistria – Settore Italiano

    (omissis)

    1. Unione Italiana

    L’Unione Italiana è l’organizzazione unitaria, autonoma, democratica e pluralistica degli Italiani delle Repubbliche di Croazia e Slovenia, di cui esprime l’articolazione complessiva dei bisogni politici, economici, culturali e sociali. L’Unione Italiana è soggetto di diritto privato. Ai sensi dell’articolo 4 del “Trattato tra la Repubblica Italiana e la Repubblica di Croazia sui diritti delle minoranze” (sottoscritto il 5 novembre 1996 a Zagabria, ratificato ed entrato in vigore l’8 luglio 1998, “Gazzetta ufficiale della Repubblica di Croazia - atti internazionali” no. 15 del 14 ottobre 1997 e no. 10 del 31 luglio 1998), “la Repubblica di Croazia riconosce l’Unione Italiana, che in base alla legislazione croata possiede personalità giuridica, come l’organizzazione che rappresenta la minoranza italiana”.

    L’Assemblea Costituente dell’Unione Italiana, quale organizzazione sociale, eletta il 25, 26 e 27 gennaio 1991, e riunitasi il giorno 16 luglio 1991 a Fiume, ha accolto lo Statuto dell’Unione Italiana (“Il bollettino – foglio informativo dell’Unione Italiana”, anno III, no. 18). L’Assemblea dell’Unione Italiana, successivamente, ha accolto le modifiche e integrazioni allo Statuto alle sue sedute tenutesi: a Verteneglio il 16 febbraio 2002, a Rovigno il 28 settembre 2002, a Crassiza il 5 luglio 2003 e a Dignano il 30 marzo 2010. L’Unione Italiana è il successore legale dell’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume (UIIF – fondata il 10 e l’11 luglio 1944 a Čamparovica, nei pressi di Albona) e come tale ne ha ereditato tutti i diritti reali, i beni mobili ed immobili.

    L’Unione Italiana è legalmente registrata, quale associazione di cittadini, nella Repubblica di Croazia (con sede a Fiume, via delle Pile 1/IV) e nella Repubblica di Slovenia (con sede a Capodistria, via Oton Župančič 39). La sua denominazione in lingua croata è “Talijanska Unija” e in lingua slovena “Italijanska Unija”. L’Unione svolge la sua attività sul territorio delle Repubbliche di Croazia e Slovenia, all’estero, dovunque risiedano i suoi membri e nella Patria d’origine, l’Italia. L’Unione Italiana e la Comunità Nazionale Italiana autoctona in Croazia e Slovenia hanno come proprio simbolo il tricolore storico italiano e cioè la bandiera della Nazione Madre, la Repubblica Italiana, e come proprio Inno il “Canto degli Italiani” e cioè l’Inno della Nazione Italiana, conosciuto come “Inno di Mameli”. Il 16 luglio è proclamato Giornata dell’Unione Italiana e della Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia.

    Sono finalità fondamentali dell'Unione:

    - l’affermazione dei diritti specifici e il soddisfacimento dei bisogni e degli interessi generali e complessivi dei suoi membri;

    - il mantenimento dell’integrità e dell’indivisibilità della Comunità Nazionale Italiana, in virtù della sua autoctonia;

    - l’affermazione della soggettività della Comunità Nazionale Italiana e delle sue strutture;

    - il conseguimento dell’uniformità di trattamento giuridico e costituzionale dei cittadini di nazionalità, lingua e cultura italiana al più alto livello.

    Le finalità particolari dell’Unione sono fissate dagli “Orientamenti programmatici” della Giunta esecutiva per i singoli mandati quadriennali, che vengono approvati dall’Assemblea.

    Al fine di realizzare le finalità fondamentali stabilite dallo Statuto, per le necessità degli appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana e per le sue organizzazioni e istituzioni, l’Unione Italiana svolge varie attività di carattere politico, economico, culturale, giuridico, sociale e di altro genere, sul proprio territorio e all’estero.

    Sono membri dell’Unione Italiana tutti i cittadini croati e sloveni di nazionalità oppure di cultura e madrelingua italiane regolarmente iscritti alle Comunità degli Italiani, che accettino di rispettare lo Statuto ed i principi programmatici dell’Unione Italiana. I cittadini stranieri, permanentemente residenti in Croazia e Slovenia, possono associarsi alle medesime condizioni. L’iscrizione all’Unione avviene unitamente all’iscrizione alle Comunità degli Italiani. Nell’ambito della Comunità l’iscritto esercita, a livello locale, i diritti stabiliti dal relativo Statuto della Comunità degli Italiani, mentre nell’Unione realizza i diritti e le funzioni di comune interesse per la Comunità Nazionale Italiana stabiliti dallo Statuto dell’Unione Italiana.

    I membri dell’Unione Italiana hanno i seguenti diritti:

    - di eleggere e di essere eletti in tutti gli organi e le strutture rappresentative dell’Unione;

    - di partecipare alla gestione e alle attività dell’Organizzazione e di essere regolarmente e dettagliatamente informati sul suo operato, di prendere visione dei documenti e delle decisioni ufficiali, prima, durante e dopo la loro approvazione;

    - di avanzare proposte e di promuovere iniziative di ogni tipo consentite, specie nei campi politico, economico, sociale e culturale;

    - di esprimere e formulare valutazioni critiche sul funzionamento dell’Organizzazione e sulla realizzazione dei programmi, e sull’attività di ogni singolo rappresentante e dei dirigenti eletti o nominati;

    - di ricorrere, per la tutela dei propri diritti, al Comitato dei garanti, d’appello e di controllo dell’Unione.

    I membri dell’Unione Italiana hanno i seguenti doveri:

    - di contribuire individualmente e collettivamente alla realizzazione dei programmi, decisioni e direttrici stabiliti dagli organi dell’Unione, assumendosene la responsabilità;

    - di attenersi allo spirito e alla lettera dello Statuto dell’Unione, degli Statuti delle Comunità degli Italiani ed ai programmi fondamentali dei loro organismi;

    - di partecipare attivamente alle attività delle strutture, delle Comunità e dell’Unione;

    - di affermare, con coerenza e in piena libertà, l’identità e la coscienza derivanti dalla loro appartenenza nazionale.

    Sono organi dell’Unione Italiana:

    - l’Assemblea dell’Unione Italiana;

    - il Presidente dell’Unione Italiana;

    - la Giunta esecutiva;

    - il Presidente della Giunta esecutiva;

    - il Comitato dei garanti, d’appello e di controllo.

    L’Assemblea dell’Unione è costituita da 76 rappresentanti eletti a suffragio diretto, eguale, libero e segreto, in conformità ai termini stabiliti dal Regolamento elettorale dell’Unione. Il mandato dei consiglieri dell’Assemblea è di 4 anni.

    L’Assemblea è il massimo organo rappresentativo e deliberativo dell’Unione. Traccia le direttrici fondamentali di tutta l’attività, stabilisce i programmi, approva le conclusioni generali, nomina ed elegge gli organi direttivi e statutari, ne controlla l’attività, ispira l’azione di tutte le strutture, degli organismi operativi, delle istituzioni dell’Unione e degli enti ad essa associati.

    Per l’elaborazione precisa e dettagliata di proposte e decisioni ed altri atti, nonché per l’esecuzione di determinati compiti d’interesse generale, l’Assemblea dell’Unione Italiana costituisce organismi operativi permanenti, temporanei o speciali. I compiti principali degli organismi operativi vanno dall’esame preliminare allo studio e all’elaborazione delle proposte di decisione, fino al controllo dell’esecuzione degli atti, allo scopo di sostenere e realizzare efficacemente le attribuzioni dell’Assemblea e la politica prestabilita per lo sviluppo della Comunità Nazionale Italiana. Alle sessioni degli organismi operativi permanenti sono esaminati e sono concordati i pareri, le osservazioni, le proposte, le iniziative e le conclusioni che si riferiscono all’emanazione di decisioni o di altri atti dell’Assemblea dell’Unione Italiana. Gli organismi operativi permanenti dell’Assemblea sono composti dal Presidente, dal Vicepresidente e da uno a cinque membri. Sono 10 gli organismi operativi permanenti dell’Assemblea e cioè: la Commissione per la verifica dei mandati; il Comitato elezioni e nomine; il Comitato per lo Statuto ed il Regolamento interno; la Commissione per gli affari politici, giuridico-costituzionali e religiosi; la Commissione per gli affari economici, patrimoniali e finanziari; la Commissione per la problematica comunitaria e intercomunitaria e per i rapporti con le associazioni della diaspora; la Commissione per la problematica dell’informazione; la Commissione per la cultura e il ripristino e la tutela dell’ambiente autoctono di insediamento; la Commissione per l’istruzione e lo sport; la Commissione per i riconoscimenti e le onorificenze.

    Il Presidente e il Vicepresidente dell’Assemblea vengono eletti con voto segreto dalla maggioranza assoluta dei consiglieri dell’Assemblea. Il Presidente dell’Assemblea convoca e presiede le sedute dell’Assemblea, ne stabilisce l’ordine del giorno e ne coordina l’attività. Egli firma gli atti, le decisioni e le delibere emanati dall’Assemblea. In caso di assenza, impedimento o altra motivata circostanza ovvero per delega o procura, il Presidente dell’Assemblea, nello svolgimento dei compiti e mansioni previsti dallo Statuto, viene sostituito dal Vicepresidente dell’Assemblea. Il Vicepresidente dell’Assemblea coadiuva il Presidente dell’Assemblea nell’espletamento dei suoi compiti e mansioni stabiliti dallo Statuto.

    L’Unione Italiana ha un proprio Presidente. Il Presidente dell’Unione Italiana è eletto mediante suffragio diretto, libero e segreto, da parte dei soci effettivi dell’Unione Italiana, in conformità al Regolamento elettorale approvato dall’Assemblea, contestualmente alle elezioni per il rinnovo dell’Assemblea dell’Unione Italiana. Il mandato del Presidente dell’Unione Italiana è quadriennale e non può essere rinnovato per più di due volte consecutive. Il Presidente dell’Unione Italiana non può essere membro di partiti politici. Il Presidente rappresenta istituzionalmente l’Unione Italiana in Croazia, Slovenia, Italia e all’estero, è garante del rispetto dello Statuto dell’Unione Italiana, del corretto funzionamento dell’Unione Italiana, dell’unitarietà della Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia e del mantenimento della cultura e dell’identità dei suoi appartenenti. Il Presidente dell’Unione Italiana ha cura dei rapporti con la parte esodata della nostra Comunità e con altre etnie nei territori in cui storicamente risiede. Il Presidente dell’Unione Italiana promulga gli atti, le decisioni e le delibere emanati dall’Assemblea, indice le elezioni ordinarie e suppletive.

    La Giunta esecutiva è l’organo esecutivo dell’Unione Italiana. Risponde del proprio operato all’Assemblea. È eletta dall’Assemblea con voto segreto ed a maggioranza assoluta. Il Presidente della Giunta propone all’Assemblea la lista dei candidati per la composizione della Giunta, il Vicepresidente della stessa e il Programma quadriennale della Giunta. La Giunta esecutiva è composta da un massimo di 5 membri compreso il Presidente e un Vicepresidente. I membri della Giunta non sono, di regola, membri eletti dell’Assemblea. I membri della Giunta hanno facoltà di avvalersi di collaboratori ed esperti dei settori specifici di loro competenza. I componenti la Giunta si ripartiscono, su proposta del Presidente e in base al Programma della stessa, i seguenti settori d’attività o incarichi: educazione ed istruzione; informazione ed editoria; teatro, arte e spettacolo; cultura; università e ricerca scientifica; economia; affari giuridico-amministrativi, rapporti con le Comunità Autogestite della Nazionalità Italiana e i rappresentanti politici della Comunità Nazionale Italiana; organizzazione, sviluppo e quadri; finanze e bilancio; attività sociali, religiose e sanitarie; attività sportive; coordinamento e rapporti con le Comunità degli Italiani; attività giovanili; attività per la terza età; altri all’occorrenza. L’attività della Giunta è collegiale.

    Il Presidente della Giunta esecutiva è eletto mediante suffragio diretto, libero e segreto, da parte dei soci effettivi dell’Unione Italiana, in conformità al Regolamento elettorale approvato dall’Assemblea, contestualmente alle elezioni per il rinnovo dell’Assemblea dell’Unione Italiana. Il mandato del Presidente della Giunta esecutiva è quadriennale e non può essere rieletto per più di due mandati consecutivi. Il Presidente della Giunta esecutiva non può essere membro di partiti politici. Il Presidente della Giunta esecutiva guida e rappresenta la Giunta; egli rappresenta l’Unione congiuntamente al Presidente dell’Unione Italiana per quanto riguarda gli aspetti esecutivi, nell’ambito delle competenze e dei limiti stabiliti dallo Statuto e in conformità agli indirizzi e alle decisioni dell’Assemblea. Il Presidente della Giunta convoca e presiede le sedute della Giunta, ne stabilisce l’ordine del giorno, ne guida e coordina le attività; egli sovrintende e controlla le funzioni dei Servizi amministrativi.

    Il Comitato dei garanti, d’appello e di controllo è composto da 5 membri, compreso il Presidente. Il Comitato dei garanti, d’appello e di controllo verifica la regolarità degli atti e dell’azione dell’Unione e dei suoi organismi. Funge da Giurì d’onore e da organo di conciliazione per la soluzione delle controversie tra gli associati all’Organizzazione, tra gli organismi e le strutture dell’Unione, tra l’Unione e le Comunità. Ha la funzione di Corte d’appello per tutte le istanze ed i ricorsi da parte degli associati, delle istituzioni e degli organismi che compongono l’Unione. Decide, nel caso di contrasto fra le disposizioni approvate da diverse strutture dell’Unione, conflitti di competenza tra Unione e le Comunità degli Italiani. Funge da Corte dei conti per il controllo delle spese e della gestione finanziaria dell’Unione. I membri del Comitato dei garanti, d’appello e di controllo vengono eletti dall’Assemblea, su proposta del Presidente dell’Unione Italiana o di una apposita commissione nominata dall’Assemblea, con voto segreto ed a maggioranza assoluta.

    L’Unione, al fine di avviare più stretti rapporti di collaborazione e di coordinamento con le Comunità degli Italiani, con gli enti e le istituzioni della Comunità Nazionale Italiana, nonché per sviluppare delle direttrici programmatiche ed operative unitarie nell’interesse della nazionalità, può costituire degli Attivi consultivi permanenti. Gli Attivi consultivi possono essere: l’Attivo consultivo permanente delle Comunità degli Italiani; l’Attivo consultivo permanente delle istituzioni scolastiche; l’Attivo consultivo permanente dei deputati e dei consiglieri delle autonomie locali appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana; l’Attivo consultivo permanente degli imprenditori privati, degli operatori e dei dirigenti economici della Comunità Nazionale Italiana; l’Attivo consultivo permanente degli organi d’informazione in lingua italiana; l’Attivo consultivo permanente per la cultura e la ricerca scientifica.

    Gli Attivi consultivi permanenti svolgono le seguenti funzioni: discutono e dibattono argomenti e problematiche di particolare interesse per lo sviluppo e la promozione del ruolo, dei bisogni e degli interessi generali e specifici della Comunità Nazionale Italiana; discutono ed evidenziano soluzioni atte a consolidare il coordinamento delle attività ed affermare i rapporti di collaborazione fra i sodalizi, gli enti e le associazioni della Comunità Nazionale Italiana; sviluppano iniziative e proposte tese a rafforzare ed estendere il ruolo generale e complessivo dei sodalizi, affermando l’unità, la coesione e l’aiuto reciproco fra le strutture della Comunità Nazionale Italiana; elaborano proposte, soluzioni e iniziative da sottoporre all’attenzione dell’Assemblea dell’Unione e della sua Giunta esecutiva. L’Assemblea e la Giunta esecutiva hanno l’obbligo di avviare il dibattito sugli argomenti e le proposte avanzati da questi organi consultivi, dando adeguate risposte e approvando decisioni in merito. Le riunioni degli Attivi consultivi permanenti sono presiedute e convocate dai componenti della Giunta esecutiva responsabili dei singoli settori di attività.

    L’Unione Italiana ha un proprio apparato amministrativo, costituito dai Servizi amministrativi comuni dell’Organizzazione.

    Le entrate dell’Unione Italiana sono costituite da:

    - finanziamenti e sovvenzioni statali e delle unità dell’amministrazione e dell’autonomia locale;

    - contributi e donazioni di soggetti economici, enti, istituzioni, associazioni e singoli cittadini;

    - proventi derivanti dai soggetti economici e d’altro genere costituiti dall’Unione Italiana, ovvero da questa gestiti;

    - ricavi che realizza con le sue attività ordinarie;

    - ricavi ottenuti da immobili, diritti, carte valori e da altri beni;

    - contributi e donazioni di organi statali, imprese, enti, istituzioni, associazioni e singoli cittadini della Nazione Madre e da altre fonti.

    Le singole Comunità degli Italiani possono decidere di dare vita a particolari forme di coordinamento e strutture consultive delle Comunità degli Italiani a livello territoriale (Consulte delle Comunità) per sviluppare degli adeguati rapporti di collaborazione e di collegamento necessari allo sviluppo delle attività e all’affermazione dei bisogni dei connazionali. Tali strutture possono inviare proposte alle Assemblee e agli altri organi statutari e deliberativi delle Comunità e dell’Unione, che hanno l’obbligo di discuterle e vagliarle. Le Comunità e l’Unione, con decisione dei propri organi deliberativi, possono, in casi particolari, attribuire specifici incarichi alle Consulte territoriali.

    L’Unione, con decisione dell’Assemblea, può aderire, quale membro collettivo, nelle forme e secondo i criteri previsti dalle leggi statali e dalle vigenti norme e convenzioni internazionali, ad altre associazioni sociali, culturali, economiche, sportive, scientifiche nelle Repubbliche di Croazia, Slovenia e all’estero, nonché ad organizzazioni internazionali.

    La candidatura del Presidente dell’Unione Italiana e del Presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana, avviene come segue: il candidato a Presidente dell’Unione Italiana e il candidato a Presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana devono candidarsi congiuntamente. La proposta di candidatura della Lista così formata deve indicare le rispettive funzioni e cui concorrono i due candidati. Se il candidato a Presidente dell’Unione Italiana è membro effettivo dell’Unione Italiana con residenza in Croazia, il candidato a Presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana deve essere membro effettivo dell’Unione Italiana con residenza in Slovenia, o viceversa. La Lista deve essere corredata da almeno 100 firme di sostegno di soci effettivi dell’Unione Italiana, di cui almeno 20 devono essere di soci effettivi dell’Unione Italiana residenti in Slovenia. La circoscrizione elettorale in cui si votano le Liste è rappresentata dall’insieme di tutte le circoscrizioni elettorali delle Comunità degli Italiani affiliate all’Unione Italiana. L’elettore esprime il proprio voto a favore di un’unica Lista. Risulta eletta la Lista che ottiene il maggior numero di voti nella circoscrizione elettorale.

    (continua)

  • (continua)

    2. Comunità degli Italiani

    La Comunità degli Italiani è l’organizzazione unitaria, autonoma, democratica e pluralistica degli Italiani a livello locale, di cui esprime l’articolazione complessiva dei bisogni politici, economici, culturali e sociali. Le Comunità degli Italiani si associano all’Unione Italiana.

    Le Comunità degli Italiani sono legalmente registrate, quali associazioni di cittadini, nella Repubblica di Croazia, rispettivamente nella Repubblica di Slovenia. Le Comunità degli Italiani sono soggetto di diritto privato.

    Sono 52 le Comunità degli Italiani legalmente registrate e associate all’Unione Italiana, di cui 6 in Slovenia e 46 in Croazia.

    Comunità degli Italiani in Croazia e Slovenia

    Attività svolte con continuità nel 2009 e che, conseguentemente, vengono finanziate nel 2010

    1. Abbazia:

    conferenze, mostre, corsi d’italiano, biblioteca, attività sportive, scambi culturali

    2.“Giuseppina Martinuzzi” di Albona:

    conferenze, serate letterarie, pubblicazioni, mostre, corsi d’italiano, biblioteca, coro, minicantanti, filodrammatica, sezione culturale, scambi culturali

    3.Bertocchi

    conferenze, pubblicazioni, mostre, biblioteca, coro, gruppo di recitazione, gruppo artistico creativo, attività sportive, scambi culturali

    4. Buie

    conferenze, serate letterarie, mostre, pubblicazioni, sezioni culturali, biblioteca, coro, banda, balletto, minicantanti, gruppo strumenti a fiato, filodrammatica giovani e bimbi, filodrammatica adulti, aerobica, ceramica, sezione culturale, attività sportive, scambi culturali

    5.“Santorio Santorio” di Capodistria:

    conferenze, serate letterarie, mostre, pubblicazioni, biblioteca, filodrammatica, gruppo musicale folcloristico “La Zonta”, mandolinistica, gruppo arti figurative, gruppo fotografia e ripresa cinematografica, minicantanti, gruppo corale, attività sportive, scambi culturali

    6.Castelvenere:

    conferenze, serate letterarie, biblioteca, filodrammatica giovani, gruppo fisarmoniche e pianola, gruppo ballo, ballo bimbi, filodrammatica adulti, sezione culturale, attività sportive, scambi culturali

    7. Cherso:

    conferenze, serate letterarie, corsi d’italiano, attività sportive, scambi culturali

    8. Cittanova:

    conferenze, serate letterarie, mostre, biblioteca, sezioni culturali, vocal ensemble, batik, decoupage, attività sportive, scambi culturali

    9.Crassiza:

    conferenze, mostre, attività sportive

    10.Crevatini:

    conferenze, serate letterarie, pubblicazioni, mostre, biblioteca, sezioni culturali, filodrammatica giovani, arti figurative, ballo, gruppo musicale, scambi culturali

    11.Dignano:

    conferenze, serate letterarie, mostre, pubblicazioni, sezioni culturali, biblioteca, coro misto, coro maschile, coro femminile, banda, gruppo folk adulti, gruppo folk giovani, gruppo vocale, gruppo artistico, violino, giovani strumentisti, attività sportive, scambi culturalo

    12.Draga di Moschiena:

    serate letterarie, mostre, corsi d’italiano, corso di musica, corso di recitazione, corso di pittura, attività sportive

    13.Fasana:

    conferenze, serate letterarie, mostre, corsi d’italiano, biblioteca, sezioni culturali, pubblicazioni, coro misto, coro maschile, minicantanti, scambi culturali

    14.Fiume:

    conferenze, serate letterarie, pubblicazioni, sezioni culturali, biblioteca, mostre, corsi di musica classica, coro misto, coro maschile, coro femminile, minicantanti, coro polifonico, cantanti lirici, filodrammatica adulti, filodrammatica giovani, filodrammatica bimbi, pittura, ceramica, batik, mandolinistica, accompagnamento al pianoforte, corso chitarra e mandolino, attività sportive, scambi culturali

    15.“Armando Capolicchio” di Gallesano:

    conferenze, pubblicazioni, sezioni culturali, biblioteca, coro, filodrammatica, minicantanti, giovani cantanti, gruppo folk adulti, gruppo folk bimbi, gruppo artistico, ritmica, attività sportive, scambi culturai

    16.Grisignana:

    conferenze, biblioteca, corso di chitarra, filodrammatica giovani, attività sportive

    17.“Dante Alighieri” di Isola:

    conferenze, serate letterarie, mostre, corsi di dialetto, pubblicazioni, sezioni culturali, biblioteca, compagnia filodrammatica, etnoteatro, gruppo folk canoro, minicantanti, cantanti musica leggera, gruppo femminile creatività, attività sportive, scambi culturali

    18.“Pasquale Besenghi degli Ughi” di Isola:

    conferenze, serate letterarie, mostre, sezioni culturali, coro, filodrammatica, minicantanti, giovani cantori, gruppo ballo, strumenti, pittura, ceramica, arti figurative bimbi, arti figurative ragazzi, attività sportive, scambi culturali

    19.“Dante” di Moslavina (Kutina):

    conferenze, corsi d’italiano, filodrammatica, attività sportive, scambi culturali

    20.Laurana:

    conferenze, mostre, sezione culturale, corsi d’italiano, attività sportive

    21.Levade - Gradigne -

    22.LIPIK:

    conferenze, corsi d’italiano, filodrammatica, scambi culturali

    23.Lussinpiccolo:

    conferenze, pubblicazioni, corsi d’italiano, biblioteca, coro, danza, canto corale scolari, scambi culturali

    24.Matterada:

    conferenze, biblioteca, coro, minicantanti, filodrammatica adulti, filodrammatica ragazzi, gruppo artistico, sezione culturale, attività sportive, scambi culturali

    25.Momiano:

    conferenze, mostre, sezione culturale, biblioteca, coro, minicantanti, filodrammatica, corso pianoforte, corso mandolino, maxicantanti e vocalisti, attività sportive, scambi culturali

    26.Mompaderno: conferenze, attività sportive

    27.“Andrea Antico” di Montona:

    conferenze, corsi d’italiano, minicantanti, filodrammatica, attività sportive

    28.Orsera: conferenze, corsi d’italiano, attività sportive, scambi culturali

    29.Parenzo:

    conferenze, mostre, sezioni culturali, biblioteca, coro, gruppo “Riveta”, minicantanti, orchestrina, gruppo strumentale, filodrammatica, pittura, ballo moderno, break dance, gruppo vocale maschile, attività sportive, scambi culturali

    30. Pinguente -

    31.“Giuseppe Tartini” di Pirano:

    conferenze, serate letterarie, pubblicazioni, sezioni culturali, biblioteca, coro misto, minicantanti, filodrammatica, mandolinistica, pittura, ceramica, attività sportive, scambi culturali

    32. Pisino: conferenze, tavole rotonde, serate letterarie, mostre, corsi d’italiano, biblioteca, attività sportive

    33. Ploštine: conferenze, mostre, corsi d’italiano

    34. Pola:

    conferenze, serate letterarie, mostre, biblioteca, corsi di musica classica, coro misto, coro maschile, coro femminile, mandolinistica, solisti, sezioni culturali, coro voci bianche, corso di ballo, musica da camera, pittura adulti, filodrammatica ragazzi-adulti, ceramica, laboratorio artistico bimbi, attività sportive, scambi culturali

    35. Rovigno:

    conferenze, serate letterarie, mostre, pubblicazioni, sezioni culturali, biblioteca, coro misto, coro maschile, coro femminile, minicantanti, midicantanti, solisti, filodrammatica giovani, folclore, “bitinadori”, cine laboratorio, attività sportive, scambi culturali

    36. Salvore: conferenze, pubblicazioni, biblioteca, filodrammatica adulti, filodrammatica ragazzi, filodrammatica bimbi, balletto, minicantanti, attività sportive, scambi culturali

    37.San Lorenzo – Babici : conferenze, mostre, biblioteca, coro, gruppo folk “Gunzi”, filodrammatica, gruppo “Cantadori”, sezioni culturali, attività sportive, scambi culturali

    38. Santa Domenica : conferenze, tavole rotonde, mostre, corsi d’italiano, biblioteca, filodrammatica, attività sportive

    39.Sissano:

    conferenze, tavole rotonde, mostre, pubblicazioni, sezioni culturali, biblioteca, coro, minicantanti, filodrammatica, accompagnatore fisarmonica, solisti, ballo, attività sportive, scambi culturali

    40.Spalato: conferenze, tavole rotonde, serate letterarie, mostre, corsi d’italiano, pubblicazioni

    41. Sterna: conferenze, attività sportive

    42. Stridone -

    43.“Giovanni Palma” di Torre: conferenze, mostre, sezioni culturali, biblioteca, coro, banda, corso musica, pittura, minicantanti, attività sportive, scambi culturali

    44.“Fulvio Tomizza” di Umago:

    conferenze, serate letterarie, pubblicazioni, mostre, sezioni culturali, biblioteca, coro, giovani cantori, filodrammatica adulti, filodrammatica giovani, filodrammatica bimbi, ritmica, gruppo da ballo “Blue dream”, minicantanti, gruppo artistico, attività sportive, scambi culturali

    45. Valle :

    conferenze, serate letterarie, mostre, pubblicazioni, biblioteca, sezioni culturali, minicantanti, gruppo vocale, gruppo folk, gruppo folk bambini, danza moderna, ritmica, recitatori, maxi cantanti, attività sportive, scambi culturali

    46. Veglia :

    conferenze, mostre, corsi d’italiano, biblioteca, corso ceramica, corso batik

    47. Verteneglio:

    conferenze, mostre, sezioni culturali, biblioteca, corsi di musica classica, filodrammatica, filodrammatica giovani, voci bianche, coro-klapa, minicantanti solisti, gruppo artistico, ballo, kickboxing, attività sportive, scambi culturali

    48. Villanova :

    conferenze, mostre, gruppo fisarmoniche, gruppo musicale “Idea”, attività sportive, scambi culturali

    49. Visignano:

    conferenze, coro, coro femminile, attività sportive, scambi culturali

    50.Visinada:

    conferenze, biblioteca, serate letterarie, banda, minicantanti, filodrammatica, scambi culturali

    51.Zagabria : corsi d’italiano

    52. Zara :

    conferenze, serate letterarie, mostre, corsi d’italiano, pubblicazioni, sezioni culturali, biblioteca, filodrammatica, corso pittura, coro

  • (continua)

    3. Consigli della Comunità Nazionale Italiana (in Croazia)

    In Croazia, conformemente alla “Legge costituzionale sui diritti delle minoranze nazionali” (“Gazzetta ufficiale della Repubblica di Croazia” no. 155 del 23 dicembre 2002), onde sviluppare, salvaguardare e tutelare la posizione delle minoranze nazionali nella società, gli appartenenti alle minoranze nazionali eleggono, alle modalità e alle condizioni prescritte da tale Legge costituzionale, i propri rappresentanti per partecipare alla vita pubblica e alla gestione degli affari locali tramite i Consigli e i Rappresentanti delle minoranze nazionali nelle unità dell’autogoverno locale e regionale. Nelle unità dell’autogoverno sul territorio delle quali gli appartenenti alle singole minoranze nazionali partecipano con almeno l’1,5% nell’intera popolazione dell’unità dell’autogoverno, nelle unità dell’autogoverno locale sul territorio delle quali vivono più di 200 appartenenti alla singola minoranza nazionale, nonché nelle unità dell’autogoverno territoriale (regionale) sul territorio delle quali vivono più di 500 appartenenti alla minoranza nazionale, gli appartenenti di ognuna di queste minoranze nazionali possono eleggere il proprio Consiglio della minoranza nazionale. Nelle unità dell’autogoverno sul territorio delle quali vivono almeno 100 appartenenti ad una minoranza nazionale, per il territorio di una tale unità dell’autogoverno si sceglierà il Rappresentante della minoranza nazionale. Nel Consiglio della minoranza nazionale del Comune si scelgono 10 membri, nel Consiglio della minoranza nazionale della Città si scelgono 15 membri, mentre nel Consiglio della minoranza nazionale della Regione si scelgono 25 membri appartenenti alla minoranza nazionale. I Consigli e i Rappresentanti sono soggetto di diritto pubblico.

    I Consigli e i Rappresentanti della Comunità Nazionale Italiana hanno diritto:

    - a proporre agli organismi dell’unità dell’autogoverno le misure per promuovere la posizione della Comunità Nazionale Italiana nello Stato oppure su qualche suo territorio, e a presentare le proposte degli atti generali con i quali si regolano le questioni d’importanza per la Comunità Nazionale Italiana agli organismi che li emanano;

    - a presentare i candidati per le funzioni negli organismi dell’amministrazione statale e negli organismi delle unità dell’autogoverno;

    - ad essere informati su qualsiasi questione di cui discuteranno gli organismi di lavoro degli organi rappresentativi dell’unità dell’autogoverno e che riguardano la posizione della Comunità Nazionale Italiana;

    - a presentare i pareri e le proposte in merito ai programmi delle stazioni radio e televisive a livello locale e regionale destinati alla Comunità Nazionale Italiana oppure ai programmi che si riferiscono alle questioni minoritarie.

    Sono 17 i Consigli e 15 i Rappresentanti della Comunità Nazionale Italiana in Croazia. Il 17 giugno 2007 sono stati eletti 13 Consigli e 6 Rappresentanti della Comunità Nazionale Italiana, mentre le elezioni indette per i rimanenti 4 Consigli e 9 Rappresentanti non hanno avuto luogo per mancanza di candidature:

    - Consiglio della CNI della Regione Istriana,

    - Consiglio della CNI della Città di Albona,

    - Consiglio della CNI della Città di Buie,

    - Consiglio della CNI della Città di Cittanova,

    - Consiglio della CNI della Città di Dignano,

    - Consiglio della CNI della Città di Parenzo,

    - Rappresentante della CNI della Città di Pisino,

    - Consiglio della CNI della Città di Pola,

    - Consiglio della CNI della Città di Rovigno,

    - Consiglio della CNI della Città di Umago,

    - Rappresentante della CNI del Comune di Fasana,

    - Consiglio della CNI del Comune di Grisignana,

    - Rappresentante della CNI del Comune di Lisignano,

    - Rappresentante della CNI del Comune di Medolino,

    - Rappresentante della CNI del Comune di Portole,

    - Rappresentante della CNI del Comune di Torre-Abrega,

    - Consiglio della CNI del Comune di Valle,

    - Consiglio della CNI del Comune di Verteneglio,

    - Rappresentante della CNI del Comune di Visignano,

    - Rappresentante della CNI del Comune di Visinada,

    - Consiglio della CNI della Regione Litoraneo-Montana,

    - Rappresentante della CNI della Città di Abbazia,

    - Rappresentante della CNI della Città di Cherso,

    - Consiglio della CNI della Città di Fiume,

    - Rappresentante della CNI della Città di Lussinpiccolo,

    - Rappresentante della CNI della Regione della Moslavina e di Sisak,

    - Consiglio della CNI della Regione di Požega e della Slavonia,

    - Consiglio della CNI della Città di Lipik,

    - Consiglio della CNI della Città di Pakrac,

    - Rappresentante della CNI della Regione di Zara,

    - Rappresentante della CNI della Regione di Spalato e della Dalmazia,

    - Rappresentante della CNI della Regione-Città di Zagabria.

    4. Comunità Autogestite della Nazionalità Italiana (in Slovenia)

    In Slovenia, conformemente alla “Legge sulle Comunità Autogestite delle Nazionalità” (“Gazzetta ufficiale della Repubblica di Slovenia” no. 65 del 20 ottobre 1994), sul proprio territorio d’insediamento storico gli appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana costituiscono 4 Comunità Autogestite della Nazionalità per realizzare i diritti particolari garantiti dalla Costituzione, per attuare i propri bisogni e interessi e per partecipare in maniera organizzata alle questioni pubbliche. Le Comunità Autogestite della Nazionalità sono soggetto di diritto pubblico. Sono costituite a livello comunale, quali interlocutrici dei Comuni e costiero, quale interlocutore dello Stato.

    Le Comunità Autogestite della Nazionalità partecipano, assieme alle autonomie locali, alla gestione delle problematiche minoritarie e, su delega statale, possono assumere competenze dello Stato centrale. Esse promuovono ed organizzano attività volte a conservare l’identità nazionale degli appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana.

    Le Comunità Autogestite della Nazionalità Italiana sono cofondatrici delle Scuole Materne, delle Scuole Elementari e delle Scuole Medie Superiori in lingua italiana che operano nei territori nazionalmente misti dei Comuni dove vive la Comunità Nazionale Italiana.

    Sono 4 le Comunità Autogestite della Nazionalità Italiana operanti in Slovenia:

    - Comunità Autogestita Costiera della Nazionalità Italiana con sede a Capodistria,

    - Comunità Autogestita della Nazionalità Italiana di Capodistria,

    - Comunità Autogestita della Nazionalità Italiana di Isola,

    - Comunità Autogestita della Nazionalità Italiana di Pirano.

  • (continua)

    5. Istituzioni prescolari e scolastiche in cui l’insegnamento viene svolto in lingua italiana

    Sono 14 le Scuole Materne, di cui 3 in Slovenia e 11 in Croazia:

    - Giardino d’infanzia “Pjerina Verbanac” di Albona;

    - Scuola Materna Italiana “Fregola” di Buie, con sezione dislocata a Momiano;

    - Giardino d’infanzia “Delfino Blu” di Capodistria, con sedi dislocate a Bertocchi, Crevatini e Semedella;

    - Scuola Materna Italiana di Cittanova;

    - Scuole dell’infanzia “Peter Pan” di Dignano (la sezione italiana non gode dell’autonomia didattico-amministrativa), con sede dislocata a Gallesano;

    - Giardino d’infanzia “Sole” di Fasana (il gruppo “Palline”);

    - Giardino d’infanzia di Fiume, con sei sedi dislocate: “Zvonimir Cviić”, “Topolino”, “Gardelin”, “Mirta”, “Gabbiano” e “Belvedere” tutte operanti nell’ambito dell’istituzione della maggioranza (senza autonomia didattico-pedagogica e amministrativa);

    - Scuola Materna “L’aquilone” di Isola;

    - Scuola dell’infanzia “Paperino” di Parenzo, con sedi dislocate a Torre e Orsera;

    - Istituzione prescolare “Rin Tin Tin” di Pola, con 3 sezioni di scuola materna (“Bassotti”, “Topo Gigi”, “Delfini”) e un asilo nido (“Pulcini”) nella sede centrale e tre sezioni di scuola materna periferiche (“Calimeri”, Titti”, “Pinguino”);

    - Giardino d’infanzia “La coccinella” di Pirano (sede a Portorose);

    - Giardino d’infanzia italiano “Naridola” di Rovigno, con una sezione dislocata a Valle;

    - Asilo infantile di Verteneglio;

    - Scuola Materna Italiana “Girotondo” di Umago, con sedi dislocate a Bassania e Petrovia;

    Sono 14 le Scuole Elementari, di cui 3 in Slovenia e 11 in Croazia:

    - Scuola Elementare Italiana di Buie, con sezioni dislocate a Momiano e Verteneglio;

    - Scuola Elementare “Pier Paolo Vergerio il Vecchio” di Capodistria, con sezioni dislocate a Bertocchi, Crevatini e Semedella;

    - Scuola Elementare Italiana di Cittanova;

    - Scuola Elementare di Dignano, nell’ambito della scuola la sezione italiana non gode di autonomia didattico-amministrativa, con sezione dislocata a Gallesano;

    - Scuola Elementare “Belvedere” di Fiume (la scuola nel proprio ambito ospita una sezione con lingua d’insegnamento croata);

    - Scuola Elementare “Dolac” di Fiume (la scuola nel proprio ambito ospita una sezione con lingua d’insegnamento croata);

    - Scuola Elementare “Gelsi” di Fiume (la scuola nel proprio ambito ospita una sezione con lingua d’insegnamento croata);

    - Scuola Elementare “S. Nicolo” di Fiume (la scuola nel proprio ambito ospita una sezione con lingua d’insegnamento croata);

    - Scuola Elementare “Dante Alighieri” di Isola;

    - Scuola Elementare Italiana “Bernardo Parentin” di Parenzo;

    - Scuola Elementare “Vincenzo e Diego de Castro” di Pirano, con sedi periferiche a Lucia, Sicciole e Strugnano;

    - Scuola Elementare “Giuseppina Martinuzzi” di Pola;

    - Scuola Elementare Italiana “Bernardo Benussi” di Rovigno, con sede periferica a Valle;

    - Scuola Elementare Italiana “Galileo Galilei” di Umago, con sedi dislocate a Bassania e Petrovia.

    Sono 7 le Scuole Medie Superiori, di cui 3 in Slovenia e 4 in Croazia:

    - Scuola Media Superiore “Leonardo da Vinci” di Buie;

    - Ginnasio “Gian Rinaldo Carli” di Capodistria;

    - Scuola Media Superiore Italiana di Fiume;

    - Scuola Media “Pietro Coppo” di Isola;

    - Ginnasio “Antonio Sema” di Pirano (sede a Portorose);

    - Scuola Media Superiore Italiana “Dante Alighieri” di Pola;

    - Scuola Media Superiore Italiana di Rovigno.

    Nell’anno scolastico 2006/07 presso le istituzioni prescolari e scolastiche in lingua italiana operavano complessivamente 656 docenti (su 4.080 allievi), ovvero:

    - 135 educatrici su 1.173 bambini (1 educatrice ogni 9,3 bambini);

    - 331 insegnanti su 1.895 allievi (1 insegnante su 5,7 allievi);

    - 190 insegnanti su 1.012 alunni (1 insegnante ogni 5,3 alunni).

    Sono 35 le istituzioni prescolari e scolastiche in cui l’insegnamento viene svolto in lingua italiana, di cui 9 in Slovenia e 26 in Croazia

    (omissis)

  • (continua)

    6. Dipartimento per la formazione di maestri ed educatori dell’Università “Juraj Dobrila” di Pola

    L’Università “Juraj Dobrila” di Pola si è costituita sulla base della “Legge sulla fondazione dell’Università di Pola” (“Gazzetta ufficiale della Repubblica di Croazia” no. 111 dell’11 ottobre 2006), approvata dal Parlamento croato alla sua seduta del 29 settembre 2006, e si è iscritta nel registro del Tribunale commerciale di Pisino in data 21 dicembre 2006, quale successore legale delle istituzioni universitarie di Pola: Facoltà di economia e turismo “Dr. Mijo Mirković”, Facoltà di filosofia, Scuola magistrale superiore e Biblioteca universitaria. Da segnalare che la Facoltà di filosofia di Pola è nata nel 1961 come Accademia pedagogica, nell’ambito della quale operava, quale unità organizzativa della stessa, la Sezione italiana con i corsi di studio di lingua e letteratura italiana, insegnamento di classe ed educazione prescolare. Nell’a.a. 1977/78 il corso biennale di lingua e letteratura italiana è diventato quadriennale. In seguito l’Accademia pedagogica si è trasformata in Facoltà di pedagogia che, nell’a.a. 1998/99 diede origine a due istituzioni: la Facoltà di filosofia comprendente il Dipartimento di lingua e letteratura italiana, e la Scuola magistrale superiore comprendente la Sezione italiana per la formazione di maestri ed educatori.

    L’odierno Dipartimento per la formazione di maestri ed educatori offre la possibilità di iscriversi ai seguenti corsi di studio in lingua italiana:

    - educazione prescolare, corso di studio triennale che permette di conseguire il titolo di studio professionale di baccalaureato educatore prescolare;

    - insegnamento di classe, corso di studio integrato quinquennale che permette di conseguire il titolo di studio accademico di master in educazione primaria.

    Il Dipartimento non ha personalità giuridica propria, ma è unità costitutiva dell’Università “Juraj Dobrila” di Pola. La sede del Dipartimento è a Pola, via Ivan Matetić Ronjgov n.1.

    7. Dipartimento di studi in lingua e letteratura italiana dell’Università “Juraj Dobrila” di Pola

    L’Università “Juraj Dobrila” di Pola si è costituita sulla base della “Legge sulla fondazione dell’Università di Pola” (“Gazzetta ufficiale della Repubblica di Croazia” no. 111 dell’11 ottobre 2006), approvata dal Parlamento croato alla sua seduta del 29 settembre 2006, e si è iscritta nel registro del Tribunale commerciale di Pisino in data 21 dicembre 2006, quale successore legale delle istituzioni universitarie di Pola: Facoltà di economia e turismo “Dr. Mijo Mirković”, Facoltà di filosofia, Scuola magistrale superiore e Biblioteca universitaria. Da segnalare che la Facoltà di filosofia di Pola è nata nel 1961 come Accademia pedagogica, nell’ambito della quale operava, quale unità organizzativa della stessa, la Sezione italiana con i corsi di studio di lingua e letteratura italiana, insegnamento di classe ed educazione prescolare. Nell’a.a. 1977/78 il corso biennale di lingua e letteratura italiana è diventato quadriennale. In seguito l’Accademia pedagogica si è trasformata in Facoltà di pedagogia che, nell’a.a. 1998/99 diede origine a due istituzioni: la Facoltà di filosofia comprendente il Dipartimento di lingua e letteratura italiana, e la Scuola magistrale superiore comprendente la Sezione italiana per la formazione di maestri ed educatori.

    Il Dipartimento di studi in lingua e letteratura italiana (costituito dalla Cattedra di lingua e letteratura italiana e dalla Cattedra di scienze socio-umanistiche) offre la possibilità di iscriversi ai seguenti corsi di studio:

    - Lingua e letteratura italiana, corso di studio triennale + corso di studio specialistico biennale:

    Lingua e letteratura italiana – corso unico

    - curriculum Filologico,

    - curriculum Letterario-culturale,

    - curriculum per l’Insegnamento.

    Il Dipartimento non ha personalità giuridica propria, ma è unità costitutiva dell’Università “Juraj Dobrila” di Pola. La sede del Dipartimento è a Pola, via Ivan Matetić Ronjgov n.1.

    8. Facoltà di studi umanistici dell’Università del Litorale di Capodistria

    L’Università del Litorale è stata costituita sulla base di una legge speciale dalla Camera di Stato della Repubblica di Slovenia il 29 gennaio 2003. Due mesi più tardi, esattamente il 27 marzo 2003, l’Università è stata iscritta nel registro del Tribunale circondariale di Capodistria divenendo persona giuridica. Al momento della costituzione suoi membri sono divenuti tre facoltà (Facoltà di studi umanistici di Capodistria, Facoltà di management di Capodistria e Facoltà di studi educativi di Capodistria), due istituti di formazione superiore (Istituto superiore per il turismo di Portorose e Istituto superiore di sanità di Isola) e due istituti di ricerca (Centro di ricerche scientifiche di Capodistria e Istituto del Litorale di scienze naturali e tecniche di Capodistria).

    L’attività di studio all’Università si svolge nella forma relativa ai programmi di studio per i corsi di laurea (studi di formazione superiore e programmi universitari) e ai programmi di studio post laurea (studi specialistici, master e dottorato).

    Nell’ambito del Dipartimento di linguistica applicata della Facoltà di studi umanistici viene svolto il programma di studio quadriennale del corso di laurea in lingua e cultura italiana - Italianistica. La sede della Facoltà di studi umanistici è a Capodistria, piazza Tito n.5.

  • (continua)

    9. Ente giornalistico-editoriale EDIT – Edizioni Italiane di Fiume

    L’Ente giornalistico editoriale EDIT – Edizioni Italiane con sede a Fiume è un ente di diritto privato il cui fondatore unico è l’Unione Italiana.

    L’Ente è l’erede giuridico dell’organizzazione di lavoro giornalistico-editoriale EDIT di Fiume, che il 9 maggio 1994 è stata iscritta nel registro degli enti nella partita di registro U-1-287-00 presso il Tribunale commerciale di Fiume. L’EDIT è stata fondata quale Casa giornalistica editoriale EDIT Rijeka-Fiume su decisione dell’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume (UIIF) il giorno 2 febbraio 1952. Il giorno 13 febbraio 1959 l’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume ha emanato la decisione di accorpare l’azienda EDIT e l’azienda “La Voce del Popolo” i cui fondatori all’epoca erano i Comitati popolari delle città di Fiume, Pola e Capodistria. Su decreto del Comitato popolare Cittavecchia-Fiume, emanato il giorno 25 dicembre 1959, l’Ente è stato registrato quale Azienda giornalistico-editoriale Rijeka-Fiume e iscritto nel registro del Tribunale circondariale di Fiume con Delibera Fi 284/60-2 del 19 aprile 1960. Ai sensi della delibera del Governo della Repubblica di Croazia (no. d’ordine 5030104-01-2) il 27 settembre 2001 è stato stipulato l’Accordo con il quale i diritti di fondazione sull’Ente sono stati trasferiti all’Unione Italiana con decorrenza dal 1 ottobre 2001. L’Assemblea dell’Unione Italiana ha emanato, ai sensi dell’articolo 5 dell’Accordo tra il Governo croato e l’Unione Italiana, la decisione sulla fondazione dell’Ente giornalistico-editoriale “EDIT” alla sua III sessione straordinaria svoltasi a Rovigno l’11 dicembre 2001, approvando una specifica Delibera sull’assunzione dei diritti di fondazione dell’Ente. Il cambiamento del fondatore è stato iscritto nel registro del Tribunale commerciale di Fiume con Delibera numero 02/20-5 del 10 marzo 2002. La sede dell’Ente è a Fiume, via Zvonimir n. 20a.

    L’EDIT è l’Ente giornalistico-editoriale della Comunità Nazionale Italiana che vive nella Repubblica di Croazia e nella Repubblica di Slovenia di cui realizza il diritto all’informazione nella madre lingua. Possiede una propria cartolibreria situata nella via principale di Fiume.

    L’Ente opera ai fini della realizzazione dei diritti specifici degli appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana nei settori dell’informazione, dei mezzi di comunicazione pubblici e delle attività culturali ed editoriali, e quindi quale fattore essenziale nella salvaguardia dell’identità culturale e linguistica della Comunità Nazionale Italiana nelle Repubbliche di Croazia e di Slovenia.

    L’Ente opera nel campo dell’informazione pubblica, dell’editoria e degli altri servizi editoriali e culturali in Croazia, Slovenia, Italia e in altri paesi all’estero al fine di sviluppare i rapporti di collaborazione culturali ed economici, i valori della convivenza, la comprensione reciproca tra i popoli e favorire le relazioni sociali, culturali ed economiche nell’area d’insediamento storico della Comunità Nazionale Italiana. Il suo obiettivo, tra l’altro, è quello di contribuire con la propria attività a una quanto maggiore conoscenza e interazione fra le culture, nonché fra le realtà sociali dei popoli presenti in questi territori.

    Ai sensi dell’articolo 36 dello Statuto dell’Ente giornalistico-editoriale EDIT di Fiume (“Il bollettino – foglio informativo dell’Unione Italiana”, anno V, no. 29 e anno VIII, no. 35 - modifiche), l’Ente è amministrato dal Consiglio d’amministrazione che conta 7 membri nominati in base alla seguente chiave:

    - 5 membri-rappresentanti del Fondatore che vengono nominati dall’Assemblea dell’Unione Italiana, e

    - 2 membri-rappresentanti dell’Ente dalle file dei suoi dipendenti.

    L’EDIT, in qualità di ente di diritto privato, pubblica :

    - un quotidiano: “La Voce del Popolo” (esce dal 1944);

    - un quindicinale: “Panorama” (nasce nel 1952);

    - un mensile per ragazzi: “Arcobaleno”;

    - una rivista trimestrale di cultura: “La Battana”;

    - libri di testo per le scuole italiane in Croazia;

    - altri testi, libri e pubblicazioni.

    10. Centro di ricerche storiche di Rovigno

    Fondato nel 1968 dall’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume, di cui è successore legale l’Unione Italiana (l’organizzazione rappresentativa della Comunità Nazionale Italiana che vive in Croazia e Slovenia), con lo scopo di avviare un processo di chiarificazioni e di precisazioni sulla storia dell’insediamento autoctono della Comunità Nazionale Italiana, che è senza dubbio una delle più complesse e delicate, vista la sua posizione geopolitica e la sua secolare struttura multietnica. L’Istituto ha voluto essere, sin dalla sua fondazione, non soltanto una contestazione a quella che era l’interpretazione faziosa e distorta della storia più recente e non del territorio d’insediamento storico della Comunità Nazionale Italiana, ma anche un punto di riferimento per la tutela dell’identità nazionale italiana della popolazione dell’area.

    Il Centro di ricerche storiche, quale ente di diritto privato, opera nel campo della ricerca, colmando una grave ed ingiustificata lacuna nell’ambito della storiografia e, di recente, anche della sociologia. Il Centro svolge la sua attività di ricerca nell’ambito delle seguenti sezioni:

    - storia generale della regione sino ai giorni nostri,

    - etnografia,

    - dialettologia (romanza),

    - documentaristica relativa alla Comunità Nazionale Italiana e ricerche sociali.

    Sin dalla fondazione, la sua sede è a Rovigno (oggi dispone di un edificio di circa 1.000 mq, inserito nella Cittavecchia, in p.zza Matteotti n. 13); dal febbraio 1996 è in funzione la rete informatica in tutta la sede; dall’aprile 1996 il Centro è in Internet, per il tramite del nodo di Trieste, dapprima con il DSGS dell’Università degli Studi di Trieste, poi dal 1999, con uno suo dominio proprietario (www.crsrv.org).

    La sua Biblioteca scientifica, completamente informatizzata, conta oltre 100.000 volumi di alto valore bibliografico; sono ben 950 i titoli dei periodici, 430 i titoli di giornali ed oltre 60.000 i numeri di inventario dei libri. Tema portante del fondo librario è la storia regionale (comprendente l’Istria, Fiume e la Dalmazia ex-veneta, territorio dell’insediamento storico della Comunità Nazionale Italiana) e le materie attinenti (archeologia, linguistica, dialettologia, araldica, patrimonio culturale ed artistico, sociologia, ecc.). Nel 1996 l’Istituto ha ottenuto lo status di Biblioteca depositaria del Consiglio d’Europa (Strasburgo), specializzata in diritti umani, tutela delle minoranze e protezione dell’ambiente. La Biblioteca è frequentata annualmente da oltre 850 ricercatori e 700 studenti, in massima parte dall’Italia, Croazia, Slovenia e da altri Paesi Europei e non, che fruiscono dei fondi per la stesura delle tesi di laurea e di ricerche di master e dottorati (in tal contesto possiede uno speciale fondo della biblioteca che custodisce copia di codeste ricerche scientifiche).

    L’Archivio del Centro, completamente informatizzato, conta circa 50.000 unità, di una ricca emeroteca regionale e di una raccolta cartografica storica di circa 2.500 unità. Una collezione particolare è costituita dalle carte geografiche, topografiche, militari, stampe e vedute dell’area istro-quarnerina, che vanno dal sec. XVI ai nostri giorni.

    Nel 1973 è stata istituita l’attività documentaristica relativa alla Comunità Nazionale Italiana nel territorio del suo insediamento storico, dal 1943 ad oggi, cosicché sull’argomento è stata raccolta un’elevata quantità di materiale stampato, foto, film, documenti, videocassette e musicassette, cartine geografiche, ecc.

    In 40 anni di attività, l’Istituto ha pubblicato 270 volumi (per 135.000 pagine, tutte in italiano e sommari in croato e sloveno), stampati in 250.000 copie. Gli abbonati alle edizioni sono oltre 400, mentre 300 sono i titoli di scambio. Le serie che vengono pubblicate (con argomenti specifici) sono: “Atti”, “Collana degli Atti”, “Quaderni”, “Monografie”, “Documenti”, “Fonti”, “Acta Historica Nova”, “Ricerche sociali”, “Etnia”, “La ricerca” (bollettino) ed “Edizioni Speciali”.

    Sono impiegati in pianta fissa 14 tra ricercatori e personale ausiliario; 70 i collaboratori esterni (provenienti dall’Italia, Croazia, Slovenia).

    Ai sensi dell’articolo 15 dello Statuto del Centro di ricerche storiche, l’Istituto è amministrato dal Consiglio d’amministrazione che conta 3 membri nominati in base alla seguente chiave:

    - 2 membri-rappresentanti del Fondatore che vengono nominati dall’Assemblea dell’Unione Italiana, e

    - 1 membro-rappresentante dell’Ente dalle file dei suoi dipendenti.

    11. Dramma Italiano di Fiume

    Compagnia teatrale della Comunità Nazionale Italiana. Unica compagnia teatrale di lingua italiana al di fuori dei confini dell’Italia.

    Fondato nel 1946, è oggi sezione del Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc” di Fiume, accanto alle altre tre sezioni artistiche: l’Opera, il Balletto e il Dramma croato. Non ha personalità giuridica propria. La sua sede è a Fiume, via delle Pile n. 1.

    Dal 1946 ad oggi ha allestito oltre 370 testi, di cui la metà di autori italiani.

    12. Centro Informatico per la Programmazione dei quadri e per l’Orientamento professionale di Pola

    Il CIPO è un centro di ricerca di proprietà dell’Unione Italiana con sede a Pola, via degli orti n. 7. Attraverso la sua attività scientifica opera nei campi della sociologia, psicologia sociale, scienza dell’educazione e informatica applicate ai problemi della Comunità Nazionale Italiana.

    Il Centro Informatico per la Programmazione dei quadri e per l’Orientamento professionale (CIPO s.r.l.) di Pola, con fini di attività di ricerca e sviluppo nel campo sociale ed economico, in principale modo quello sociologico, psicologico, pedagogico e informatico, è stato fondato dall’Assemblea dell’Unione Italiana nel 1992 ed ha incominciato ad operare nell’ottobre 1995. Il capitale di costituzione della società commerciale CIPO s.r.l. ammontava a 31.900,00 kune, costituito dal conferimento di arredi e attrezzature da parte del fondatore unico della società, l’Unione Italiana.

    Nel corso degli anni l’Unione Italiana ha affidato al CIPO alcune ricerche e la gestione del proprio sito Internet. Considerato che, fin dalla sua costituzione, il CIPO s.r.l. di Pola ha sempre svolto esclusivamente attività di ricerca interamente finanziate con fondi pubblici, prevalentemente dello Stato italiano (Legge 9 gennaio 1991, no. 19 - Norme per lo sviluppo delle attività economiche e della cooperazione internazionale della regione Friuli-Venezia Giulia, della provincia di Belluno e delle aree limitrofe e relative successive proroghe e rifinanziamenti, nonché fondi ordinari nell’ambito del Piano permanente di collaborazione tra l’Unione Italiana e l’Università Popolare di Trieste) e in minima parte della Regione Istriana, e che ne è conseguito che lo status giuridico del CIPO non corrisponde alle attività che svolge e per le quali il fondatore assicura nella totalità la copertura delle spese e dei costi, configurandosi, pertanto, quale soggetto che opera senza scopo di lucro, in regime di non profit, l’Assemblea dell’Unione Italiana, nel corso della sua VI Sessione ordinaria, il 16 luglio 2007 a Umago, ha accolto la Delibera di “Trasformazione del Centro per l’Informatica, la Programmazione dei quadri e l’Orientamento professionale di Pola, CIPO s.r.l., in Ente non profit”, approvando così:

    - la cessazione del CIPO, tramite chiusura o cessione della società, e

    - la costituzione di un nuovo Ente di ricerca non profit.

    13. Centro Italiano di Promozione, Cultura, Formazione e Sviluppo “Carlo Combi” di Capodistria

    Fondato nel 2005 dalla Comunità Autogestita Costiera della Nazionalità Italiana di Capodistria, ha lo scopo di dare organicità e rilevanza strategica generale alle attività e iniziative culturali promosse e realizzate dalla Comunità Nazionale Italiana in Slovenia. Il fine è il mantenimento, la promozione e lo sviluppo dell’identità della Comunità Nazionale Italiana, della lingua e della cultura italiana sul territorio d’insediamento storico.

    Il Centro intende promuovere la visibilità, il ruolo e la funzione della Comunità Nazionale Italiana quale soggetto propulsore dello sviluppo culturale e sociale del territorio in cui essa è presente, sviluppando la convivenza interetnica, il multiculturalismo e il plurilinguismo.

    Il Centro è soggetto di diritto pubblico. La sua sede è a Capodistria, via Kette n. 1.

    Ai sensi dell’articolo 9 del “Decreto di fondazione del Centro Italiano di Promozione, Cultura, Formazione e Sviluppo “Carlo Combi” di Capodistria”, il Consiglio dell’ente pubblico, quale organo d’amministrazione, è composto da 7 membri, dei quali:

    - 4 (quattro) rappresentanti del Fondatore,

    - 2 (due) rappresentanti dei fruitori e

    - 1 (un) rappresentante dei dipendenti dell’Ente pubblico.

    I rappresentanti del Fondatore sono nominati dal Consiglio della Comunità Autogestita Costiera della Nazionalità Italiana, di cui 3 (tre) nell’esplicito rispetto del principio territoriale e cioè 1 (uno) su proposta di ogni Comunità Autogestita della Nazionalità Italiana Comunale. I 2 (due) rappresentanti dei fruitori sono nominati dall’Unione Italiana con sede a Capodistria, mentre 1 (un) rappresentante dei dipendenti è eletto dagli stessi dalle loro fila.

    14. Società Artistico-Culturali

    Le Società Artistico-Culturali “Fratellanza” di Fiume, “Lino Mariani” di Pola e “Marco Garbin” di Rovigno operano in seno alle rispettive Comunità degli Italiani e attraverso l’attività artistico-culturale delle proprie numerose sezioni contribuiscono alla salvaguardia e alla promozione dell’identità culturale e nazionale della Comunità Nazionale Italiana autoctona.

    Le Società sono associazioni di cittadini di diritto privato.

    15. Società di studi e ricerche “Pietas Iulia” di Pola

    Fondata nell’ottobre del 1995 presso la Comunità degli Italiani di Pola, la “Pietas Iulia” si propone di valorizzare il patrimonio culturale dell’area istroveneta nella sua ricca ed intrecciata articolazione. La Società pone in essere nuove modalità di riflessione critica sulla complessa identità degli Italiani d’Istria nelle sue interconnessioni con il più ampio contesto croato e sloveno, nonché nei suoi collegamenti con la civiltà madre attraverso varie forme di collaborazione tra esuli e rimasti e sinergie tese a lavorare con la logica integrata su obiettivi condivisibili onde mantenere viva la presenza della cultura italiana nell’ambiente. La Società opera principalmente nei settori letterario, linguistico, etnico-folklorico ed educativo-pedagogico.

    La “Pietas Iulia” è un’associazione di cittadini di diritto privato.

    16. Società di studi storici e geografici di Pirano

    Registrata ufficialmente nel novembre del 2004, la Società si prefigge di studiare il passato e la cultura dell’Adriatico orientale in senso lato, area di incontro di popoli, lingue e culture, con le sue svariate sfaccettature. Il sodalizio organizza convegni e giornate di studio, i cui atti vengono pubblicati nella collana “Acta Historica Adriatica”. L’iniziativa nasce con l’intento di coinvolgere studiosi, cultori della materia o semplicemente appassionati di tutta l’Istria, Trieste e da altri contesti. La quota sociale annuale corrisponde a 4.000,00 talleri / 17 euro. Con il versamento del canone d’iscrizione ci si assicura di ricevere le pubblicazioni edite dalla Società, oltre ad appoggiare l’iniziativa e sostenerne l’attività.

    17. Programmi Italiani di Radio Capodistria

    I Programmi Italiani di Radio Capodistria operano nell’ambito dell’ente pubblico radiotelevisivo della Slovenia – RTV Slovenia. Non hanno personalità giuridica propria. La sede dei Programmi Italiani è a Capodistria, via OF n. 15.

    I programmi ebbero inizio il 25 maggio 1949, con il nome di Radio Trieste Zona Jugoslava, i programmi erano in tre lingue: slovena, italiana e croata.

    Nel 1979 il programma sloveno e quello italiano iniziarono a trasmettere su frequenze separate.

    I Programmi Italiani di Radio Capodistria, parte integrante del Centro regionale radiotelevisivo di Capodistria, producono e trasmettono programmi radiofonici destinati agli ascoltatori di Slovenia, Italia e Croazia ed in particolare, loro funzione fondamentale, presentano le problematiche e l’attività della Comunità Nazionale Italiana in Slovenia e Croazia. Essi svolgono un importante ruolo d’informazione della e per la Comunità Nazionale Italiana in Istria ed in ambito regionale. Importante è la loro funzione informativa nel contesto regionale e quella legata ai rapporti della Slovenia verso l’Europa ed il mondo. Oltre ai programmi informativi e culturali vengono prodotte anche trasmissioni musicali, sportive, di intrattenimento e prosa.

    Trasmettono 18 ore di programma al giorno, in lingua italiana.

    18. Programmi Italiani di TV Capodistria

    I Programmi Italiani di TV Capodistria operano nell’ambito dell’ente pubblico radiotelevisivo della Slovenia – RTV Slovenia. Non hanno personalità giuridica propria. La sede dei Programmi Italiani è a Capodistria, via OF n. 12.

    TV Capodistria nasce nel 1971. Nel decennio 1975 - 1985 TV Koper-Capodistria fu la terza emittente televisiva più seguita in Italia. Dal 1990 ad oggi TV Koper-Capodistria svolge il suo ruolo primario di emittente al servizio della Comunità Nazionale Italiana, di quella slovena in Italia nonché produce e trasmette programmi regionali in lingua slovena, ed elabora inoltre programmi per la TV Slovenia. I Programmi Italiani di TV Capodistria producono e trasmettono un programma fatto di informazione ed approfondimenti che spaziano dalla politica alla cultura, dal costume allo sport, dai programmi per bambini e ragazzi alla musica di tutti i generi, dai grandi documentari alle telecronache sportive dei più grandi avvenimenti sportivi internazionali. Proiettati in uno spazio plurinazionale a cavallo dei confini tra Slovenia, Italia e Croazia rappresentano oggi senza dubbio la realtà televisiva più attenta e sensibile alle diversità, alle ricchezze e alla potenzialità di un’area frontaliera a cavallo degli Stati.

    Trasmettono 9,30 ore di programma al giorno, in lingua italiana, sul canale 27 in coabitazione con i Programmi Sloveni di TV Capodistria.

    19. Radio Fiume - Programma Italiano

    I Programmi Italiani di Radio Fiume operano nell’ambito dell’ente pubblico radiotelevisivo della Croazia – RTV Croata (HRT). Non hanno personalità giuridica propria.

    Trasmettono 30 minuti di programma al giorno, in lingua italiana.

    20. Radio Pola - Programma Italiano

    I Programmi Italiani di Radio Fiume operano nell’ambito dell’ente pubblico radiotelevisivo della Croazia – RTV Croata (HRT). Non hanno personalità giuridica propria.

    Trasmettono 40 minuti di programma al giorno, in lingua italiana.

    21. Centro studi di musica classica “Luigi Dallapiccola” dell’Unione Italiana

    Al fine di realizzare le sue attività nel campo della cultura musicale e artistica per gli appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana, l’Unione Italiana ha fondato nel 1986 il Centro studi di musica classica “Luigi Dallapiccola” con sede a Verteneglio, che svolge la propria attività nell’ambito delle Comunità degli Italiani di Verteneglio, Fiume e Pola.

    Il Centro svolge la propria attività mediante corsi annuali di musica classica. I corsi sono guidati da personale qualificato.

    Il Centro non è persona giuridica, opera nell’ambito dell’Unione Italiana (“Il bollettino – foglio informativo dell’Unione Italiana”, anno V, no. 32, “Delibera sullo status giuridico del Centro studi di musica classica Luigi Dallapiccola di Verteneglio”). L’Unione Italiana nomina il Coordinatore del Centro, responsabile per l’organizzazione e il funzionamento del Centro.

    Il programma e la relazione sul lavoro svolto, predisposti dal Coordinatore del Centro, vengono approvati dall’Assemblea dell’Unione Italiana.

    L’Unione Italiana assicura i mezzi finanziari per il funzionamento del Centro “Luigi Dallapiccola”. I corsisti pagano una quota mensile di partecipazione stabilita dall’Unione Italiana.

    22. Forum dei giovani dell’Unione Italiana

    Il Forum dei giovani si è costituito il 15 gennaio 2005 a Fiume, quale luogo istituzionale in cui i giovani della Comunità Nazionale Italiana si sono auto-organizzati per articolare autonomamente i propri interessi e bisogni. Sono membri del Forum tutti i giovani dai 14 ai 30 anni appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana iscritti alle Comunità degli Italiani e al Forum.

    Il Forum dei giovani non è persona giuridica, opera nell’ambito dell’Unione Italiana (“Il bollettino – foglio informativo dell’Unione Italiana”, anno V, no. 29, “Atto di costituzione del Forum dei giovani dell’Unione Italiana”).

    Il Forum nasce per dare voce ai giovani della Comunità Nazionale Italiana ed aiutarli e supportarli nell’organizzazione di attività di vario tipo. Si occupa dell’organizzazione di iniziative rivolte ad un pubblico prevalentemente giovanile ed opera in collaborazione con le altre associazioni con finalità simili. Favorisce l’aggregazione dei giovani all’interno delle Comunità degli Italiani mediante varie attività.

    Sono organi del Forum:

    - l’Assemblea, costituita da 25 rappresentanti nominati dai giovani delle 5 Consulte -Buiese, Capodistriano, Polese, Quarnerino, Rovignese-Parentino- delle Comunità degli Italiani

    - il Presidente, eletto dall’Assemblea;

    - il Comitato esecutivo, costituito da un minimo di 5 ad un massimo di 9 rappresentanti, eletti dall’Assemblea su indicazione delle rispettive Consulte.

    Gli organi del Forum sono formati da rappresentanti di tutta l’Istria e Fiume nel rispetto dei criteri di territorialità e di competenza nei settori d’attività. Il mandato degli organi del Forum è di 4 anni.

    23. Cenacolo degli operatori culturali della Comunità Nazionale Italiana

    Il Cenacolo degli operatori culturali della Comunità Nazionale Italiana si è costituito il 17 febbraio 2006 a Dignano, quale luogo istituzionale in cui gli intellettuali, scrittori, artisti, ricercatori della Comunità Nazionale Italiana si sono auto-organizzati per articolare autonomamente i propri interessi e bisogni. Sono membri del Cenacolo tutti gli operatori culturali appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana iscritti alle Comunità degli Italiani e che sottoscrivono il modulo d’iscrizione al Cenacolo.

    Il Cenacolo non è persona giuridica, ma quale associazione libera e autonoma opera nell’ambito dell’Unione Italiana (“Il bollettino – foglio informativo dell’Unione Italiana”, anno V, no. 31, “Atto di costituzione del Cenacolo degli operatori culturali della Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia”).

    Il Cenacolo è l’erede morale del Circolo dei Poeti, Letterati e Artisti (CPLA), costituito dall’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume nel 1963.

    Il Cenacolo ha le seguenti finalità:

    - tutelare, conservare, sviluppare, promuovere nel territorio di residenza e all’estero la creatività artistica, letteraria, storica e scientifica in lingua italiana e in genere prodotta dagli appartenenti della CNI, sia nelle Repubbliche di Croazia e Slovenia, sia all’estero;

    - raccogliere, catalogare, tutelare e valorizzare il patrimonio artistico e culturale degli operatori culturali della CNI;

    - diffondere e promuovere gli studi, le ricerche, le opere, la creatività culturale e artistica del patrimonio letterario, drammaturgico, musicale ed artistico-visuale in lingua italiana e della produzione dei membri del Cenacolo;

    - favorire l’aggiornamento professionalmente dei propri soci.

    Gli organi di gestione del Cenacolo sono:

    - l’Assemblea (composta da tutti i soci);

    - il Presidente (che presiede e rappresenta la Presidenza e l’Assemblea del Cenacolo);

    - la Presidenza (che è l’organo esecutivo -composto da sette membri compreso il Presidente del Cenacolo- e che risponde del proprio operato all’Assemblea).

    La durata del mandato di tutti gli organi di gestione del Cenacolo è quadriennale.

  • (continua)

    24. Associazione Imprenditoriale della Nazionalità Italiana (in Croazia)

    L’Associazione Imprenditoriale della Nazionalità Italiana si è costituita il 30 maggio 2005 a Pola, quale luogo istituzionale in cui gli imprenditori della Comunità Nazionale Italiana in Croazia si sono auto-organizzati per articolare autonomamente i propri interessi e bisogni.

    L’Associazione è persona giuridica. La sede dell’Associazione è a Cittanova, piazza Grande n.12. L’Associazione è aperta a tutte le categorie d’attività imprenditoriale: dagli imprenditori ai liberi professionisti, dagli artigiani agli agricoltori. Essa nasce dalla necessità di dotare l’imprenditoria di Nazionalità Italiana di una struttura di categoria propria in grado di tutelarne e promuoverne adeguatamente gli interessi, di sostenerne le attività e le iniziative, incentivando l’aggregazione, la collaborazione e l’integrazione tra gli stessi operatori economici e favorendo la capacità di relazionarsi e interfacciarsi con il sistema associativo croato e italiano.

    25. Associazione degli Imprenditori di Nazionalità Italiana “Futura” (in Slovenia)

    L’avvio della fase costitutiva dell’Associazione è avvenuto il 24 ottobre 2006 a Capodistria, con la nomina del Presidente e del Comitato direttivo (di sei persone), ai quali è stato affidato il compito di stilare la bozza di statuto e le direttrici principali d’attività, come pure la raccolta di adesioni tra gli imprenditori connazionali che secondo alcune indagini si aggirerebbero attorno ai 200 rappresentanti. La sede dell’Associazione è a Capodistria, via Ferrara n. 2 (all’interno della struttura della Camera di commercio di Capodistria, per gentile concessione della medesima).

    26. Società commerciali controllate/partecipate dall’Unione Italiana e progetti socioeconomici

    L’Unione Italiana ha costituito delle società commerciali con lo scopo di creare la base economica e di raggiungere la necessaria autonomia culturale della Comunità Nazionale Italiana, di favorire l’impiego di connazionali e di poter reinvestire gli utili nelle attività istituzionali dell’Unione Italiana e degli enti (Comunità degli Italiani, Scuole, Istituzioni, ecc.) della Comunità Nazionale Italiana -attività culturali, scolastiche, artistiche, editoriali, scientifiche, educative, sportive, ecc.-, con positive ricadute sull’intera collettività.

    La società commerciale “Finistria” s.r.l. con sede a Fiume è stata costituita il 19 aprile 1994 con un capitale di costituzione pari a 5.766,00 kune. Nel 1997, il capitale è stato aumentato di 12.234,00 kune e portato all’importo di 18.000,00 kune. Fondatore unico della società è l’Unione Italiana. L’Assemblea della società è costituita da due membri e cioè dal Presidente dell’Assemblea dell’Unione Italiana e dal Presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana.

    La società commerciale “Centro di promozione dell’imprenditoria” s.r.l. con sede a Pirano è stata costituita il 7 novembre 1997 e registrata presso il Tribunale commerciale di Capodistria. L’Unione Italiana, in qualità di cofondatore, ne deteneva il 33% di capitale. L’Assemblea dell’Unione Italiana, il 23 febbraio 2009 a Buie, ha approvato la delibera di “cessione della quota del 31% del capitale detenuta dall’Unione Italiana nel Centro di promozione dell’imprenditoria di Pirano”, mentre il restante 2,3% rimane in carico all’Unione Italiana. La quota del 31% di capitale non può essere venduta ad un prezzo inferiore al suo valore nominale, che corrisponde a 2.716,53 euro. Tenuto conto del debito dell’Unione Italiana nei confronti del Centro, che ammonta a 4.200,00 euro per il 2008, si prospetta che la vendita della quota, ossia gli introiti derivanti dalla stessa rimangano a saldo, almeno parziale, del debito dell’Unione Italiana.

    L’“Agenzia Informativa Adriatica” s.r.l. ha sede a Capodistria. L’Unione Italiana è cofondatore con il 61% di capitale.

    La società commerciale “Aegida” s.r.l. ha sede a Capodistria. L’Unione Italiana è cofondatore con il 33% di capitale.

    TV Nova di Pola. L’Unione Italiana è cofondatore con l’8,37% di capitale.

    In riferimento ai progetti imprenditoriali che avrebbero dovuto creare la tanto auspicata base economica allo scopo di giungere ad un’autonomia finanziaria della Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia, va segnalato che:

    - il 28 febbraio 1992 a Buie, l’Assemblea dell’Unione Italiana ha approvato tre progetti definiti “imprenditoriali” e cioè:

    a) il “Rinnovo tecnologico della Casa editrice EDIT di Fiume”;

    b) la costituzione dell’Agenzia Informativa Adriatica (AIA) s.r.l. con sede a Capodistria;

    c) la costituzione del CIPO s.r.l. con sede a Pola; mentre

    - l’Assemblea dell’Unione Italiana, il 14 luglio 2001, ha approvato :

    d) l’iniziativa relativa alla realizzazione della “Cantina vinicola di Verteneglio”.

    Questi, in sintesi, i principali progetti socio-economici approvati con lo stanziamento e il successivo investimento di mezzi pubblici italiani al fine di creare una base economica della Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia.

    In merito ai citati progetti, l’Assemblea dell’Unione Italiana:

    -il 9 ottobre 2006 a Dignano, ha approvato la “Delibera di autorizzazione di cessione delle quote detenute dalla società Finistria s.r.l. di Fiume nella Otium s.p.a. di Verteneglio” (Cantina vinicola di Verteneglio) (“Il bollettino – foglio informativo dell’Unione Italiana”, anno VII, no. 34);

    -il 16 luglio 2007 a Umago, ha approvato la delibera con la quale viene dato il “Consenso alla cessione della macchina rotativa Rockwell - Super Community di proprietà dell’Ente giornalistico-editoriale EDIT di Fiume alla società per azioni giornalistico-editoriale Novi list di Fiume (“Il bollettino – foglio informativo dell’Unione Italiana”, anno VIII, no. 35);

    -il 16 luglio 2007 a Umago, ha approvato la delibera di “trasformazione del Centro per l’informatica, la programmazione dei quadri e l’orientamento professionale di Pola, CIPO s.r.l. da società commerciale in ente non profit” (“Il bollettino – foglio informativo dell’Unione Italiana”, anno VIII, no. 35).

    In generale, in riferimento ai citati progetti imprenditoriali, va segnalato che :

    1. il rinnovo tecnologico della Casa editrice EDIT di Fiume ha comportato un investimento dell’importo pari a oltre 3.200.000,00 euro con un ritorno approssimativo di 1.790.000,00 euro in 14 anni di durata del progetto;

    2. la costituzione dell’Agenzia Informativa Adriatica (AIA) s.r.l. con sede a Capodistria ha comportato un investimento pari a 183.700,00 euro con nessun ritorno in mezzi finanziari dopo 15 anni trascorsi dall’approvazione del progetto;

    3. la costituzione e l’attività del CIPO s.r.l. con sede a Pola ha comportato un investimento di oltre 500.000,00 euro di mezzi finanziari pubblici (per progetti, ricerche, attrezzature, ecc.) con nessun ritorno finanziario dopo 15 anni trascorsi dall’approvazione del progetto, che inoltre non ha fornito alcun servizio a terzi;

    4. l’iniziativa socioeconomica Cantina vinicola di Verteneglio ha comportato un investimento pari a 288.000,00 euro con un ritorno di 288.000,00 euro e in più 6.000,00 euro (pagamento da parte del socio societario di un sovrapprezzo minimo) dopo 7 anni trascorsi dall’approvazione del progetto, ovvero 5 anni dalla firma del contratto.

    27. Biblioteca civica di Pola - Servizio bibliotecario centrale per la Comunità Nazionale Italiana in Croazia

    Presso la Biblioteca civica di Pola opera dal 1991 il Servizio bibliotecario centrale per la Comunità Nazionale Italiana in Croazia; un servizio che, a parte le attività di base come l’acquisto di libri in italiano, la catalogazione, la consulenza che fornisce agli utenti, le varie attività di animazione, incontri con i bambini, incontri con gli autori, allestimento di mostre ecc., svolge anche un’attività di consulenza per le biblioteche della Comunità Nazionale Italiana, cioè coordina il lavoro delle biblioteche scolastiche (in tutto 11 Scuole Elementari Italiane e 4 Scuole Medie Superiori Italiane sul territorio dell’Istria e di Fiume) e delle Comunità degli Italiani.

    La sezione italiana della Biblioteca civica di Pola comprende 7.500 volumi in italiano.

    Il fondo librario italiano si è arricchito nel corso degli anni grazie a numerose donazioni provenienti da biblioteche ed enti italiani. Sugli scaffali della Biblioteca si trova un’ampia scelta di romanzi e di saggi di autori italiani e stranieri, testi di divulgazione scientifica, opere di consultazione, riviste e giornali, e naturalmente, una ricca scelta di libri per ragazzi e di libri destinati ai lettori più piccoli.

    Nella sala di consultazione dei periodici sono disponibili giornali e riviste in italiano: “La Voce del Popolo”, “Il Piccolo”, “Oggi”, “Gente”, “Panorama”, “La Battana”, “Arcobaleno”, “Casaviva”.

    Disponibile il catalogo elettronico per effettuare ricerche per autore, titolo, soggetto o altre chiavi di ricerca. La Biblioteca pubblica regolarmente i “Bollettini bibliografici” delle acquisizioni, disponibili in formato elettronico per lo scaricamento, oppure a stampa presso la Biblioteca. La sede della Biblioteca civica è a Pola, via Kandler n.39.

    28. Biblioteca centrale “Srečko Vilhar” di Capodistria – Settore Italiano

    La Biblioteca centrale “Srečko Vilhar” è la biblioteca civica del Comune città di Capodistria. Dispone di un fondo librario complessivo di 272.440 volumi comprendenti monografie, serials e audiovisivi. La biblioteca accede al sistema di catalogazione partecipata in Slovenia, chiamato COBISS (Cooperative Online Bibliographic System and Services), il che permette l’immediata visione on-line 24 ore su 24 di tutto il materiale librario presente anche nelle altre maggiori biblioteche della Slovenia. Nel 1986 è stato introdotto il servizio del bibliotecario responsabile per il Settore Italiano. Un servizio che cura le necessità librarie della Comunità Nazionale Italiana nel Capodistriano, ovvero offre consulenza ed assistenza alle biblioteche scolastiche e delle Comunità degli Italiani di Capodistria, Isola e Pirano. Il Settore Italiano organizza incontri con autori italiani ed allestimenti di mostre librarie, serate letterarie e manifestazioni culturali di vario tipo. La sede della Biblioteca centrale è a Capodistria, piazza Brolo n. 1, mentre la sede del Settore Italiano è a Capodistria, via Callegaria n. 22.

  • da internet: fonte dati: www.silvanozilli.com

    FINANZIAMENTI

    Sulla base dei “Programmi di lavoro e piani finanziari dell’Unione Italiana” e i relativi Assestamenti per gli anni d’esercizio 2006 – 2010, le fonti di finanziamento dell’Unione Italiana sono costituite dai seguenti principali finanziatori con relativi importi in euro:

    Soggetto Finanziatore:

    Ministero degli Affari Esteri italiano, meno, contributo ordinario all’Università Popolare di Trieste a favore della Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia (cap. 4063)

    Piano Anno 2006 e assestamento : 2.674.000-10% UPT= 2.406.600 2.406.600

    " " 2007 e assestamento : 2.674.000-10% UPT= 2.406.600 2.398.500

    " " 2008 e assestamento : 2.665.000-10% UPT= 2.398.500 2.337.300

    " " 2009 e assestamento : 1.866.662-10% UPT= 1.679.996 1.679.996

    " " 2010 e assestamento : 1.856.000-10% UPT= 1.670.400 (.........)

    Soggetto Finanziatore:

    (Legge 960/1982)

    Regione Autonoma del Friuli Venezia Giulia meno contributo ordinario all’Università Popolare di Trieste a favore della Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia – Legge regionale 78/1979

    Piano Anno 2006 - 1.032.000,00- 10% UPT= 928.800,00 990.000,00

    " " 2007 - 1.100.000,00- 10% UPT= 990.000,00 990.000,00

    " " 2008 - 1.100.000,00- 10% UPT= 990.000,00 990.000,00

    " " 2009 - 1.210.000,00- 10% UPT=1.089.000,00 1.089.000,00

    " " 2010 - 1.070.000,00- 10% UPT= 963.000,00 (.........)

    Soggetto Finanziatore

    Ministero degli Affari Esteri italiano (cap. 4061) – contributo per la stampa dei libri del CRS di Rovigno

    Piano Anno 2006 59.000,00 = 59.000,00

    " " 2007 59.000,00 = 50.709,00

    " " 2008 56.000,00 = 56.000,00

    " " 2009 57.869,00 = 57.869,00

    " " 2010 50.800,00 = (...........)

    Soggetto Finanziatore

    Ministero degli Affari Esteri italiano (cap. 4062) – contributo straordinario – Legge 19/91 e successive proroghe e rifinanziamenti

    Piano anno 2006 4.650.000,00 = 4.650.000,00

    " " 2007 4.650.000,00 = 4.650.000,00

    " " 2008 4.650.000,00 = 4.650.000,00

    " " 2009 3.087.270,00 = 3.087.270,00

    " " 2010 4.650.000,00 = (............)

    Residui passivi al termine dell’anno d’esercizio precedente:

    Anno 2006 70.315,00 = 215.876,88

    Anno 2007 106.700,00 = 232.024,00

    Anno 2008 201.000,00 = 454.561,00

    Anno 2009 410.866,00 = 512.608,00

    Anno 2010 216.559,00 = (.........)

    Soggetto Finanziatore

    Consiglio per le Minoranze Nazionali della Repubblica di Croazia – contributo ordinario

    Anno 2006 89.030,00 = 89.030,00

    Anno 2007 104.971,00 = 109.080,00

    Anno 2008 109.080,00 = 129.397,00

    Anno 2009 133.850,00 = 130.352,00

    Anno 2010 132.393,00 = (..........)

    Soggetto Finanziatore

    Assessorato per la Comunità Nazionale Italiana e gli altri gruppi etnici della Regione Istriana – contributo ordinario

    Anno 2006 36.842,00 = 34.842,00

    Anno 2007 38.095,00 = 38.095,00

    Anno 2008 40.928,00 = 41.095,00

    Anno 2009 47.233,00 = 47.233,00

    Anno 2010 41.287,00 = (........)

    Soggetto Finanziatore

    Ufficio per le minoranze nazionali del Governo della Repubblica di Slovenia – contributo ordinario

    Anno 2006 21.510,00 = 21.510,00

    Anno 2007 22.229,00 = 22.229,00

    Anno 2008 22.800,00 = 42.800,00

    Anno 2009 42.800,00 = 53.800,00

    Anno 2010 43.000,00 = (.........)

    Introiti derivanti dagli immobili di proprietà dell’Unione Italiana dati in affitto a terzi

    Anno 2006 5.150,00 = 3.000,00

    Anno 2007 5.150,00 = 5.150,00

    Anno 2008 17.280,00 = 14.150,00

    Anno 2009 11.093,00 = 11.093,00

    Anno 2010 11.093,00 = (.......)

    Soggetto Finanziatore

    Comitato Olimpico Nazionale Italiano - Roma – contributo

    Anno 2006 10.000 = 10.000

    ---------------------------------------------------------------------------------------

    Totale complessivo:

    Anno 2006 8.277.247,00 = 8.479.858,88

    Anno 2007 8.382.745,00 = 8.495.787,00

    Anno 2008 8.485.588,00 = 8.715.303,00

    Anno 2009 6.559.977,00 = 6.669.221,00

    Anno 2010 7.778.532,00 = (.............)

    ---------------------------------------------------------------------

    Da tener presente che il finanziamento delle istituzioni prescolari e scolastiche di ogni ordine e grado della Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia è a carico del bilancio dei rispettivi Stati ed è pari a oltre 12.000.000,00 euro.

    Inoltre, da tener presente che le istituzioni particolari della Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia, come i Programmi Italiani di Radio e TV Capodistria (7.500.000,00 euro all’anno)

    il Centro di ricerche storiche di Rovigno (oltre 100.000,00 euro all’anno)

    il Dramma Italiano di Fiume (oltre 330.000,00 euro all’anno)

    l’Ente giornalistico-editoriale EDIT di Fiume (oltre 1.000.000,00 euro all’anno)

    i 17 Consigli e i 15 Rappresentanti della Comunità Nazionale Italiana in Croazia, le 4 Comunità Autogestite della Nazionalità Italiana in Slovenia, le 52 Comunità degli Italiani, le 3 Società Artistico-Culturali, ecc. vengono finanziate da altre fonti dei bilanci statali, regionali, cittadini/comunali ed il cui importo complessivo è difficile da quantificare, ma che dovrebbe aggirarsi attorno ad ulteriori 10.000.000,00 euro.

    Tenuto conto di quanto sopra riportato, a favore della Comunità Nazionale Italiana annualmente vengono assicurati e devoluti circa 30.000.000,00 euro.

  • tratto da Internet : www.trieste.si

    CONTRIBUTI DELL'ITALIA IN FAVORE DEGLI ITALIANI IN CROAZIA E SLOVENIA

    Domenica 06 Dicembre 2009

    Il Presidente dell’Unione Italiana, On. Furio Radin e il Presidente della Giunta Esecutiva dell’Unione Italiana, Maurizio Tremul, hanno scritto, in questi giorni:

    al Presidente del Senato italiano,

    Sen. Renato Schifani;

    al Presidente della Camera dei Deputati del Parlamento italiano, On. Gianfranco Fini;

    alla Commissione Affari Esteri e alla Commissione Programmazione economica e Bilancio del Senato;

    alla Commissione Affari Esteri e alla Commissione Bilancio della Camera dei Deputati;

    ai Presidenti dei Gruppi parlamentari al Senato:

    Sen. Maurizio Gasparri (Il Popolo della Libertà),

    Sen.ce Anna Finocchiaro (Partito Democratico),

    Sen. Federico Bricolo (Lega Nord Padania),

    Sen. Felice Belisario (Italia dei Valori),

    Sen. Gianpiero D'Alia (UDC, SVP e Autonomie),

    Sen. Giovanni Pistorio (Misto);

    ai Presidenti dei Gruppi parlamentari alla Camera dei Deputati:

    On. Siegfried Brugger (Misto-Minoranze Linguistiche),

    On. Pier Ferdinando Casini (Unione di Centro),

    On. Fabrizio Cicchitto (Popolo della Libertà),

    On. Roberto Cota (Lega Nord Padania),

    On. Massimo Donadi (Italia dei Valori)

    On. Dario Franceschini (Partito Democratico).

    Nella loro lettera i Presidenti dell’Unione Italiana esprimono profonda preoccupazione per la consistente diminuzione dei contributi previsti dal DDL della Finanziaria e del Bilancio 2010 attualmente all’esame del Parlamento in favore della Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia (di seguito: CNI) e degli Esuli istriani, fiumani e dalmati per le annualità 2010-2012.

    La riduzione del 32% dei finanziamenti a beneficio della Comunità Nazionale Italiana operata nel 2009 ha avuto gravi conseguenze. Considerato che la proroga della Legge 193/04 scade il 31 dicembre 2009 sono a rischio le principali attività che la CNI svolge annualmente. Anche i finanziamenti per le Associazioni degli Esuli in Italia condividono la medesima sorte e sono altrettanto a rischio anche le loro attività.

    I Presidenti, On. Furio Radin e Maurizio Tremul, sottolineano che se la Legge 193/04 non venisse rifinanziata per il triennio 2010-2012, saranno drammatiche le ripercussioni che tali decurtazioni avranno sulla CNI in quanto sarà impossibile proseguire nella realizzazione delle fondamentali attività in favore della Scuola Italiana, delle Comunità degli Italiani e delle principali Istituzioni ed Enti della CNI che contribuiscono a produrre, a mantenere viva e a sviluppare la cultura, la lingua e l’identità italiana sul suo territorio d’insediamento storico. Sarebbero messe a repentaglio le stesse sorti dell’unica Minoranza autoctona che l’Italia possiede al di fuori dei confini nazionali e l’identità italiana in Istria, Fiume, Quarnero e Dalmazia.

    I Presidenti, On. Furio Radin e Maurizio Tremul, quindi, pur coscienti delle difficoltà di Bilancio che assillano l’Italia, rivolgono un accorato appello affinché nel DDL della Finanziaria e del Bilancio 2010, per il triennio 2010-2012, siano riconfermati, ai valori del 2008, i contributi in favore della Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia, riaffermando in questo modo la persistenza di un interesse nazionale e strategico dello Stato Italiano nei riguardi della Comunità stessa. Analogamente auspicano non siano ridotti i finanziamenti in favore delle Associazioni degli Esuli istriani, fiumani e dalmati. A tale fine, nel ringraziare per la sensibilità dimostrata l’On. Aldo Di Biagio, che, assieme agli On.i Picchi, Angeli e Berardi, ha presentato alcuni emendamenti tesi a ripristinare i finanziamenti in favore della Comunità degli Esuli e della Comunità Italiana in Croazia e Slovenia, i Presidenti dell’Unione Italiana invitano i deputati e senatori a sostenere gli emendamenti che vedono come primo firmatario, appunto, l’On. Di Biagio.

    Fonte: La Segreteria Unione Italiana - www.unione-italiana.hr

  • tratto da Internet:

    fonte www.coordinamentoadriatico.it

    Il «CORRIERE» - LA VOCE ITALIANA DELL'ISTRIA E LA NOTA DELL' ANVGD

    Scritto da Giorgio Federico Siboni

    martedì 05 ottobre 2010

    Pubblichiamo l’articolo di Antonio Carioti relativo alla casa editrice EDIT, apparso oggi sul «Corriere della Sera» e la relativa nota, che riepiloga la parallela situazione economica, di Patrizia Hansen dal sito internet dell’ANVGD nazionale.

    «COSI' ROMA HA RESO PIU' DEBOLE LA VOCE ITALIANA DELL'ISTRIA"

    Antonio Carioti, «Corrriere della Sera», 05/10/010

    Sono tempi grami per la casa editrice Edit di Fiume, che opera per conservare e rafforzare la presenza della cultura e della lingua italiana nei territori, ora appartenenti alla Slovenia e alla Croazia, che il nostro Paese perse dopo il 1945 al confine orientale. «Per mancanza di fondi - dichiara il direttore Silvio Forza - dobbiamo ridurre la tiratura e la foliazione del quotidiano “La Voce del Popolo” e del nostro settimanale “Panorama”. Chiuderemo gli inserti. E le nostre collane di libri sono alla paralisi totale». Ciò che colpisce di più è che i problemi non derivano da un calo dei lettori, né da difficoltà con i governi di Zagabria e Lubiana. L’intoppo viene da Roma: «Con il ministero degli Esteri italiano - spiega Forza - abbiamo ottimi rapporti, ma dobbiamo registrare l’assoluta insensibilità nei nostri riguardi del dipartimento per l’editoria della presidenza del Consiglio».

    Si tratta dell’organismo - oggi posto sotto la responsabilità del sottosegretario Paolo Bonaiuti - che si occupa di gestire i contributi pubblici alla stampa, comprese le testate italiane pubblicate all’estero. Forza riassume la vicenda: «Dal 2001 la Edit non è più un ente statale, quindi ha maturato le condizioni per accedere ai contributi che la legge 250 del 1990 prevede per i giornali italiani all’estero. Alla nostra richiesta il dipartimento di Palazzo Chigi ci ha obiettato che non poteva erogarci finanziamenti, perché riceviamo fondi anche dai governi croato e sloveno in base a una serie di accordi internazionali. Ma nessuna norma della legge esclude dalle provvidenze chi percepisce risorse da Paesi stranieri.

    Così nel 2006 si è arrivati a un parere dell’avvocatura dello Stato, secondo cui le sovvenzioni slovene e croate non sono di ostacolo al versamento dei contributi italiani. Nel frattempo ci era stato detto che ci conveniva accettare di ricevere i fondi italiani decurtati di una somma corrispondente a quella dei contributi croati e sloveni e noi avevamo presentato una tabella in cui prospettavamo quanto ci sarebbe spettato in quel caso. Di conseguenza nel 2007 abbiamo ricevuto 685 mila euro per i quattro anni precedenti, calcolati appunto con il criterio di detrarre dalle spettanze di legge l’ammontare degli aiuti di Zagabria e Lubiana. Ma noi, ci tengo a precisarlo, non abbiamo mai rinunciato al diritto all’intero contributo, che la legge fissa in una misura pari al 60 per cento dei costi sostenuti ogni anno».

    Peraltro, dopo il versamento ritardato del 2007, la Edit non ha più percepito nulla. «Da allora - denuncia Forza - ci siamo scontrati con un muro di gomma. Il dipartimento dice che il nostro caso necessita di ulteriori verifiche, ma non ci ha ancora consentito di visionare la nostra pratica, come abbiamo chiesto, in base ai nostri diritti, nel maggio scorso. Le assicurazioni verbali che ci hanno dato a Roma, secondo cui le somme destinate a noi sono state accantonate, non hanno avuto seguito. Insistiamo quasi ogni giorno, ma non otteniamo risposta né al telefono e né per posta elettronica».

    Il capo del dipartimento per l’editoria di Palazzo Chigi, dottoressa Elisa Grande, che il «Corriere» ha interpellato per via telefonica, replica così: «Per buona prassi amministrativa, difficilmente diamo informazioni ai giornali sui fascicoli in corso. Siamo disponibili a esaminare solo richieste avanzate dalla stampa per iscritto e abbiamo bisogno di qualche giorno per rispondere. Si tratta di una pratica delicata, che presenta un profilo istruttorio da approfondire». Da un’altra fonte si apprende che la Commissione tecnica consultiva per i contributi all’editoria dovrebbe esaminare la questione tra la fine di ottobre e gli inizi di novembre.

    LA NOTA DELL' ANVGD SUI RITARDI DENUNCIATI DAL CORSERA

    Patrizia Hansen (Addetto stampa ANVGD), ANVGD on-line, 05/10/10

    L’intervento di Silvio Forza, direttore dell’Edit – la Casa editrice della Comunità italiana presente nell’Istria, nel Quarnero e nella Dalmazia oggi soggette alle Repubbliche di Slovenia e Croazia – in relazione al grave ritardo nell’erogazione dei contributi previsti dalla normativa a sostegno dell’editoria italiana all’estero, trova il suo contrappasso nella stessa deriva cui sono state spinte dall’inerzia delle amministrazioni responsabili e fors’anche politiche le risorse destinate dalla legislazione ai progetti finalizzati alla conservazione e alla divulgazione del «patrimonio storico e culturale delle comunità degli esuli italiani dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia» (Legge 72/2001 e successive modificazioni ed integrazioni). Registriamo un ritardo divenuto quasi insostenibile, ove si pensi che nei giorni scorsi ci è stata formalizzata l’indisponibilità dei fondi residuali relativi al 2007, ed appena nei prossimi giorni verranno accreditati alle associazioni degli Esuli i saldi 2008. Gli stanziamenti per il 2009 e per l’anno corrente saranno evidentemente materia di preveggenza.

    Dall’istituzione, con legge bipartisan n. 92 del 2004, del Giorno del Ricordo sono seguiti i successivi provvedimenti legislativi volti a promuovere le iniziative di tutela e di diffusione della storia e della cultura giuliano-dalmate destinati sia alle associazioni dei profughi in Italia sia alle Comunità italiane autoctone nell’Istria, nel Quarnero e nella Dalmazia, i due volti di una medesima tragedia storica che inferse all’Italia tutta la ferita profonda della cessione di una parte significativa del suo territorio alla Jugoslavia di Tito.

    In tempi ancora recenti un consenso bipartisan ha condotto pressoché l’intera classe politica nazionale a riconoscere il credito storico maturato nei confronti dell’Italia dai connazionali originari da quei territori di antico insediamento, che per oltre 60 anni hanno subito in patria l’ostracismo del silenzio ed hanno pagato con i loro beni immobili e mobili, con le loro aziende e le loro imprese – non ancora indennizzati definitivamente dallo Stato italiano – i debiti di guerra contratti dall’Italia.

    Il sostegno alle attività di ricerca e di divulgazione curate dai centri di studio e dalle associazioni della Diaspora sono stati pertanto concepiti al fine di favorire i progetti di divulgazione e di approfondimento, nelle scuole e nell’intera società civile, della ricca storia dei territori ceduti, pressoché del tutto ignorata in Italia per lunghi decenni, sottratta alla conoscenza e alla coscienza del Paese del quale pure facevano parte per plurisecolari tradizioni di lingua, di cultura, di sentire. Per decenni le comunità degli Esuli giuliani e dalmati diffuse su tutto il territorio nazionale e all’estero, nei Paesi di emigrazione, hanno custodito e – per quanto consentito dal contesto storico-politico del lungo dopoguerra – divulgato con le proprie sole forze una memoria complessiva che andava restituita all’intera nazione: ma era doverosa una assunzione di responsabilità da parte dei governi e della politica per inquadrare le vicende delle quali gli Esuli sono ancora oggi testimoni in una progettualità volta al futuro, in una chiave di riconciliazione dell’Italia con la sua più trascurata eppur ricchissima eredità culturale e civile.

    I ritardi che le associazioni dell’Esodo denunciano all’unisono segnalano la crescente indifferenza delle amministrazioni e degli ambienti politici per i temi dell’identità storica della nazione e per il tributo di esperienze e di sensibilità che gli italiani dell’Adriatico orientale possono portare al Paese in una sua fase politico-istituzionale interna molto delicata ed anche nel migliore esercizio delle sue funzioni internazionali.

  • LA DIETA DEMOCRATICA ISTRIANA... che cos'è?

    Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

    DIETA DEMOCRATICA ISTRIANA

    Istarski Demokratski Sabor

    La Dieta Democratica Istriana (in croato Istarski Demokratski Sabor, nome ufficiale Istarski Demokratski Sabor/Dieta Democratica Istriana, acronimo IDS-DDI) è un partito politico croato.

    È un partito regionale che si fa portavoce delle istanze della Regione Istriana e partecipa regolarmente sia alle elezioni nazionali che a quelle locali.

    Inoltre è anche presente nelle varie sezioni sia nella Regione Istriana che nella Regione litoraneo-montana (escluse le isole di Cherso e Lussino), ha sedi a Pola, Pisino, Albona, Parenzo, Rovigno, Buie, Pinguente, Abbazia, Fiume.

    STORIA

    Il partito, nato nel 1990, trovandosi in difficoltà organizzative e finanziarie, dovute in larga parte al difficile passaggio del dissolvimento della ex-Jugoslavia, non partecipò alle elezioni dello stesso anno che videro a livello nazionale la vittoria dell'Unione Democratica Croata, il partito nazionalista, e a livello regionale del partito socialdemocratico, ex comunista.

    Il 23 aprile 1994 segnò la svolta storica del partito, in occasione delle Dichiarazioni di Rovigno (*) sulla democratizzazione della Repubblica di Croazia, sull'ordinamento regionale della Repubblica di Croazia, sulla Regione autonoma istriana e sull'Euroregione Istria ed il nuovo Statuto della IDS-DDI.

    La linea politica del partito è basata principalmente sul regionalismo e sulla affermazione della peculiarità dell'Istria, intesa come terra multietnica e multiculturale. Le campagne elettorali e comunicative avvengono in croato e italiano, puntando quindi anche sul voto della minoranza italiana.

    La IDS-DDI promuove il bilinguismo dell'Istria e richiede al governo centrale una maggiore autonomia politica, amministrativa e linguistica.

    Il suo uomo politico di spicco, Ivan Jakovčić, presidente del partito dal 1991, riveste attualmente la carica di presidente della Regione Istriana.

    Nello statuto del partito c'è una voce appositamente dedicata ai diritti degli esuli istriani di lingua italiana. Il partito si propone di dare supporto al processo di ritorno, con particolare attenzione alla questione dei beni.

    RISULTATI ELETTORALI

    La Dieta Democratica Istriana è storicamente il partito di maggioranza nella regione istriana. Elegge propri rappresentanti al Sabor di Zagabria e in amministrazioni locali della regione litoraneo-montana.

    Nelle elezioni parlamentari del 2000 l'IDS/DDI si è presentata in una coalizione di centro ottenendo 4 seggi.

    Nelle elezioni parlamentari del 2003 l'IDS/DDI si è presentata in una coalizione guidata dal Partito Socialdemocratico ottenendo 4 seggi.

    Nelle elezioni parlamentari del 2007 il partito ha avuto 38.267 voti (1,5% dei consensi) conquistando 3 seggi in parlamento.

    (*) Testo delle Dichiarazioni di Rovigno

    (http://www.ids-ddi.com/it/ids-ddi/dokumenti/rovinjske-deklaracije/

    LE DICHIARAZIONI DI ROVIGNO

    Emane: 23.04.1994. In Rovigno

    DIETA DEMOCRATICA ISTRIANA

    PARTENDO dal principio che i diritti e le libertà dell'uomo sono la base di una società civile,

    CONSTATANDO che la Repubblica di Croazia sta vivendo una situazione di crisi sociale, economica e politica, che potrebbe portare la Croazia ad una dittatura totalitaria,

    ESPRIMENDO la volontà che la Croazia venga costruita su principi simili a quelli dell'ordinamento europeo moderno,

    DIETA DEMOCRATICA ISTRIANA

    ISTARSKI DEMOKRATSKI SABOR

    ISTRSKI DEMOKRATSKI ZBOR

    emana la

    D I C H I A R A Z I O N E

    SULLA REGIONE ISTRIANA AUTONOMA

    I

    La Regione Istriana è organizzata come regione autonoma ed è parte integrante dell'indiscindibile Repubblica di Croazia.

    II

    Fanno parte della Regione Istriana i territori delle seguenti città: Buie, Pinguente, Cherso, Lussinpiccolo, Abbazia, Pisino, Parenzo, Pola, e Rovigno, e i territori dei comuni di: Valle, Barbana, Verteneglio, Cerretto, Gracišće, Grisignana, Canfanaro, Chersano, Arsia, Lanischie, Lisignano, Laurana, Lupogliano, San Lorenzo del Pasenatico, Marzana, Mattuglie, Medolino, Montona, Draga di Moschiena, S.Domenica, Cittanova, Portole, S.Pietro in Selve, Sanvincenti, Antignana, Umago, Visignano, Visinada, Dignano, Orsera e Gimino.

    La sede della Regione Istriana va definita con referendum.

    III

    Tutti i cittadini della Regione Istriana godono degli stessi diritti basati sui principi del rispetto dei diritti dell'uomo, della libertà del singolo e dei gruppi, della parità di diritti e dell'eguaglianza.

    Le caratteristiche autoctone, etniche e culturali vengono particolarmente protette.

    IV

    La Regione Istriana ha un organo legislativo denominato Dieta istriana - Istarski sabor, composto da 40 fiduciari.

    La Regione Istriana ha un organo esecutivo, il Governo della Regione Istriana, che viene eletto dall'organo legislativo.

    La Regione Istriana ha un presidente che viene eletto dall'organo legislativo.

    V

    La Regione Istriana, in armonia con gli interessi della Repubblica di Croazia e con i principi di solidarietà con le altre Regioni, ha competenza legislativa nei seguenti campi:

    ordinamento degli uffici regionali e status del personale impiegato,

    ordinamento delle istituzioni regionali e delle imprese, nonché status del personale impiegato.

    istruzione e costituzione di istituzioni per l'istruzione,

    sanità e previdenza sociale, nonché costituzione di istituzioni sanitarie e di previdenza sociale,

    cultura e sport, nonché costituzione di istituzioni culturali e sportive,

    traffico e vie di comunicazione, trasporto, acquedotto e opere pubbliche,

    urbanistica e pianificazione del territorio, salvaguardia dell'ambiente e attività abitative-comunali,

    salvaguardia della natura, particolamente della flora, della fauna e del paesaggio,

    turismo, industria alberghiera e divertimento,

    salvaguardia degli spazi storici, culturali e ambientali dell'Istria,

    stazioni radiofoniche e televisive,

    impianti energetici.

    La Regione Istriana può, con legge speciale derivante dal risultato di un referendum, cambiare il territorio e il nome dei comuni e delle città, nonché la sede della Regione.

    La Regione Istriana ha competenza amministrativa in primo e secondo grado all'interno della competenza legislativa.

    VI

    La Regione Istriana ha beni propri e proprio patrimonio.

    I beni propri sono: terreno coltivabile ed edile, boschi, miniere, scavi, acque potabili e termali e beni marittimi.

    Il patrimonio proprio: beni mobili e immobili di proprietà degli uffici, sezioni, istituzioni e imprese regionali.

    VII

    La Regione Istriana ha un proprio bilancio che viene stabilito dall'organo legislativo.

    Gli introiti realizzati sul territorio della Regione Istria e derivanti da imposte, tasse e indennizzi vengono suddivisi in modo tale che: i 2/3 spettano al bilancio comunale, cittadino e regionale, mentre il restante 1/3 al bilancio statale.

    VIII

    Il territorio della Regione Istriana è territorio demilitarizzato.

    IX

    I comuni e le città della Regione Istriana, in base ad una particolare decisione del loro corpo di rappresentanza, sono membri dell'Euroregione Istria.

    LA DICHIRAZIONE SULLA REGIONE ISTRIANA AUTONOMA È PARTE INTEGRANTE DEL PROGRAMMA POLITICO DELLA DDI E VINCOLA TUTTI I MEMBRI DELLA DDI, IN TUTTE LE ISTITUZIONI DEL SISTEMA POLITICO E DELLA VITA PUBBLICA.

    --------------------------------------------------------------------------------

    PARTENDO dal presupposto che l'Istria è una regione storica la cui fondamentale peculiarità è la plurietnicità e la tolleranza tra etnie e

    CONVINTI che per raggiungere una prosperità universale, sia spirituale che materiale, sia assolutamente necessario assicurare all'Istria quello status che corrisponde alle necessità dei suoi cittadini, nonché

    Istarski demokratski sabor

    Dieta democratica istriana

    Istrski demokratski zbor

    emana la

    D I C H I A R A Z I O N E

    SULL'ORDINAMENTO REGIONALE DELLA REPUBBLICA DI CROAZIA

    La DDI reputa che le diversità e le peculiarità della Repubblica di Croazia, che si manifestano e affermano nelle regioni, siano una ricchezza della Croazia.

    La DDI reputa la Repubblica di Croazia uno stato nel quale è possibile e necessario, viste le peculiarità delle singole regioni croate, applicare i documenti europei fondamentali che regolano i diritti delle comunità locali e regionali.

    La DDI reputa che la garanzia di unitarietà di uno stato si realizzi attraverso: la difesa dello stato, la politica estera, una parte degli affari interni, il sistema monetario, una magistratura autonoma e una base unitaria dell'organizzazione statale. Tutto il resto deve essere di competenza delle comunità regionali e locali.

    La DDI reputa che per lo sviluppo della Repubblica di Croazia sia indispensabile:

    Istituire un sistema regionale che arricchirà la democrazia, contrariamente all'istituzione di un sistema conteale che ha ridotto la democrazia.

    Cedere una significativa parte di competenze e proprietà dello stato alle regioni in maniera da permettere ai propri cittadini di partecipare al processo decisionale democratico.

    Mettere in atto il diritto delle regioni alla costituzione di un adeguato sistema di norme che renderà possible uno sviluppo più veloce e qualitativo dell'intera Repubblica di Croazia.

    Modificare il sistema di finanziamento pubblico in modo da definire le fonti di guadagno dello stato, delle regioni e delle comunità locali, con le quali si determinerà la parte spettante allo stato per il suo funzionamento, la parte di solidarietà per i territori non sviluppati e colpiti dalla guerra, e la parte più grande per le necessità locali dei cittadini, delle cooperative, dei comuni, delle città e delle regioni. La modifica del sistema di finanziamento pubblico renderà possibile lo sviluppo policentrico e l'efficacia di tutte le attività statali, regionali, locali e pubbliche.

    Concretizzando il punto di vista sull'ordinamento interno, la DDI s'impegna affinché la Repubblica di Croazia sia uno stato formato da 6-8 regioni con i rispettivi statuti e città con statuto particolare, per le quali verrà definito il grado di autonomia per mezzo della Costituzione e in armonia con quanto raggiunto in Europa in merito alla determinazione dei diritti all'autogoverno locale e dei diritti di contatto e collaborazione reciproci.

    La DDI ritiene che solo una Repubblica di Croazia a ordinamento regionale possa assicurare il pieno sviluppo della democrazia e garantire un'integrazione civile, economica e culturale nella Comunità Europea.

    LA DICHIRAZIONE SULL'ORDINAMENTO REGIONALE DELLA REPUBBLICA DI CROAZIA È PARTE INTEGRANTE DEL PROGRAMMA POLITICO DELLA DDI E VINCOLA TUTTI I MEMBRI DELLA DDI, IN TUTTE LE ISTITUZIONI DEL SISTEMA POLITICO E DELLA VITA PUBBLICA.

    --------------------------------------------------------------------------------

    PARTENDO dal presupposto che l'Istria è una regione storica la cui peculiarità fondamentale è rappresentata dalla plurietnicità e della tolleranza tra etnie e

    CONVINTI che per raggiungere una prosperità universale, sia spirituale che materiale, sia assolutamente necessario assicurare quello status di Regione Istriana che corrisponda alle necessità dei suoi cittadini, nonché

    IN BASE alla Dichiarazione generale dei diritti dell'uomo, alla Carta europea sulle libertà dei comuni, alla Carta europea sulla collaborazione transconfinaria, alla carta europea sull'autogoverno locale e ad altri documenti che si ispirano ai suddetti documenti,

    ISTARSKI DEMOKRATSKI SABOR

    DIETA DEMOCRATICA ISTRIANA

    ISTRSKI DEMOKRATSKI ZBOR

    emana la

    D I C H I A R A Z I O N E

    SULLA DEMOCRATIZZAZIONE DELLA REPUBBLICA DI CROAZIA

    La DDI si impegna affinché la Croazia sia una comunità di cittadini nella quale si rispettino tutti i diritti e le libertà dell'uomo e nella quale tutti i cittadini abbiano gli stessi diritti, a prescindere dalla loro razza, nazionalità, religione , sesso, ceto sociale o da qualsiasi loro altra appartenenza.

    A tutti i cittadini deve venir assicurato il diritto alla vita, alla proprietà, all'istruzione ed educazione, alla previdenza sociale, all'assicurazione sanitaria, al lavoro, alla libertà di movimento come pure tutti gli altri diritti determinati dai regolamenti internazionali.

    Si assicura in particolar modo la difesa dei diritti delle minoranze e di tutti i gruppi minacciati.

    Tutti i cittadini devono fruire delle libertà fondamentali e cioè della libertà di parola e di stampa; della libertà di pensiero, di coscienza e di convinzione; della libertà di religione; della libertà di assembramento; della libertà di associazione e di quella di non associazione.

    La DDI s'impegna per l'affermazione della democrazia nella quale il parlamento della Repubblica di Croazia, quale organo dei rappresentanti e legislativo sia il punto centrale di decisione sulle questioni d'interesse comune all'intera comunità.

    La DDI s'impegna affiniché solo la volontà dei cittadini della Repubblica di Croazia espressa con referendum sia al di sopra delle decisioni emanate dal Parlamento della RC.

    La DDI s'impegna affinché il Governo della Repubbica di Croazia sia autonomo nell'espletamento delle proprie competenze e che debba rispondere solo al Parlamento.

    La DDI s'impegna affinché il potere giudiziario sia al di sopra di qualsiasi influenza di partito e che operi in armonia con la Costituzione e le leggi.

    La DDI s'impegna per una veloce privatizzazione della proprietà pubblica (statale) in modo tale da consentire ad ogni cittadino, conformemente al suo contributo, di partecipare alla suddivisione della ricchezza nazionale, e che nella restante parte del processo vengano rispettati i princípi di mercato.

    La DDI s'impegna per un giusto risarcimento e restituzione dei beni alle persone alle quali il patrimonio è stato espropriato, però rispettando il principio che non si debba ricorrere a nuovi torti per riparare a quelli passati.

    La DDI s'impegna affinché venga rispettata coerentemente la tradizione antifascista e perché vengano rimossi tutti i simboli e le connessioni che collegano la Repubblica di Croazia al periodo dello Stato Indipendente Croato (NDH).

    La DDI s'impegna affinché la Repubblica di Croazia abbia un ordinamento interno tale da permettere che il potere legislativo sia suddiviso tra lo stato e le regioni, perchè un tale ordinamento garantisce e rafforza ulteriormente la democrazia.

    LA DICHIARAZIONE SULLA DEMOCRATIZZAZIONE DELLA REPUBBLICA DI CROAZIA È PARTE INTEGRANTE DEL PROGRAMMA POLITICO DELLA DDI E VINCOLA TUTTI I SUOI MEMBRI, IN TUTTE LE ISTITUZIONI DEL SISTEMA POLITICO E DELLA VITA PUBBLICA

    --------------------------------------------------------------------------------

    PARTENDO dalla tradizione storica e regionale dello stato croato,

    TENENDO presenti i traguardi attuali dell'ordinamento dell'autogoverno locale,

    RITENENDO sia un diritto dei cittadini partecipare all'amministrazione dei comuni, delle città e delle regioni, e che un forte autogoverno locale sia la base della democrazia e una condizione preliminare per lo sviluppo materiale e culturale della Croazia,

    Istarski demokratski sabor • Dieta democratica istriana • Istrski demokratski zbor

    emana la

    D I C H I A R A Z I O N E

    SULL'EUROREGIONE ISTRIA

    I

    L'Euroregione Istria è una regione transconfinaria il cui territorio è parte integrante della Repubblica di Croazia, della Repubblica di Slovenia e della Repubblica d'Italia.

    Sono membri dell'Euroregione Istria della Croazia le seguenti città: Buie, Pinguente, Cherso, Lussinpiccolo, Abbazia, Pisino, Parenzo, Pola e Rovigno e i comuni di: Valle, Barbana, Verteneglio, Cerretto, Gracišće, Grisignana, Canfanaro, Chersano, Arsia, Lanischie, Lisignano, Laurana, Lupogliano, San Lorenzo del Pasenatico, Marzana, Mattuglie, Medolino, Montona, Draga di Moschiena, S.Domenica, Cittanova, Portole, S.Pietro in Selve, Sanvincenti, Antignana, Umago, Visignano, Visinada, Dignano, Orsera e Gimino.

    Sono membri dell'Euroregione Istria della Slovenia i comuni di Capodistria, Isola e Pirano.

    E' membro dell'Euroregione Istria della Repubblica d'Italia il Comune di Muggia.

    Sede dell'Euroregione Istria è Parenzo.

    II

    Si costituisce l'Euroregione Istria per uno sviluppo sociale, economico, culturale e territoriale dell'Istria coordinato e integrale.

    III

    Tutti i cittadini presenti sul territorio dell'Euroregione Istria godono degli stessi diritti basati sul principio del rispetto dei dititti dell'uomo, della libertà del singolo e dei gruppi, della parità di diritti e d'uguaglianza.

    Le caratteristiche autoctone, etniche e culturali sono particolarmente protette.

    IV

    L'Euroregione Istria ha i propri organismi che coordinano l'attività dei membri.

    Gli organismi dell'Euroregione Istria sono:

    il Consiglio dell'Euroregione Istria

    il Comitato permanente dell'Euroregione Istria

    le Commissioni permanenti dell'Euroregione Istria

    Il Consiglio è composto dai rappresentanti dei membri.

    Il Comitato permanente viene eletto dal Consiglio.

    Le Commissioni permanenti sono le seguenti:

    Commissione per la cultura, l'istruzione e lo sport,

    Commissione per la difesa dell'ambiente,

    Commissione per la pianificazione dell'ambiente, l'urbanistica e l'edilizia,

    Commissione per i gruppi etnolinguistici,

    Commissione per l'agricoltura, la silvicoltura, l'economia idrica e la pesca,

    Commissione per il turismo e il tempo libero,

    Commissione per la navigazione, il traffico e i collegamenti,

    Commissione per la sanità,

    Commissione per l'industria e l'energetica,

    Commissione per le attività bancarie e il commercio.

    V

    Il territorio dell'Euroregione Istria è zona demilitarizzata.

    VI

    L'Euroregione Istria si costituisce in base alle decisioni dei membri.

    LA DICHIARAZIONE SULL'EUROREGIONE ISTRIA È PARTE INTEGRANTE DEL PROGRAMMA POLITICO DELLA DDI E VINCOLA TUTTI I MEMBRI DELLA DDI, IN TUTTE LE ISTITUZIONI DEL SISTEMA POLITICO E DELLA VITA PUBBLICA.

  • tratto da internet fonte:

    www.portale.italradio.org

    L'ITALIANO NELLO STATUTO DELLA REGIONE ISTRIANA

    Statuto della Regione Istriana del 19 aprile 2003

    (Repubblica di Croazia)

    Articolo 6.

    Nella Regione istriana la lingua croata e quella italiana sono equiparate nell'uso ufficiale per quello che concerne il lavoro degli organi regionali nell'ambito dell'autogoverno locale. Le modalità per la realizzazione del bilinguismo vengono stabilite dal presente Statuto e da altre prescrizioni.

    Articolo 24

    Nella Regione istriana l'uso ufficiale paritetico delle lingue croata e italiana si realizza: nel lavoro di tutti gli organi della regione nell'ambito delle competenze d'autogoverno nel procedimento davanti agli organi amministrativi. Gli organi di cui al comma 1 del presente articolo, renderanno possibile l'uso e riconosceranno la validità dei documenti giuridici privati anche quando sono redatti in lingua italiana.

    Articolo 25

    Nella Regione istriana il lavoro dell’Assemblea regionale e della Giunta si svolge in lingua croata e in lingua italiana. Nella Regione istriana si assicura il bilinguismo: nello scrivere il testo di timbri e stampiglie con lettere della stessa grandezza, nello scrivere, con lettere della stessa grandezza, le tabelle degli organismi rappresentativi, esecutivi ed amministrativi della Regione, come pure delle persone giuridiche che hanno autorizzazioni pubbliche, nello scrivere i titoli degli atti con lettere della stessa grandezza. Al consigliere dell’Assemblea, al membro della Giunta, oppure al cittadino, si assicura: il recapito del materiale bilingue per le sedute dell’Assemblea e della Giunta regionale, la stesura bilingue del verbale e la pubblicazione bilingue delle conclusioni, la pubblicazione bilingue degli avvisi ufficiali e degli inviti degli organismi rappresentativi, esecutivi ed amministrativi della Regione, come pure il materiale bilingue per le sedute dell'organismo rappresentativo ed esecutivo.

    Articolo 26

    Su parte o su tutto il territorio dei comuni e delle città della Regione istriana nei quali risiedono gli appartenenti alla comunità nazionale italiana, conformemente ai loro statuti, le lingue croata e italiana sono equiparate nell'uso uficiale.

    Articolo 27

    Agli appartenenti alla comunità nazionale italiana si garantisce il diritto d'uso pubblico della loro lingua e scrittura, il diritto alla salvaguardia dell'identità nazionale e culturale - e a tale scopo possono fondare società culturali ed altre società che sono autonome - il diritto di organizzare liberamente la propria attività informativa ed editoriale, il diritto all’educazione e all'istruzione elementare, media superiore e universitaria nella propria lingua, secondo programmi particolari che contengono in modo adeguato la loro storia, cultura e scienza, come pure il diritto di mettere in rilievo le caratteristiche nazionali. Nell'attuare tale diritto, gli appartenenti alla comunità nazionale italiana e le loro istituzioni possono collegarsi con istituzioni in Croazia e all'estero. Sugli edifici delle sedi della Regione istriana, accanto alla bandiera della Repubblica di Croazia e a quella della Regione istriana, si espone anche la bandiera della comunità nazionale italiana, come pure in occasioni solenni e nelle sedute degli organi di rappresentanza.

    Articolo 28

    Al fine di attuare la parità della lingua croata e di quella italiana, la Regione impiega un adeguato numero di dipendenti che hanno una medesima conoscenza attiva della lingua croata e della lingua italiana. Nei procedimenti di primo e secondo grado dinanzi agli organismi amministrativi della Regione, gli appartenenti alla comunità nazionale italiana hanno gli stessi diritti come nei procedimenti dinanzi agli organismi dell’amministrazione statale di primo grado. Le persone giuridiche che hanno autorizzazioni pubbliche per l'espletamento degli affari per gli appartenenti alla comunità nazionale italiana, nei rapporti reciproci diretti possono usare solo la lingua italiana.

    Articolo 29

    La Regione istriana assicura ai cittadini il rilascio di documenti pubblici e moduli bilingui che vengono usati ufficialmente.

    Articolo 30

    Nei comuni e nelle città che hanno prescritto il bilinguismo, agli alunni dell'istituzione con insegnamento in lingua croata verrà assicurato e specialmente stimolato l'insegnamento della lingua italiana quale lingua dell'ambiente sociale.

    Articolo 31.

    In merito alle questioni che rientrano nell'ambito dell'autogoverno regionale e che sono di particolare rilievo per gli appartenenti alla comunità nazionale italiana, si garantisce il diritto di consenso alla Commissione per le questioni e la tutela dei diritti della comunità nazionale italiana autoctona come organismo di lavoro permanente dell'Assemblea. La Commissione di cui al primo comma del presente articolo, è costituita dal Presidente e da quattro membri, la maggioranza dei quali sono consiglieri dalle file della comunità nazionale italiana. Il diritto d'iniziativa e di consenso della Commissione di cui al primo comma del presente articolo, ha l'effetto di togliere di una sol volta un argomento dall'ordine del giorno per un periodo di novanta giorni. Il diritto di consenso lo può esercitare anche un terzo dei membri dell'Assemblea, nel caso in cui ritengano che una prescrizione può nuocere alle particolarità pluriculturali e plurietniche dell'Istria. L'applicazione del consenso è stabilita dal Regolamento di lavoro e da altri atti dell'Assemblea.

    Articolo 32

    La Regione istriana riconosce il ruolo e il valore dell'Unione Italiana - Talijanska unija, quale rappresentante degli appartenenti alla comunità nazionale italiana. Per il lavoro dell’Unione Italiana - Talijanska unija e delle sue istituzioni, la Regione istriana assicura i mezzi finanziari nel suo Bilancio, nell’ambito delle proprie possibilità.

    Articolo 33

    La Regione istriana stimola le condizioni per l'attuazione del libero rientro e per l'ottenimento del pieno status di cittadini per tutti gli emigrati istriani, e promuove i loro legami con i luoghi d’origine. Le caratteristiche etniche e culturali autoctone ed altre particolarità dell'Istria sono salvaguardate in conformità alle disposizioni del presente Statuto e ad altre prescrizioni.

    Testo ufficiale italiano completo su: http://www.istra-istria.hr/index.php?id=507

  • tratto da Internet fonte:

    www.coordinamentoadriatico.it

    BILINGUISMO IN ISTRIA : GLI IMPEGNI NON MANTENUTI

    Scritto da Cesare Papa

    La legge sull'uso delle lingue delle minoranze è stata approvata nel maggio scorso dal Parlamento Croato. Sembra si tratti di una buona legge. Si parla, oltre confine, di una legge allineata agli standard europei. Tutto bene allora ? Non proprio. A cinque mesi dall'entrata in vigore della legge tutto, o quasi, sembra rimasto come prima nel territorio di insediamento storico della minoranza italiana. Nel dettaglio: il bilinguismo visivo è mera utopia. Dove esiste riguarda solo una piccola parte delle scritte e delle insegne. Su gran parte del territorio non ne esiste traccia. E dove c'è si vede una sua interpretazione molto particolare. La iscrizione in italiano è molto spesso a caratteri più piccoli, fra parentesi, con vistosi errori di ortografia e di sintassi. Il metodo applicato è quello di sempre: l'italiano, non essendo la lingua nazionale, è considerato un optional, o, meglio, un elemento di disturbo, e questa sua negatività è messa bene in evidenza.

    La popolazione minoritaria viene così non rispettata, ma sopportata. Siamo, nella applicazione pratica della legge agli standard europei ? Forse il bilinguismo è interpretato in questo modo in Alto Adige o in Valle d'Aosta, per non parlare degli altri paesi europei dove è in vigore ? Leggiamo nella dichiarazione programmatica della Dieta Democratica Istriana: "La realtà plurilingue e pluriculturale della Regione istriana esige adeguati interventi nel sociale a livello di tutela del suo habitat culturale e che scaturiscono dai fenomeni di lingue e culture di contatto. L' Istria rappresenta una regione trilingue. Lo status linguistico dell'Istria e delle sue tre lingue standard: croato, sloveno e italiano, va sancito dallo Statuto speciale steso nel rispetto della sovranità delle repubbliche di Croazia e Slovenia, nonché delle specifiche esigenze dei singoli comuni istriani dove vive ed opera la comunità italiana.

    Il proseguimento graduale del bilinguismo in Istria deriva dall'atteggiamento politico-culturale pluralistico della DDI, teso all'affermazione della Regione Istria quale esempio di civile convivenza e avanzate forme di libertà etnico-culturali. Il diritto alla cultura, tanto globalmente intesa quanto etnicamente determinata, esige un' adeguata politica linguistica da esternare attraverso la realizzazione graduale del bilinguismo nelle aree peninsulari e insulari della Regione istriana, dove accanto alle lingue croata, rispettivamente slovena, va promossa pariteticamente la lingua italiana.".

    La Dieta Democratica Istriana ha quindi fatto dei diritti della minoranza italiana e del bilinguismo in particolare uno dei punti qualificanti del proprio programma. Ha curato l'applicazione corretta del bilinguismo in tutte le sue manifestazioni, dai manifesti ai comizi elettorali, ai bollettini ed ad ogni altra forma di comunicazione nell'ambito del partito. Ha proposto e fatto approvare nei comuni e nelle città in cui deteneva la maggioranza, nonché nello statuto regionale le norme per una applicazione corretta e di standard europeo del bilinguismo. Perché tutto ciò, proprio ora che è partito di governo, non viene applicato sul territorio ? Il popolo istriano ha manifestato con il voto il proprio consenso a queste linee programmatiche. Non si pensa, ai vertici del partito che deludere gli elettori, non realizzando quanto promesso, sarà pagato in termini di consensi, nei futuri appuntamenti elettorali?

  • ....... e a questa domanda, mi fermo a pensare...

    Allora abbiamo fatto il punto della situazione per quanto riguarda le istituzioni rappresentanti la Minoranza Italiana in Istria, Fiume e Dalmazia..i finanziamenti.. i compiti dell'Unione Italiana, delle Comunità, Giunte ecc.ecc , ora bisognerebbe anche sapere se tutto questo meccanismo funziona davvero bene, e se la Minoranza si sente ben rappresentata da queste persone che sono al comando, che da quanto so, sono sempre gli stessi personaggi ad essere eletti da anni ormai, mentre gli elettori che vanno a votare, a quanto pare, sono sempre di meno, e mi chiedo, come mai?...e il dubbio che mi sorge spontaneo è..non è che la gente si sia stancata di andare a votare perchè si sa che a vincere le elezione sono sempre li stessi da anni? ci sono imbrogli...o..altro?

    ma come funziona il sistema elettorale? andiamo a vedere..

    tratto da internet: Coordinamento Adriatico domenica 16 maggio 2010

    Scritto da Dario Saftich

    LE CANDIDATURE PER L'ELEZIONE DEI VERTICI DELL'UNIONE ITALIANA

    FIUME – Sono scaduti ieri sera alle ore 20 i termini di presentazione delle candidature per le elezioni dell’Unione Italiana. Alle Commissioni elettorali delle Comunità degli Italiani sono state consegnate le candidature per l’Assemblea dell’Unione italiana. Le candidature per la presidenza dell’Unione e per la presidenza della Giunta dell’Unione, invece, sono state depositate direttamente nella sede dell’Unione Italiana a Fiume. Il processo elettorale è partito in 50 Comunità degli Italiani. Non si sono costituiti gli organismi elettorali unicamente a Pinguente e Stridone.

    VOTO DIRETTO

    Quest’anno per la prima volta la massima organizzazione rappresentativa della comunità nazionale italiana adotta il voto diretto per i vertici, ovvero per il presidente dell’UI e per il Capo dell’Esecutivo. Si tratta di un sistema già in auge nelle autonomie locali e regionali, che si è dimostrato capace finora di calamitare l’interesse dell’opinione pubblica e di assicurare un legame quanto più diretto tra gli elettori e i dirigenti eletti. Nel caso dell’Unione Italiana si è proceduto a un adeguamento di questo sistema alle peculiarità dell’etnia, in modo tale da garantire, al di là di ogni ombra di dubbio, il suo valore di fondo, l’unitarietà. Pertanto i candidati a presidente dell’Unione e a Capo della Giunta concorrono insieme in un’unica lista: uno dei candidati dev’essere espressione dei connazionali in Croazia, l’altro dei connazionali in Slovenia. L’auspicio, ovviamente, è che la novità del voto diretto risvegli un interesse per la consultazione ancora maggiore rispetto agli appuntamenti elettorali precedenti, contribuendo così a rafforzare ulteriormente la coesione della CNI.

    IN CAMPO I VERTICI USCENTI E UNA LISTA DI SFIDANTI

    Stando ai dati ufficiosi sono due le liste di candidatura in lizza per le elezioni del 13 giugno, che sono state notificate, con tanto di firme di sostegno, alla Commissione elettorale centrale in tempo utile, ovvero entro le 20 di ieri sera,

    La prima lista, denominata “Orgoglio Italiano”, che ha raccolto 977 firme, comprende i vertici uscenti dell’Unione Italiana: quindi Furio Radin, che ricopre anche la carica di deputato dell’etnia al Sabor, punta alla conferma al posto di presidente dell’Unione Italiana. Assieme a lui in lista c’è Maurizio Tremul, presidente uscente della Giunta, che aspira pure alla riconferma, In questo caso Radin è espressione dei connazionali in Croazia, Tremul della CNI in Slovenia.

    L’altra lista, denominata “L’Unione per le Comunità”, che ha raccolto 871 firme, è formata da Silvano Sau, candidato a presidente dell’Unione ed espressione dei connazionali in Slovenia, nonché da Orietta Marot, candidata a presidente della Giunta ed espressione della CNI in Croazia. Silvano Sau è stato l’ultimo presidente della vecchia Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume (UIIF) ed è stato anche al vertice della CAN costiera. Attualmente è vicesindaco di Isola, presidente della CAN comunale e vicepresidente della CAN costiera. Orietta Marot è attualmente direttrice amministrativa dell’Unione Italiana e presidente del Consiglio litoraneo-montano della minoranza nazionale italiana. Va rilevato, ovviamente, che i dati relativi alle firme di sostegno ai candidati devono essere sottoposti ancora a verifica da parte della Commissione elettorale centrale.

    ASSEMBLEA UI: SISTEMA ELETTORALE CONSUETO

    Le elezioni per il rinnovo dell’Assemblea dell’Unione Italiana si svolgeranno con il vecchio sistema, come consuetudine ormai da due decenni. Ogni Comunità costituirà una circoscrizione, nell’ambito della quale verranno eletti i consiglieri nell’Assemblea UI spettanti a detta CI. Ogni sodalizio, lo ricordiamo, ha diritto attualmente ad almeno un consigliere. Il numero dei rappresentanti è legato alla presenza numerica dei connazionali sul territorio. Il 13 giugno, infine, si voterà, di pari passo alle elezioni dell’Unione Italiana, anche per il rinnovo delle Assemblee di numerose Comunità degli Italiani. Laddove si voterà anche per il rinnovo delle Assemblee CI gli elettori, in altre parole, riceveranno tre schede ai seggi (elezioni per i vertici UI, per l’Assemblea UI e per l’organismo assembleare comunitario). Là dove non verranno rinnovati gli organi comunitari le schede saranno soltanto due: per i vertici e per l’Assemblea UI.

    LA CONVALIDA DELLE CANDIDATURE ENTRO IL 20 MAGGIO

    L’accertamento e la convalida delle proposte di candidatura dovrà avvenire entro il 20 maggio 2010. L’inizio ufficiale della campagna elettorale è previsto il 21 maggio. La compilazione degli elenchi elettorali da parte delle Commissioni elettorali delle CI dovrà avvenire entro il 24 maggio, mentre gli inviti al voto dovranno essere inoltrati agli elettori da parte delle CI entro il 31 maggio. La stampa e la distribuzione delle schede elettorali da parte dei sodalizi della CNI dovrà avere luogo entro il 7 giugno. Il silenzio elettorale scatterà sabato 12 giugno. Le elezioni avranno luogo invece domenica 13 giugno 2010.

    Fonte: «La Voce del Popolo», 15/05/10.

  • ....e come sono andate le elezioni del 13 giugno 2010 ?

    tratto da internet- fonte:

    La Voce del Popolo 14 giugno 2010

    FIUME . Notevole l'affluenza alle urne alle elezioni dell'Unione Italiana

    Si impongono Radin e Tremul

    "FIUME – L’elezione diretta dei vertici dell’Unione Italiana è riuscita a calamitare l’attenzione e l’interesse degli elettori della comunità nazionale italiana. L’affluenza alle urne nelle 50 circoscrizioni, ovvero nelle Comunità degli Italiani, dove si sono svolte le operazioni di voto, è stata in genere elevata. Semmai è stata frenata dal gran caldo nelle ore centrali della giornata. Le previsioni della vigilia sono state rispettate. I vertici uscenti sono stati riconfermati. I candidati della lista “Orgoglio Italiano”, Furio Radin e Maurizio Tremul, si sono imposti sui “rivali” della lista “L’Unione per la Comunità”, Silvano Sau e Orietta Marot. Furio Radin, pertanto, continuerà a ricoprire la carica di presidente dell’Unione Italiana e Maurizio Tremul quella di presidente della Giunta esecutiva dell’UI. Di pari passo si sono svolte anche le elezioni per il rinnovo dell’Assemblea dell’Unione Italiana. In molte CI, in particolare quelle più piccole, le liste erano “blindate”, ovvero il numero dei candidati era uguale a quello dei posti a disposizione. Per i sodalizi maggiori, invece, si dovrà attendere la giornata odierna per conoscere i nomi degli eletti. Non va dimenticato, inoltre, che in molte CI si sono svolte anche le elezioni per il rinnovo delle Assemblee comunitarie. A Palazzo Modello, ovvero nella sede dell’UI a Fiume, è stato allestito un seggio particolare per gli elettori di Pinguente e Stridone, due località nelle quali non si è riusciti a organizzare le operazioni di voto.

    Nel grosso delle località si sono imposti Radin e Tremul. Particolarmente netta la vittoria a Pola dove “Orgoglio Italiano” ha ottenuto 861 voti contro i 298 della lista rivale. “L’Unione per la Comunità” ha vinto di misura a Fiume con 593 suffragi contro i 446 di Radin e Tremul. Sau e Marot hanno vinto, tra l’altro, a Rovigno (552 contro 284), Verteneglio (160 contro 71), in Dalmazia, a Pirano (181 contro 119), a Pisino (103 contro 40), a Cherso (112 contro 27) e Abbazia (101 contro 62). “Orgoglio Italiano” si è imposto, tra l’altro, a Umago con 349 suffragi contro i 144 di “L’Unione per la Comunità”. Anche nelle altre località del Buiese in genere si sono imposti Radin e Tremul, in vantaggio pure ad Albona, Parenzo, in buona parte delle CI del Capodistriano e nelle località della cintura polese. Gli aventi diritto al voto sono stati circa 37mila. I votanti sicuramente sono oltre diecimila. A favore di Sau e Marot hanno votato oltre 4.400 elettori. Per Radin e Tremul oltre 6.000. In pratica i vertici uscenti si sono imposti con circa 1.600 voti in più."

    ----------------------------------------

    riporto le frasi dell'articolo:

    "gli aventi diritto al voto sono circa 37.000".."I votanti sicuramente sono oltre 10.000"..

    ha votato 1/3 degli aventi diritto al voto, ma gli altri 27.000 ?

    tutti in vacanza?.. mah..

    -----------------------------------------------------------

    I commenti di chi ha perso alle elezioni: L'UNIONE DELLE COMUNITA'

    ---------------------------------------------------------------------------------

    tratto da internet: fonte La voce del Popolo del 15/6/2010

    Silvano Sau aperto al dialogo con la lista vincente

    «ANALIZZARE INSIEME I MOTIVI DELLA BASSA AFFLUENZA ALLE URNE

    FIUME – “Saremmo decisamente più felici se avessimo vinto noi. Secco il commento di Silvano Sau, candidato in lizza per la carica di presidente dell’UI che pur accettando la sconfitta della lista “L’Unione per la Comunità” alle elezioni di domenica scorsa, si è detto soddisfatto dei risultati ottenuti. ”La nostra porta è aperta alla collaborazione con la lista vincente. Spetterà ai vincitori decidere se collaborare oppure chiudersi a riccio. Come opposizione siamo aperti al dialogo e alla collaborazione”, ha rilevato Silvano Sau. Il candidato a presidente della lista “L’Unione per la Comunità” ha inoltre precisato che, “tenendo conto che siamo partiti disorganizzati e considerando il poco tempo che abbiamo avuto a disposizione e "gli avvenimenti poco simpatici da parte di altre forze politiche", il risultato è soddisfacente”. L’elezione diretta dei vertici UI che si è svolta nelle varie sedi delle Comunità degli Italiani “ha registrato un’affluenza alle urne bassa rispetto al numero degli iscritti alle varie CI. Questo è un chiaro segno che bisogna analizzare i risultati elettorali ottenuti, cosa che abbiamo in programma di fare”, ha precisato Silvano Sau. Rispondendo alla domanda se ci possa essere collaborazione tra opposizione e lista vincente riguardante tra l’altro l’analisi dei motivi della bassa affluenza alle urne, e al numero degli iscritti che effettivamente si dichiarano italiani, Sau si è detto pronto a collaborare. “Bisogna vedere chi sono effettivamente gli italiani iscritti alle varie CI”, ha sottolineato Silvano Sau, aggiungendo che “è importante analizzare il numero degli iscritti tenendo conto della loro effettiva dichiarazione di italianità”. Sau ha fatto riferimento anche alla recente dichiarazione di uno dei massimi esponenti dell’UI secondo il quale “su 37.000 iscritti soltanto 22.000 si dichiarano italiani”. Sono appunto questi i dati che vanno analizzati, ha ribadito Sau. Su questo tema l’esponente della lista “L’Unione per la Comunità” ha più volte auspicato una collaborazione con la lista vincente precisando però che la cosa “non dipende da noi”, ma “dalla volonta dei vincitori di aprirsi al dialogo con l’opposizione”. “I risultati che abbiamo ottenuto a Rovigno, Verteneglio, Fiume, sono risultati importanti. Le istituzioni non possono non tener conto della presenza di una forte opposizione”, ha precisato. “Trarremo le nostre conclusioni. Non pensavamo di raggiungere un tale risultato” è stato il commento finale di Silvano Sau.

    Tamara Tomić

    ---------------------------------------------

    riporto una frase dell'articolo ..e ho virgolettato un punto del discorso:

    (omissis)...

    -tenendo conto che siamo partiti disorganizzati e considerando il poco tempo che abbiamo avuto a disposizione e "gli avvenimenti poco simpatici da parte di altre forze politiche", il risultato è soddisfacente ...(omissis)

    --------------------------------------------

    che intendeva Silvano Sau con :"gli avvenimenti poco simpatici da parte di altre forze politiche"?...devo scoprirlo..o qualcuno lo sa?

    -----------------------------------------

    ORIETTA MAROT SULL'ESITO DELLA CONSULTAZIONE

    «UN RISULTATO SODDISFACENTE - ORA LARGO SPAZIO ALL'ASSEMBLEA

    FIUME – “Sono molto contenta per due ragioni. Innanzitutto il risultato ottenuto è molto soddisfacente, tenendo conto del fatto che questa era la prima volta che mi candidavo. Inoltre il fatto che abbia avuto il buon senso di candidarmi con un’altra lista ha contribuito a rendere la campagna elettorale vivace e interessante”. Lo ha sottolineato dopo la diffusione dei risultati ufficiosi delle elezioni per i vertici dell’UI, la candidata a presidente della Giunta della lista “L’Unione per la Comunità”, Orietta Marot, rilevando che la sua candidatura era stata auspicata da numerosi presidenti di Comunità. Essi chiaramente non hanno interferito sul voto dei soci”.

    Orietta Marot ha evidenziato che in futuro sarà molto importante il ruolo che assumerà l’Assemblea: “Sarà quella la sede in cui si deciderà tutto. Sarà un’Assemblea democratica che permetterà a tutti di dire la propria sulla strada che l’Unione sarà chiamata a seguire”. Durante la campagna elettorale è emersa “l’importanza del decentramento”, è stato rilevato “il ruolo importante dei connazionali, della base”. Questi valori, ha dichiarato ancora Orietta Marot, “dovranno essere fatti propri dalla nuova Assemblea”.

    L’esponente della lista “L’Unione per la Comunità” ha evidenziato pure che è necessario proseguire lungo il cammino iniziato con le modifiche statutarie. Dopo l’elezione del presidente dell’UI e del capo dell’Esecutivo andrà eletto il presidente dell’Assemblea e formata la nuova Giunta. In questo contesto Orietta Marot ha avvertito che bisognerà chiarire cosa succederà con la diarchia che finora aveva caratterizzato l’operato della massima dirigenza dell’UI. Finora tutti “i contratti venivano firmati dai due presidenti. Ora non so chi avrà diritto di firma”, ha affermato ancora Orietta Marot, che ricopre la carica di direttrice amministrativa dell’Unione Italiana. In questo ambito ha ricordato che finora pure lei aveva l’incombenza di firmare tutti i pagamenti. Si tratta di una questione, ha aggiunto, che non è stata ancora discussa.

    Orietta Marot ha concluso rammentando di essere ancora in rapporto di lavoro all’Unione Italiana e di aver continuato a svolgere le sue mansioni anche durante la campagna elettorale. In ogni caso, ha ribadito, vi dovrà essere una ristrutturazione interna, per rendere ancora più efficiente l’organizzazione. Il mio desiderio, ha rilevato infine, è che ciascuno possa svolgere con “serenità e senso di responsabilità” i suoi compiti. Per il resto, ha aggiunto, non rimane altro che attendere, in quanto parecchie cose, come rilevato, vanno ancora chiarite.

    Dario Saftich

  • I commenti dei vincitori alle elezioni 2010

    tratto da Internet: La Voce del Popolo del 15/6/2010

    FIUME - Alla lista «Orgoglio Italiano» è andato il 58 per cento dei suffragi

    UNA GRANDE VITTORIA DELL'UNITARIETA' CNI

    CAPODISTRIA – Sono stati diffusi ieri a Capodistria i dati completi, anche se sempre ufficiosi, delle elezioni per l’Unione Italiana. Il presidente della Commissione elettorale centrale, Stefano Lusa, ha rilevato che le operazioni di voto si sono svolte ovunque regolarmente. Per le cariche di presidente dell’Unione Italiana e di presidente della Giunta esecutiva è stata confermato il successo della Lista “Orgoglio Italiano” composta da Furio Radin e Maurizio Tremul. Ha ottenuto 6.003 voti, ossia il 58 per cento. Ai controcandidati di “L’Unione per la Comunità”, Silvano Sau e Orietta Marot, sono andati 4.402 voti, ossia il 42 per cento. La percentuale dei votanti risulta essere pari al 28,48 per cento degli aventi diritto.

    Tutti soddisfatti o quasi dopo il responso delle urne. Furio Radin e Maurizio Tremul hanno buoni motivi per gioire e sottolineano che il loro successo rappresenta una conferma della valenza del principio dell’unitarietà della comunità nazionale italiana, che è stato un po’ il loro cavallo di battaglia durante la campagna elettorale. Silvano Sau e Orietta Marot rilevano, da parte loro, di aver comunque conseguito un risultato lusinghiero e lasciano intendere che è stata tracciata la strada verso i cambiamenti nell’ambito dell’Unione Italiana.

    La Commissione elettorale centrale ha diffuso ieri

    i dati completi, ufficiosi delle elezioni per l'Unione Italiana

    A «ORGOGLIO ITALIANO » il 58 PER CENTO DEI SUFFRAGI

    «L'UNIONE PER LA COMUNITA'» HA OTTENUTO IL 42 PER CENTO DEI VOTI

    L'affluenza alle urne è stata del 28,48 per cento

    CAPODISTRIA – Sono stati diffusi ieri a Capodistria i dati completi, anche se sempre ufficiosi, delle elezioni per l’Unione Italiana. Il presidente della Commissione elettorale centrale, Stefano Lusa, ha rilevato che le operazioni di voto si sono svolte ovunque regolarmente, seguendo le indicazioni di massima fornite dalla Commissione prima dell’apertura delle urne. Per le cariche di presidente dell’Unione Italiana e di presidente della Giunta esecutiva è stata confermato il successo della Lista “Orgoglio italiano” composta da Furio Radin e Maurizio Tremul. Ha ottenuto 6.003 voti, ossia l’appoggio del 55,97 per cento dei votanti. Ai controcandidati di “L’Unione per la Comunità”, Silvano Sau e Orietta Marot, sono andati 4.402 voti, ossia il 41,04 per cento. Se escludiamo, però, dal conteggio le schede non valide, arriviamo a percentuali leggermente diverse e più significative: in altre parole Radin e Tremul conquistano il 58 per cento dei suffragi e Sau e Marot il 42 per cento. La percentuale dei votanti risulta essere pari al 28,48 per cento degli aventi diritto. Il voto ha comportato un notevole sforzo organizzativo per l’Unione Italiana.

    IL NUMERO DEI VOTANTI NON È SCESO Sono stati allestiti 50 seggi nelle Comunità degli italiani, più il seggio speciale di Fiume per i connazionali di Stridone e Pinguente, che non hanno potuto votare in sede. Commentando i numeri, Lusa si è detto soddisfatto dell’adesione alla consultazione elettorale. Il numero dei partecipanti non è stato inferiore alla precedente tornata, ma sono aumentati gli iscritti nei sodalizi e pertanto, in percentuale, si è avuta una certa flessione. Gli osservatori della Commissione elettorale nei vari seggi hanno raccolto soltanto due osservazioni di rilievo da Isola e Fiume, ancora da ufficializzare e documentare, che in ogni caso non mettono in discussione la regolarità del voto. Gli intoppi tecnici riscontrati saranno sottoposti all’attenzione dell’Unione Italiana e saranno proposte adeguate modifiche al Regolamento elettorale. Visto il voto diretto della dirigenza dell’UI sarà quasi inevitabile stilare un elenco centrale degli aventi diritto al voto. Sarà risolto cosi, ad esempio, il problema delle doppie iscrizioni alle Comunità, emerso in alcune località (come a Fasana) e risolto domenica con un giro d’informazioni.

    I RISULTATI UFFICIALI NEL GIRO DI UNA SETTIMANA Le elezioni per l’Assemblea dell’Unione italiana non presentano ancora dati completi, ma i nomi degli eletti già resi noti vanno considerati definitivi. Le Commissioni elettorali sono state chiamate a verificare nel dettaglio soprattutto i casi dove i seggi sono stati assegnati con uno scarto minimo. A Dignano il divario è stato di un solo voto, mentre a Laurana hanno deciso quattro elettori. I risultati diventeranno ufficiali nel giro di una settimana, dopo che le schede elettorali saranno state depositate presso la sede dell’Unione italiana e dopo che le Commissioni di seggio avranno ultimato i loro resoconti.

    Gianni Katonar

    MAURIZIO TREMUL RINGRAZIA GLI ELETTORI CNI

    «Hanno vinto la democrazia e il senso di responsabilità»

    FIUME – “È stata una domenica in cui hanno vinto la democrazia e il senso di responsabilità della Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia”. Maurizio Tremul commenta così i risultati scaturiti dal voto per l’elezione diretta del presidente dell’Unione Italiana e del presidente della Giunta esecutiva dell’UI, che stando ai risultati diffusi dalla Commissione elettorale centrale dell’UI, hanno decretato la vittoria della lista “Orgoglio Italiano”. “L’unitarietà della nostra Comunità e l’importanza delle riforme che abbiamo voluto varare hanno incontrato il consenso della larga maggioranza dei nostri connazionali – aggiunge –. È inoltre significativo – dice ancora –, che un’adesione particolare a questi valori è stata registrata sia nella parte slovena sia nella parte croata”.

    “Desidero ringraziare tutti coloro che domenica si sono recati alle urne, dimostrando un alto senso civico e un profondo attaccamento alla Comunità Nazionale Italiana – dice ancora Maurizio Tremul –. E rivolgo un sentito grazie a tutti i connazionali che hanno scelto di dare fiducia a noi, alla nostra lista “Orgoglio Italiano”, riconoscendo nel nostro programma le basi di quell’organizzazione di appartenenza alla CNI che fa di noi una Comunità forte e coesa”.

    Tremul, senza nascondere soddisfazione per l’esito della consultazione elettorale che lo ha visto confermato quale presidente dell’Esecutivo dell’Unione Italiana, volge poi lo sguardo al futuro e spiega: “Puntiamo a portare a compimento la procedura di riforma che riguarda la dimensione politica, istituzionale, sociale e culturale dell’UI e desideriamo farlo con un concorso quanto più ampio dei connazionali e delle realtà attraverso i quali gli appartenenti della CNI sono organizzati: le Comunità degli Italiani, le Scuole, le Istituzioni della CNI, i Consigli della minoranza, le CAN, il Comites…”. E sempre guardando al futuro Tremul sottolinea: “Il tempo dello scontro elettorale è alle nostre spalle. Ora dobbiamo avviare il confronto, intavolare il dialogo e impostare la collaborazione sulla realizzazione degli obiettivi strategici che sono stati premiati dall’elettorato, e che noi abbiamo presentato con chiarezza di idee e con coerenza propositiva senza cedimenti alla demagogia e al confronto personale”. (chb)

    FURIO RADIN MOLTO SODDISFATTO DEI RISULTATO DEL VOTO

    «Un enorme passo avanti per l’unitarietà della CNI»

    FIUME – “Sono molto soddisfatto dell’esito del voto. È la prima volta che si vota unitamente in Croazia e in Slovenia per i nostri massimi rappresentanti, per il presidente dell’Unione Italiana e per il presidente della Giunta esecutiva dell’UI. Lo stesso atto del voto in due Paesi differenti è un enorme passo avanti per l’unitarietà e la lista ‘Orgoglio Italiano’, che è l’unica ad avere nel suo programma l’unitarietà ha vinto sia in Croazia sia in Slovenia”. Così Furio Radin, che in forza del voto espresso dai connazionali ricoprirà anche per i prossimi quattro anni l’incarico di presidente dell’Unione Italiana commentando l’esito della consultazione elettorale di domenica, 13 giugno.

    Riferendosi quindi all’affluenza alle urne Furio Radin osserva come nonostante qualcuno la definisca bassa questa si sia mantenuta su livelli elevati pari a circa il 30 per cento della popolazione complessiva dei membri delle CI. Inoltre, sottolinea, ad esprimere il proprio voto sono stati circa il 60 p.c. dei connazionali “se il calcolo viene effettuato in base ai dati relativi alle dichiarazioni di appartenenza nazionale, ovvero sulle persone maggiorenni che si dichiarano di nazionalità italiana”. Complessivamente – spiega – “in Croazia e in Slovenia a dichiararsi di nazionalità italiana sono circa 23.000 persone, di questi gli aventi diritto al voto sono circa 18.000 ed è facile, quindi, calcolare che a votare domenica scorsa è stato il 50, 60 p.c. della popolazione italiana”. Concluso il conteggio delle schede il lavoro proseguirà in sede degli organi UI, Furio Radin lo conferma ed esprimendo ancora una volta “grande soddisfazione” per l’esito delle elezioni annuncia: “Subito, sin dalla prima seduta ci metteremo al lavoro per completare la riforma avviata, in particolare per tradurre in vita il principio del decentramento del potere e delle risorse. Vanno varate poi – aggiunge –, le modifiche allo Statuto per creare un’Assemblea più snella, eletta in circoscrizioni più grandi, e più politica. E quando dico politica – puntualizza –, non penso certamente alla dimensione partitica bensì alla capacità di analisi, discussione e di approvazione di decisioni strategiche. Questo nuovo assetto assembleare potrà diventare operativo, ovviamente, soltanto dopo le prossime elezioni ma già in questo mandato, da subito, potremo definire la costituzione di un Consiglio delle CI, che avrà la facoltà di veto sospensivo e nell’ambito del quale si discuteranno tutte le questioni importanti per le Comunità degli Italiani”.

    “Siamo l’unica minoranza che ha un’associazione la cui Assemblea viene eletta a suffragio universale e i cui vertici vengono eletti con il voto diretto, ora – afferma – faremo un ulteriore passo avanti, ci dimostreremo ancora più progressisti e vareremo una riforma che precorrerà i tempi e che contribuirà all’ulteriore crescita della CNI facendola diventare un ‘piccolo mondo minoritario’ con un alto livello di democrazia”. Infine, guardando a questo nuovo traguardo da raggiungere Furio Radin si rivolge direttamente ai connazionali per “ringraziare tutti coloro che hanno votato indipendentemente dalla scelta fatta perché – conclude –, dopo ogni elezione ci sentiamo e siamo più forti”.

    Christiana Babić

    -----------------------------------------------

    IL COMMENTO DI ERROL SUPERINA - DIRETTORE DELLA VOCE DEL POPOLO

    il commento

    VUVUZELA

    Furio Radin sarà presidente dell’Unione Italiana per un altro mandato di quattro anni affiancato da Maurizio Tremul a capo della Giunta esecutiva. Così hanno voluto i connazionali domenica scorsa chiamati alle urne anche per il rinnovo dell’Assemblea della massima organizzazione rappresentativa della comunità nazionale italiana. In numerose Comunità si è votato in contemporanea per ricostituire le Assemblee dei sodalizi. I controcandidati, Orietta Marot e Silvano Sau vanno a casa, è la logica delle elezioni dirette introdotte quest’anno per la prima volta dopo le modifiche e le integrazioni allo Statuto approvate dall’Assemblea UI alla sua sessione del 30 marzo u.s.

    Tirate le somme, ma senza entrare nell’analisi dei numeri, si può affermare tranquillamente che in questa cosiddetta “festa della democrazia”, la partita si sia giocata sul fronte del concetto di unitarietà: gli elettori hanno preferito un’Unione Italiana unica, forte e rappresentativa indicata da Radin contro la filosofia di Sau – e qui nessuno soffre di amnesie - che ha sostenuto sempre una CNI divisa in due tronconi, uno in Slovenia e l’altro in Croazia.

    Da questo appuntamento elettorale un osservatore anche poco attento può cogliere immediatamente un messaggio lanciato in comune dalla maggioranza dei connazionali: c’è un sentito bisogno di ossigeno e di dinamismo nei meccanismi di funzionamento dell’Assemblea e della Giunta, motivo per cui quasi ovunque si esige un rapido adeguamento dello Statuto alle esigenze del momento: l’operazione, avviata alcuni mesi fa, dovrà pertanto proseguire con speditezza subito dopo l’insediamento dei nuovi organismi assembleari.

    Ad ogni modo se le operazioni di voto sono state, come qualcuno si ostina a chiamarle, una “festa della democrazia”, la campagna elettorale è stata decisamente un “festival dell’ipocrisia”, che ha provocato nel tessuto della CNI una lacerazione profonda e dolorosa difficilmente rimarginabile, una spaccatura pericolosa causata – ed è una percezione personalissima - da una folle ingordigia di soldi e di potere che ha accomunato in determinati appuntamenti preelettorali indistintamente avvocati, imprenditori, architetti, attivisti, dipendenti, artisti… tutti vergognosamente penzolanti dalla tetta dell’Unione. In un momento in cui la logica e il senso della realtà hanno lasciato spazio alla propaganda e ai peggiori prodotti della fantasia, con colpi bassi e riesumazione di presunti scandali, abbiamo assistito al profilarsi di alleanze per lo meno strane che lasciano a dir poco perplessi. È il punto più basso toccato dalla politica della CNI nella sua lunga storia in cui la vecchia formula dei “nemici dei miei nemici sono miei amici” ha funzionato ancora. Tutti hanno notato il movimento di quelle persone che 8-10 anni fa hanno tentato di distruggere l’Unione unitesi improvvisamente ai “trombati” delle elezioni di quattro anni fa per formare una società di finti moralisti e di moralizzatori in servizio permanente effettivo. Abbiamo ascoltato tante falsità e ignominie, insomma il lerciume del nostro giardinetto intercalato da minacce, offese e ricatti indirizzati, non soltanto a connazionali dell’Istria, ma anche ai giornalisti di questa testata perché si comportassero in una certa qual maniera… Qualcuno dovrebbe spiegarci anche il ruolo sostenuto in queste elezioni da determinati circoli italiani. Per fortuna l’elettorato ha saputo premiare e distinguere i valori e ripudiare l’incertezza di deleteri salti nel buio, gli agguati di pericolosi clientelismi e i possibili ritorni al passato.

    Questo, tutto sommato, è il nostro male, il male di una piccola comunità cattiva e invidiosa. Tanta malvagità nasce da quella incomprimibile secrezione interna di amarezza e di risentimenti che solitamente tormenta i trombati. È il tipico problema che, mi sembra, si riscontri negli invidiosi, nei prototipi rancorosi della ribellione e dell’esasperazione il cui temperamento incontrollato ed endemico li porta spesso a voler ovviare con la cattiveria, con il discredito e con l’affronto, ai tanti torti che presumono di soffrire. È, sotto sotto, la disperazione di chi non ce la fa a tenere il ritmo con i migliori e con la loro velocità di progresso. Succede sempre la stessa cosa – ha detto qualcuno - in politica, come nello sport: è difficile accettare la regola del fuori gioco e stare in panchina a guardare gli altri correre troppo veloci.

    Chiudo con una breve e bonaria riflessione. Piombare a capofitto dalle stelle alle stalle può rivelarsi a volte un’esperienza dolorosa. D’altra parte però, non tutti i mali vengono per nuocere: se accettati e affrontati con dignità possono servire ad aggiungere decoro alla propria immagine. L’operazione potrebbe venir completata magari soffiando nelle trombette dei “vuvuzela” di siti internet privati durante i prossimi quattro anni, giusto in tempo per ricandidarsi alle elezioni del 2014.

  • tratto da Internet fon te La voce del Popolo 15/6/2010

    Elezioni CNI nella Bassa Istria: l'affluenza è andata dal 31 al 52 per cento

    Eletti i candidati per il rinnovo

    di quattro assemblee delle Comunità degli Italiani

    Commissioni elettorali delle cinque Comunità degli Italiani della Bassa Istria ancora impegnate, ieri mattina, a tirare le ultime somme e considerazioni sui risultati scaturiti dopo la domenica della consultazione CNI. Assolti gli aggiornamenti delle liste, messo il punto su tanto di computi, verifiche e convalide delle votazioni, non sono stati ufficializzati solo i dati per quanto concerne la nomina dei rappresentanti di Pola, Dignano, Gallesano, Sissano e Fasana alla futura Assemblea UI. Fatta eccezione per Pola, per i soci aventi diritto di voto in tutte le altre CI si è trattato, infatti, di assolvere un doppio impegno, dal momento che erano stati invitati a eleggere in contemporanea pure i candidati per il rinnovo delle rispettive Assemblee comunitarie.

    Dignano: 21 candidati uguale a 21 eletti

    L’elettorato della Comunità degli Italiani di Dignano ha risposto all’appuntamento alle urne con un’adesione pari al 36,15 per cento, ovvero con 281 votanti su 777 soci aventi diritto di voto. Per quanto concerne la futura Assemblea della Comunità si poteva votare per una sola lista di 21 candidati, chiamati a comporre l’organismo assembleare, che a Dignano conta esattamente il medesimo numero di seggi, onde per cui non si è trattato di operare una scelta bensì di confermare o meno i nomi prescelti dalla lista, denominata “Comunità aperta”. Ha guadagnato i massimi favori dei soci elettori Sandro Manzin con 223 preferenze, seguito da Cristina Demarin che ha accumulato 211 voti, da Monika Brščić eletta da 205 votanti, Alan Castellicchio (204), Fabiana Lajić (199), Daniele Ferro (194), Matteo Belci (191), Erika Forlani (187), Andrea Manzin (187), Igor Geissa (186), Livio Belci (186), Gianna Belci (186), Boris Babić (185), Edi Pastrovicchio (184), Giordano Toffetti (179), Giorgio Cerlon (177), Riccardo Sgagliardi (174), Egle Cetina (171), Lino Pastrovicchio (168), Ferruccio Ferro(167) e Robert Rahmonaj (161).

    Gallesano: scelti 15 dei 20 connazionali in lizza

    Alla Comunità degli Italiani di Gallesano, quindi, hanno votato 378 soci, in percentuale 52,4%, su un complessivo di 721 membri aventi diritto di voto. Pure in questo caso una sola lista di nominativi, con possibilità di maggiore scelta, però. Venti le candidature in lizza per i 15 seggi Assembleari a livello comunitario. I risultati con i nomi promossi, in base ai dati forniti dalla commissione preposta, sono i seguenti: Pietro Demori primo fra tutti (281 voti), seguito a ruota da Viviana Capolicchio (276), poi da Matija Drandić (254), Stefano Leonardelli (229), Luana Moscarda Debeljuh (225), Fulvio Delcaro (225), Gianfranco Ghiraldo (217), Moira Drandić (211), Lorena Moscarda (196), Sinaida Perković Matošević (187), Eduino Moscarda (178), Ottavia Pereša (176), Mirvana Simonelli (174), Corrado Ghiraldo (174) e Ilenia Matticchio (173).

    Fasana: «Lista nuova» la spunta con 8 prescelti

    A elezioni concluse, la lista aggiornata degli elettori alla Comunità degli Italiani di Fasana si è assestata su un complessivo di 571 aventi diritto al voto. Hanno votato il 40,8 per cento, ossia in 233. Vittoriosa a Fasana la “Lista nuova”, che si è aggiudicata 8 posti nell’Assemblea della Comunità, mentre i rimanenti 7 (su complessivi 15), sono stati conquistati dalla seconda lista in concorrenza: “Fasana nel cuore”. L’esito elettorale è il seguente: con più voti di tutti, Claudia Valente-Novak (Lista nuova, 133 voti), vedi quindi Laura Černac (Lista nuova, 130), Roberta Corva (Lista nuova, 130), Daniele Scabozzi (Lista nuova, 130), Ingrid Toffetti-Stanić (Lista nuova, 127), Giancarlo Moscarda (Fasana nel cuore, 121), Paolo Ladavac (Lista nuova, 115), Fabrizio Valente (Lista nuova, 113), Mario Žgomba (Fasana nel cuore, 112), Antonio Ferlin (Fasana nel cuore, 109), Armando Černac (Fasana nel cuore, 107), Anton Puja (Fasana nel cuore, 107), Iva Juričić (Fasana nel cuore, 104), Anton Filipić (Lista nuova, 104) e Corina Moscarda (Fasana nel cuore, 103).

    Sissano: 9 i futuri consiglieri dell’Assemblea

    Andamento elettorale a Sissano. La locale Comunità degli Italiani ha visto recarsi alle urne 144 votanti su 453 elettori, ovvero il 31,7 per cento degli aventi diritto, che tra le 10 candidature proposte hanno scelto i 9 consiglieri che formeranno l’Assemblea sissanese nel prossimo mandato quadriennale. Sono: Paolo Demarin con il maggior numero dei suffragi (110), Claudio Grbac (102), Bruna Kaić Delcaro (79), Emiliano Benčić (76), Antonio Dobran (74), Andrea Grabunđa (69), Marietta Kaić Kosanović (65), Aldo Grbac (64) e Barbara Šverko (64).

    Arletta Fonio Grubiša

    ----------------------------

    ELEZIONI CI

    I membri del nuovo Consiglio della Comunità di Rovigno

    ROVIGNO – La Commissione elettorale del seggio rovignese, presieduta da Cadia Venier, ha reso noti ieri mattina i risultati dello spoglio delle schede per le elezioni del nuovo Consiglio della Comunità degli Italiani. A Rovigno l’affluenza alle urne per il rinnovo del direttivo dell’Unione Italiana e dell’Assemblea della CI è stata del 35,65 per cento. A votare sono stati 857 dei 2.401 connazionali iscritti nell’elenco elettorale. Le schede valide sono risultate 851. Per i 25 posti a disposizione nel Consiglio della CI si sono candidati 33 connazionali, tutti facenti capo a un unico gruppo contraddistinto dal motto “Lista per la Comunità”. A comporre il Consiglio comunitario durante il prossimo mandato saranno Gianclaudio Pellizzer, che ha ottenuto 632 voti, Marino Budicin ne ha ottenuti 599, Cinzia Russi Ivančić (589), Ivetta Volčić Žufić (557), Viviana Benussi (538), Elio Privileggio (537), Maria Tamburini (524), Paolo Paliaga (521), Sergio Ferrara (504), Ambretta Medelin (490), Adriano Rigo (488), Ines Venier (476), Tiziana Zovich (452), Silvio Brunelli (448), Nives Giuricin (444), Vladimiro Uggeri (444), Romina Curto (443), Claudio Rocco (440), Massimo Ferrara (439), Donald Schiozzi (436), Edita Apollonio (435), Antonio Polo (423), Carmen Giuricin Krančić (414), Riccardo Vidotto (406) e Maurizio Malusà (con 405 voti). Gli altri candidati in lizza che non hanno ottenuto un numero di voti sufficiente per entrare nel Consiglio sono Cristina Benussi Mišković, Giuseppe Bruni, David Modrušan, Orietta Moscarda Oblak, Evelino Pastrovicchio, Giovanni Radossi, Nicolò Sponza e Daniele Suman.

    Cinzia Russi Ivančić, presidente del Comitato esecutivo uscente della CI, ci ha dichiarato ieri di considerarsi moderatamente soddisfatta della percentuale di affluenza alle urne: “A recarsi a votare è stato suppergiù lo stesso numero di connazionali che aveva votato quattro anni fa. Tra le Comunità medio grandi siamo comunque al primo posto per numero di persone che si sono recate alle urne: lo considero un buon risultato che tuttavia, in futuro, potrebbe migliorare. Molti sono i giovani connazionali rovignesi che, per motivi di studio o di lavoro, si trovano in Italia e ritengo che in futuro dovremmo trovare il modo di offrire pure a loro l’opportunità di esprimere il voto. Sono convinta che così facendo aumenterebbe molto la percentuale di voto, sia a Rovigno che in altre Comunità”. (sp)

  • Leggiamo altri commenti..

    finalmente ho trovato quello che volevo sapere..finalmente qualcuno parla e dice le cose come stanno realmente.. ...leggiamo...

    tratto da Internet

    fonte .www.silvanozilli.com

    Scritto da Silvano Zilli

    Domenica 01 Febbraio 2009 12:20

    POVERA UNIONE, PERDUTA FRA I CARRIERISTI CHE DELLA FUNZIONE HANNO FATTO LA LORO PROFESSIONE..

    Negli ultimi 14 anni dedicati all’attività politica, e quindi pubblica, ne ho viste di tutti i colori.

    Ci mancavano i dirigenti “a vita” della Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia che come politici/italiani sono l’eccezione a tutte le regole, e cioè vogliono e riescono ad imporre sempre le loro “regole del gioco”. Il che non sembra un grande fattore di successo per l’Unione Italiana; anzi, tutt’altro. E’ e rimane un fortissimo segno di debolezza della stessa. Far credere, spargere dubbi e incertezze, che senza alcuni nulla sarebbe possibile fare e realizzare, e che gli altri, sebbene capaci, devono essere rifiutati o costretti a rinunciare (che è la stessa cosa) è una politica opportunistica, fatta in perfetta malafede, sostenuta purtroppo da tanti molto ingenui, e che non è nell’interesse della Comunità Nazionale Italiana. E’ la politica del piccolo cabotaggio individuale degli opportunisti. E’ una politica corporativa, un consociativismo deteriore, e cioè la prassi della collusione, delle omertà reciproche, degli accordi spartitori, che nelle ripartizioni dei mezzi finanziari porta a dei “pastrocchi“ di contentini per tutti.

    Li ho conosciuti bene in questi 14 anni. Personaggi al di sopra di ogni sospetto sia del bene che del male, gatti dalle sette vite che possono dire una cosa e fare subito anche il contrario. Con un’unica morale, che sta nella difesa dei propri interessi e nell’esaltazione del proprio io. Elementi con l’aspirazione di fare i re anche se senza il trono. Tanto è vero che si circondano di sudditi con una regola fondamentale : cacciare (o far scappare) chiunque possa togliere loro spazio, visibilità, decisionalità, potere, soldi. Loro che, quali dirigenti, ci campano e vogliono farlo “a vita”. E ci stanno riuscendo già da 15 anni e altri 4 anni se li sono assicurati grazie ai loro sostenitori che non hanno ancora superato la fase del “dilettantismo allo sbaraglio”, “credenti” mediocri ma zelanti, degli “yes man” pronti a votare tutto per poi passare alla “cassa”.

    Nella situazione in cui si trova l’Unione Italiana già da oltre 15 anni, con questi dirigenti “a vita” della Comunità Nazionale Italiana che hanno creato tale situazione, non c’è una disponibilità al rinnovamento culturale e al ricambio generazionale. Non con loro che in questi anni hanno dimostrato di avere un’unica priorità assoluta : l’autoconservazione. Naturalmente cooptando altri per diluirsi in una realtà quanto più vasta della Comunità Nazionale Italiana, soltanto se è matematicamente certo che continueranno ad essere alla guida: quindi, o gli cooptati si lasciano docilmente annettere o non se ne fa niente. La lezione dei numeri è però ormai chiara a tutti. La tendenza è in calo; basta rendersene conto.

    Sono personaggi particolari che scambiano le loro megalomanie per la realtà e che dividono il mondo tra proseliti e ingrati, in cui comprendono tutti coloro che non sono d’accordo con loro. In modo da invogliare i deboli e i prudenti a tacere, a non pronunciarsi, a non trovare il coraggio di dissentire. Essi accomunano tutti i loro critici come ingrati, in una concezione del potere che concede i suoi favori e non riconosce meriti e diritti altrui.

    Grazie a costoro, i rapporti dentro l’Unione sono guidati dalla furbizia o dall'opportunismo più che da uno spirito di onesta collaborazione. Cercare di fare il proprio dovere nell’Unione Italiana con la massima trasparenza, onestà e indipendenza (con la propria testa), senza ossequi o sudditanze non è auspicabile nè accettabile da loro che si indispettiscono per gli atteggiamenti troppo onesti, coerenti e indipendenti e che non sono in linea con le loro aspettative opportunistiche. Nulla di nuovo nel sistema Unione Italiana, dove i galantuomini vengono considerati nemici e gli onesti come un pericolo per l’unità, e quindi tutti colpevoli. Guai a chi prova a uscire dalle tradizioni servili, è un cialtrone.

    La Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia, negli ultimi 15 anni, ha insediato una dirigenza tricefala, a tre teste. Sono sulla cresta dell’onda da oltre 15 anni con la forza di aver dato, e di dare, fiducia e speranza agli appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana. E’ anche che di altri disponibili dirigenti a scendere nell’arena politica della Comunità non ce ne sono; preferiscono accodarsi, condiscendere che non discordare, opporsi oppure preferiscono tacere e stare a guardare.

    Ciò che spaventa di più è la rassegnazione. Spaventa l’aria di rassegnazione e la mancanza di passione politica e voglia di opporsi.

    La prima regola dell’essere seri è di rispettare le regole della democrazia. A me è stato insegnato che democrazia è rispetto della regola di maggioranza; quindi, rispetto le elezioni di maggioranza dell’Assemblea, ma non le condivido e non le sostengo affatto, perciò ho votato contro (si capisce che chi non condivide e perde fa parte di una minoranza che ha il diritto di essere l’opposizione).

    E’ quanto mai propositivo che l’opposizione si deve fare. Soprattutto in questo momento del loro “strapotere” sfacciato. Non sono proprio tra quelli che si tirano indietro e raccomandano di essere prudenti; in quanto la “prudentia” è dei vinti. Non sono il tipo che va a cercare prebende a protezione dei carrieristi per sostenere l’unanimismo nel sistema Unione Italiana che, in fondo, è stata la nostra scelta fatale degli ultimi 15 anni. Una persona vera deve sentirsi bene con se stessa, deve fare ciò che le sembra giusto

    -----------------------------------------------------------------------------

    andiamo avanti:

    ALCUNE CONSIDERAZIONI SULLE ELEZIONI DELL'UNIONE ISTRIANA

    16 giugno 2010

    Il 13 giugno 2010 hanno avuto luogo le elezioni per il presidente dell’Unione Italiana e il presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana (candidature congiunte), per il rinnovo dell’Assemblea dell’Unione Italiana e, nella maggior parte delle Comunità degli Italiani, per il rinnovo dei Consigli comunitari. Tralasciando i dati sull’elezione degli organi rappresentativi delle singole Comunità degli Italiani, in merito all’elezione degli organi dell’Unione Italiana vanno riportati alcuni “dati di fatto” ed espresse alcune considerazioni.

    I dati elettorali dell’Unione Italiana per il periodo 1991-2010 sono i seguenti:

    (omissis) (*)

    1. Gli aventi diritto al voto

    Innanzitutto, va evidenziato che il numero totale degli iscritti negli elenchi elettorali della Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia è passato

    dalle 15.565 unità nel 1991,

    alle 27.304 unità nel 1993,

    alle 30.015 unità nel 1998,

    alle 33.472 unità nel 2002,

    alle 34.550 unità nel 2006

    per arrivare

    alle 37.659 unità nel 2010.

    Quindi, il numero degli elettori è aumentato di 22.094 unità dal 1991 al 2010, che corrisponde ad un aumento del 241,95%.

    D’altra parte, i dati dei censimenti, che si sono tenuti nel 1991 e poi nel 2001 in Croazia e nel 2002 in Slovenia, registrano un calo di coloro che si sono dichiarati di nazionalità italiana:

    nel 1991 erano 24.367 (21.303 in Croazia e 3.064 in Slovenia), mentre

    nel 2001/2002 erano 21.894 (19.636 in Croazia e 2.258 in Slovenia);

    una diminuzione del 10,15% e pari a 2.473 unità.

    I censimenti registrano anche un calo di coloro che si sono dichiarati di madrelingua italiana:

    nel 1991 erano 29.550 (25.544 in Croazia e 4.009 in Slovenia), mentre

    nel 2001/2002 erano 24.283 (20.521 in Croazia e 3.762 in Slovenia);

    una diminuzione del 17,82% e pari a 5.267 unità.

    Da rilevare, inoltre, che il numero degli elettori-italiani varia in modo considerevole alle varie elezioni, e specificatamente la Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia contava:

    -37.659 elettori alle elezioni dell’Unione Italiana appena terminate;

    -19.276 elettori alle elezioni dei membri delle Comunità Autogestite della Nazionalità Italiana in Slovenia (nel 2006) e dei Consigli e Rappresentanti della Comunità Nazionale Italiana in Croazia (nel 2007); e

    -13.973 elettori alle elezioni per il seggio specifico al Parlamento croato (nel 2007) e a quello sloveno (nel 2008) e per le elezioni locali in Croazia (nel 2009) e Slovenia (nel 2006).

    Ai sensi del Regolamento elettorale dell’Unione Italiana, i dati sulla base dei quali è stata effettuata la ripartizione dei seggi in seno all’Assemblea sono quelli relativi al censimento del 1991, sebbene negli ultimi 20 anni si registrino rilevanti cambiamenti sia da quanto riportato nei censimenti del 2001/2002 sia da quanto riportato negli elenchi elettorali delle Comunità degli Italiani nelle susseguenti elezioni e sia da quanto registrato nelle varie elezioni parlamentari, locali, ecc. Attenersi ai dati del censimento del 1991 è alquanto fuori luogo e fuorviante, ingiusto e inaccettabile.

    Comunque, tenuto conto del fatto che i dati relativi agli elenchi elettorali e i dati dei censimenti presentano tendenze opposte, vanno intraprese tutte le misure necessarie per definire “de facto” quanti siamo, in generale e nelle singole Comunità degli Italiani, quale base di partenza per poter effettivamente stabilire, secondo principi validi per tutti, una regolamentazione elettorale quanto più giusta, corretta.

    Naturalmente, la discrepanza tra i vari dati sopra riportata viene utilizzata dagli “italiani di professione” della Comunità Nazionale Italiana a seconda della propria convenienza, sbandierando ora gli uni ora gli altri dati. E cioè per ottenere i finanziamenti dalla Nazione Madre sostengono che la Comunità Nazionale Italiana conta oltre 35.000 appartenenti, mentre per giustificare il proprio esiguo consenso elettorale e la conseguente debolissima legittimità, rappresentatività sostengono che la Comunità Nazionale conta poco più di 20.000 appartenenti.

    Da parte nostra, convinti del fatto che gli elenchi elettorali non sono carta straccia, ma che invece riportano i nomi e i cognomi e gli altri dati di ogni singola persona che si dichiara di madrelingua e/o cultura italiana, riteniamo che tali dati vanno ritenuti validi, almeno fino a prova contraria, ossia almeno fino a quando non cambieranno le regole d’iscrizione.

    2. L’affluenza alle urne, le Comunità degli Italiani partecipanti, i candidati

    Va tenuto conto anche dell’affluenza alle urne registrata in questi 20 anni e cioè che : nel 1991 il numero dei votanti era di 13.150 (l’84,48% degli aventi diritto al voto),

    nel 1993 era di 15.698 (pari al 57,49% degli aventi diritto al voto),

    nel 1998 era di 15.212 votanti (e cioè il 50,68% degli iscritti negli elenchi elettorali),

    nel 2002 era di 13.647 votanti (pari al 40,77%),

    nel 2006 era di 11.270 votanti (pari al 32,61%)

    mentre alle ultime elezioni è stata registrata la più bassa affluenza alle urne, con la partecipazione di 10.726 votanti e cioè pari al 28,48% degli aventi diritto al voto.

    Dai dati esposti risulta evidente che, mentre il numero degli iscritti negli elenchi elettorali aumenta di elezione in elezione, il numero dei votanti diminuisce, al punto da registrare il minimo storico negli ultimi vent’anni alle elezioni appena concluse. La partecipazione attiva alle elezioni è essenziale, dato che legittima la rappresentatività degli eletti; l’astensionismo va debellato con ogni mezzo a disposizione al fine di poter affermare un sistema elettorale che dir si voglia democratico. Nei casi in cui il numero dei votanti è inferiore al 50%, la teoria del voto come legittimazione viene consequenzialmente indebolita. L’astensionismo, ossia la mancata partecipazione al voto, l’esiguo numero dei votanti significa e comporta la delegittimazione degli eletti, la debole rappresentatività dei vincitori. Senza dimenticare che l’astensione dal voto o il voto per il candidato perdente non può indicare approvazione per le azioni intraprese da coloro che fino ad allora ricoprivano il loro ruolo di eletti.

    Alle elezioni testé concluse hanno partecipato 50 (su un totale di 52) Comunità degli Italiani, associate all’Unione Italiana (non vi hanno partecipato le Comunità degli Italiani di Pinguente e Stridone in assenza di candidature). Il numero dei candidati alla funzione di consiglieri dell’Assemblea dell’Unione Italiana, di elezione in elezione, è in costante diminuzione e, conseguentemente, in rapporto ai seggi disponibili in seno all’Assemblea dell’Unione Italiana, negli ultimi vent’anni si è dimezzato. Infatti, il rapporto tra il numero dei candidati e i seggi disponibili nel 1991 era di 3 (ossia di 3 candidati per un seggio disponibile),

    nel 1993 era di 1,88, nel 1998 era di 1,89,

    nel 2002 era di 1,77, nel 2006 di 1,64 per giungere nel 2010 a 1,5 (ossia di 1 candidato e mezzo per ogni seggio disponibile). Vista la tendenza, si rischia in futuro di non riuscire a reperire nemmeno il numero necessario di candidati per ricoprire i seggi disponibili.

    Va sottolineato che, su un totale di 50 Comunità degli Italiani partecipanti alle elezioni, in ben 28 Comunità degli Italiani (il 56%) si sono registrate le cosiddette “candidature blindate”, ossia il numero dei candidati è stato uguale al numero dei seggi disponibili, e ciò significa che per il 56% delle Comunità degli Italiani l’esito delle elezioni era già pre-determinato, scontato.

    Su un totale di 74 seggi in lizza, alle elezioni per il rinnovo dell’Assemblea dell’Unione Italiana, ben 29 seggi (il 39,2%) facevano parte delle “candidature blindate”, e ciò significa che il 39,2% dei membri della nuova Assemblea dell’Unione Italiana era già pre-determinato, scontato senza dover attendere l’esito delle elezioni, e di questi 29 nominativi 17 erano consiglieri anche nel mandato precedente.

    Per l’elezione dei presidenti dell’Unione Italiana si sono candidate due liste: la lista “l’Unione per la Comunità” (con i candidati Silvano Sau alla funzione di presidente dell’Unione Italiana e Orietta Marot alla funzione di presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana) e la lista “Orgoglio italiano” (con i candidati Furio Radin alla funzione di presidente dell’Unione Italiana e Maurizio Tremul alla funzione di presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana, ossia con i “nostri italiani di professione”).

    3. Il consenso elettorale dei presidenti dell’Unione Italiana

    I risultati delle elezioni per il presidente dell’Unione Italiana e il presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana, anche se non ancora in modo ufficiale, sono noti. La lista “l’Unione per la Comunità” (Silvano Sau e Orietta Marot) ha ottenuto 4.402 voti (il 41,04% dei votanti), mentre la lista “Orgoglio italiano” (Furio Radin e Maurizio Tremul) ha ottenuto 6.003 voti (il 55,97% dei votanti) e risultano 321 le schede nulle (il 2,99%).

    Ciò che nel nostro scritto del 6 aprile 2010 dal titolo “Le modifiche ad personam dello Statuto dell’Unione Italiana” sostenevamo si è avverato.

    Citiamo: “Tale modello d’elezione diretta dei due presidenti creerà uno smacco politico a tutta la Comunità Nazionale Italiana, avendo presenti i dati relativi al numero degli iscritti negli elenchi elettorali della Comunità Nazionale Italiana (oltre 34.550) e all’affluenza alle urne (del 32,61% alle ultime elezioni) che, conseguentemente, incidono sulla rappresentatività dei candidati eletti, ossia sulla loro effettiva legittimità. Avendo presenti tali dati e facendo una previsione quanto più rosea dell’elezione diretta dei due presidenti dell’Unione Italiana, così com’è stata concepita e approvata dall’Assemblea, possiamo già oggi dedurre che gli eletti potranno contare su un consenso elettorale che metterà in serio dubbio sia la loro rappresentatività sia la loro legittimità in confronto al numero degli iscritti negli elenchi elettorali. Naturalmente, gli attuali due presidenti non hanno mai tenuto conto di ciò, e non lo faranno nemmeno in futuro, ma continueranno a sbandierare le percentuali relative al numero dei votanti per dimostrare i loro falsi “plebisciti” elettorali.

    In fin dei conti, i “nostri” due “personaggi” anche con una manciata di voti sarebbero pur sempre contenti di continuare a ricoprire le funzioni che da oltre 20 anni ricoprono, trasformando la loro funzione in professione, indipendentemente dal sempre più esiguo numero di preferenze elettorali che riescono a racimolare (in modo tutt’altro che corretto) e indipendentemente dal sempre più marcato astensionismo e dalla sempre più evidente disaffezione degli appartenenti alla Comunità Nazionale Italiana alle elezioni sia dell’Unione Italiana sia parlamentari.

    Il tutto condito con il silenzio stampa da parte de “La Voce del Popolo”, l’unico quotidiano in lingua italiana in Croazia e Slovenia”.

    Effettivamente, il consenso elettorale conseguito dagli “italiani di professione” (i 6.003 voti) corrispondono al 55,97% dei votanti, ma anche e soprattutto al 15,94% degli aventi diritto al voto (dei 37.659 elettori). Ma chi se ne importa, diranno gli “italiani di professione” e coloro che sup(er)inamente li appoggiano (come il caporedattore de “La Voce del Popolo”, il cui esempio di servilismo non conosce pari nell’ambito della Comunità Nazionale Italiana, al punto da ridurre l’unico quotidiano in lingua italiana in Croazia e Slovenia ad un giornale parrocchiale, a semplice megafono degli “italiani di professione” che lo “foraggiano” con i mezzi pubblici, e che pretende poi di ergersi a paladino di valori etici, morali -vedi il suo editoriale del 15 giugno 2010, che svela la squallida pochezza del personaggio). A noi, invece, importa e molto. Per noi, il consenso elettorale pari al 15,94% degli aventi diritto al voto indica l’insoddisfazione del rimanente 84,06% dell’elettorato (dei 31.656 aventi diritto al voto) nei confronti degli “italiani di professione”, che sono in larghissima parte responsabili per tali percentuali, sia per l’astensionismo sempre più dilagante sia per il voto contrario sempre più rilevante.

    Ci si potrebbe dilettare a presentare altre incongruenze, disparità, ma anche le minacce, i ricatti, le pressioni, le strumentalizzazioni, ecc. emerse alle ultime elezioni per i presidenti dell’Unione Italiana e per il rinnovo dell’Assemblea dell’Unione Italiana. Forse ci ritorneremo. Per ora questo è quanto.

    (*) chiedo scusa se non sono riuscita a pubblicare lo specchietto con tutti i dati, ma non riesco con la funzione copia/incolla a mantenere la forma originale e i dati vengono sfalsati nelle colonne.

  • tratto da internet:

    Fonte www.silvanozilli.com

    Lunedì 16 Marzo 2009 00:00

    IL DESTINO DEI "RIMASTI" NELLE MANI DI ALCUNI "ESULI" CHE LI HANNO SEMPRE DESTESTATI..

    Scritto da Silvano Zilli

    In riferimento al rinnovo degli organi direttivi e di gestione dell’Università Popolare di Trieste, giunti a scadenza dopo 5 anni di attività, riteniamo opportuno segnalare alcune perplessità, per usare un eufemismo.

    Innanzitutto va evidenziato che ai sensi dello Statuto dell’Università Popolare di Trieste:

    -“sono soci ordinari coloro che sono stati ammessi a frequentare continuativamente le attività didattiche dell’ente o collaborano nel suo ambito nel settore organizzativo o in quello direttivo”;

    -“possono essere soci i dipendenti dell’ente, i collaboratori coordinati e continuativi e i componenti il Consiglio direttivo e il Consiglio di amministrazione”;

    -“tutti i soci che siano persone fisiche e che abbiano compiuto il 18º anno di età hanno diritto al voto e sono eleggibili alle cariche sociali, salvo le eccezioni e le incompatibilità stabilite dalla Legge e dallo Statuto”;

    -“non sono eleggibili i soci dipendenti, i collaboratori coordinati continuativi e i collaboratori a progetto”;

    -“i soci ordinari perdono ogni diritto dipendente dalla loro iscrizione in caso di mancato pagamento di una sola annuità della quota sociale”;

    -“non è ammesso ad esercitare il diritto di voto il socio che non abbia provveduto al pagamento della quota sociale almeno 30 giorni prima della data di inizio delle elezioni”;

    -“l’Assemblea dei soci è composta dai soci che hanno diritto al voto”;

    -“l’Assemblea dei soci elegge tra i soci i 4 (quattro) componenti del Consiglio d’amministrazione”;

    -“il Consiglio d’amministrazione è composto da 13 (tredici) componenti, di cui 4 (quattro) eletti dall’Assemblea dei Soci” mentre “i 9 (nove) componenti non elettivi sono i seguenti: due rappresentanti del Ministero degli affari esteri, un rappresentante dell’Ente Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, un rappresentante della Provincia di Trieste, un rappresentante del Comune di Trieste, un rappresentante dell’Università degli Studi di Trieste, un rappresentante della Federazione delle Associazione degli esuli istriani, fiumani e dalmati, un rappresentante dell’Ufficio scolastico regionale per il Friuli Venezia Giulia, un rappresentante del Conservatorio statale di musica “Giuseppe Tartini” di Trieste”;

    -“il Consiglio d’amministrazione elegge, nella sua prima seduta, il presidente e i 2 (due) componenti elettivi del Consiglio Direttivo”;

    -“il Consiglio direttivo è formato da cinque componenti: il presidente, eletto dal Consiglio d’amministrazione, un rappresentante del Ministero degli affari esteri, il rappresentante della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e 2 (due) componenti eletti dal Consiglio d’amministrazione, di cui almeno 1 (uno) scelto tra i rappresentanti degli enti locali”;

    -“il Collegio dei revisori è composto da un presidente, nominato dal Ministero degli affari esteri, da un componente nominato dal presidente della Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia e da un componente nominato dal Ministero dell’economia e delle finanze”.

    In seguito alle elezioni per il rinnovo dei quattro componenti in rappresentanza dell’Assemblea dei soci nel Consiglio d’amministrazione dell’Università Popolare di Trieste (tenutesi nei giorni 11, 12 e 13 febbraio 2009) e all’insediamento del nuovo Consiglio d’amministrazione (avvenuto il 4 marzo 2009) nel corso del quale sono stati eletti il presidente dell’Università Popolare di Trieste e il Consiglio direttivo, gli organi dell’Università Popolare di Trieste per il quinquennio 2009-2013 risultano essere i seguenti:

    Organi direttivi

    presidente: Silvio Delbello

    (ricopre anche le funzioni di presidente onorario dell’Unione degli Istriani – Libera provincia dell’Istria in esilio e di direttore di “Umago viva”, è stato presidente dell’Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata – IRCI e della Famiglia Umaghese, nonché direttore de “L’Arena di Pola” e del periodico dell’Unione degli Istriani “Istria Fiume Dalmazia”)

    vicepresidente: Piero Delbello

    (ricopre anche le funzioni di direttore dell’Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata – IRCI e di membro della Commissione per il riconoscimento ai congiunti degli infoibati della Presidenza del Consiglio)

    Consiglio direttivo

    presidente: Silvio Delbello

    (ricopre anche le funzioni di presidente onorario dell’Unione degli Istriani – Libera provincia dell’Istria in esilio e di direttore di “Umago viva”, è stato presidente dell’Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata – IRCI e della Famiglia Umaghese, nonché direttore de “L’Arena di Pola” e del periodico dell’Unione degli Istriani “Istria Fiume Dalmazia”)

    min. pl. Daniele Verga, Direzione generale per i Paesi dell’Europa - Ministero degli affari esteri

    (già ambasciatore d’Italia a Lubiana)

    Piero Delbello - Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia

    (ricopre anche le funzioni di direttore dell’Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata – IRCI e di membro della Commissione per il riconoscimento ai congiunti degli infoibati della Presidenza del Consiglio)

    Denis Zigante - Comune di Trieste

    (ricopre anche la funzione di segretario politico della Lista per Trieste, è stato presidente della Federazione delle Associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati, nonchè presidente e vicepresidente dell’Unione degli Istriani)

    Ferdinando Parlato - fra i membri elettivi

    (dirigente bancario, ricopre anche la funzione di presidente della Sezione di Muggia della Lega Nazionale, è stato assessore al bilancio con Dipiazza per Alleanza Nazionale)

    Consiglio d’amministrazione

    -elenco dei membri eletti dall’Assemblea dei soci:

    Fulvio Camerini

    (medico cardiologo, è stato primario ospedaliero e professore di cardiologia all’Università di Trieste, senatore dei Democratici di sinistra – Ulivo dal 1996 al 2001 e capogruppo dell’Ulivo nel Consiglio comunale di Trieste)

    Maria Luisa Chiriacò

    (ricopre anche la funzione di presidente del Soroptimist International d’Italia – Club di Trieste)

    Silvio Delbello

    (ricopre anche le funzioni di presidente onorario dell’Unione degli Istriani – Libera provincia dell’Istria in esilio e di direttore di “Umago viva”, è stato presidente dell’Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata – IRCI e della Famiglia Umaghese, nonché direttore de “L’Arena di Pola” e del periodico dell’Unione degli Istriani “Istria Fiume Dalmazia”)

    Ferdinando Parlato

    (dirigente bancario, ricopre anche la funzione di presidente della Sezione di Muggia della Lega Nazionale, è stato assessore al bilancio con Dipiazza per Alleanza Nazionale)

    -membri delegati:

    min. pl. Laura Mirachian, Direttore generale per i Paesi dell’Europa - Ministero degli affari esteri

    min. pl. Daniele Verga, Direzione generale per i Paesi dell’Europa - Ministero degli affari esteri

    (già ambasciatore d’Italia a Lubiana)

    Piero Delbello - Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia

    (ricopre anche le funzioni di direttore dell’Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata – IRCI e di membro della Commissione per il riconoscimento ai congiunti degli infoibati della Presidenza del Consiglio)

    Renzo Nicolini - Provincia di Trieste

    (docente di matematica e fisica, ricopre anche la funzione di vicepresidente del Circolo di cultura istro-veneta “Istria” di Trieste)

    Denis Zigante - Comune di Trieste

    (ricopre anche la funzione di segretario politico della Lista per Trieste, è stato presidente della Federazione delle Associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati, nonchè presidente e vicepresidente dell’Unione degli Istriani)

    Renzo de’ Vidovich - Federazione delle Associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati

    (ricopre anche le seguenti funzioni: presidente della Fondazione “Rustia Traine” di Trieste, presidente della delegazione triestina dei Dalmati italiani nel mondo – Libero comune di Zara in esilio, tesoriere dell’Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata – IRCI, direttore de “Il dalmata”, consigliere della Lega Nazionale di Trieste, e già presidente della Federazione delle Associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati)

    Massimo Parovel - Conservatorio “Giuseppe Tartini” di Trieste

    (direttore del Conservatorio e membro del Consiglio direttivo della Società dei concerti di Trieste)

    Luisella Tenente - Ufficio Scolastico Regionale per il Friuli Venezia Giulia

    (consulente pedagogico)

    Elvio Guagnini - Università degli Studi di Trieste

    (professore ordinario di letteratura italiana, condirettore di “Problemi” e di “Aghios. Quaderni di Studi Sveviani”, redattore di “Italienische Studien” e di “Metodi e Ricerche”)

    Collegio dei revisori dei conti (nomine avvenute nel 2008)

    Luigi Antonio Cozzolino – Ministero degli affari esteri

    (ricopre anche la funzione di delegato nazionale del Sindacato dirigenti ministeriali e di componente del Comitato direttivo dell’Unione italiana lavoratori pubblica amministrazione – UILPA)

    Arianna Fonda – Ministero delle finanze

    Guido Brazzoduro – Federazione delle Associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati

    (ricopre anche le funzioni di sindaco del Libero comune di Fiume in esilio e di vicepresidente dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia – ANVGD, è stato presidente della Federazione delle Associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati e membro dell’Esecutivo dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia)

    Avendo presente quanto sopra riportato possiamo dedurre alcune considerazioni, e cioè che:

    1. l’Assemblea dei soci dell’Università Popolare di Trieste, costituita nella stragrande maggioranza da coloro che sono stati ammessi a frequentare continuativamente le attività didattiche dell’ente (ovvero ai corsi di lingue, di cultura e di arte) determinano con il loro voto i 4 (quattro) membri che li rappresenteranno nel Consiglio d’amministrazione dell’ente;

    2. la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, la Provincia di Trieste e il Comune di Trieste prediligono nominare gli esuli, quali propri rappresentanti nel Consiglio d’amministrazione dell’Università Popolare di Trieste, i quali pur disponendo già per Statuto dell’ente di un proprio rappresentante nell’ambito del Consiglio d’amministrazione, risultano essere 4 (quattro) membri nel Consiglio d’amministrazione;

    3. visti i punti 1 e 2 e tenuto conto delle disposizioni dello Statuto dell’ente (che si è ritenuto opportuno approvare con il fattivo contributo di tutti gli enti e organi istituzionali sopra elencati ed, in primis, il Ministero degli affari esteri italiano), nell’attuale compagine degli organi direttivi e di gestione dell’Università Popolare di Trieste gli esuli dispongono:

    -di 5 loro rappresentanti su un totale di 13 membri del Consiglio d’amministrazione;

    -di 3 loro rappresentanti su un totale di 4 membri del Consiglio direttivo;

    -di 1 loro rappresentante su un totale di 3 membri del Collegio dei revisiori dei conti;

    -delle funzioni di presidente e di vicepresidente dell’Università Popolare di Trieste.

    Insomma, gli esuli nell’ambito dell’Università Popolare di Trieste hanno fatto l’“en plein”.

    Non avremmo nulla da ridire se l’Università Popolare di Trieste si occupasse solo e soltanto di organizzare corsi di lingue, di cultura e di arte e altre attività culturali a favore della popolazione residente sul territorio di sua competenza amministrativa. Ma, così non è! L’Università Popolare di Trieste, quale ente morale, è delegato dal Ministero degli affari esteri italiano (dal 1964) e dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia (dal 1978) a fungere da tramite nella destinazione dei mezzi finanziari per il mantenimento della lingua e della cultura italiane dell’unica minoranza nazionale autoctona che l’Italia può vantare al di fuori dei propri confini nazionali e, conseguentemente, a collaborare con i legittimi rappresentanti della Comunità Nazionale Italiana autoctona in Croazia e Slovenia. E non avremmo nulla da ridire sull’“en plein” totalizzato dagli esuli se alcuni singoli nominativi eletti/nominati non avessero ripetutamente espresso pubblicamente (in passato) la loro mal celata insofferenza nei confronti della Comunità Nazionale Italiana autoctona e se non continuassero a farlo (nel presente) su una certa loro stampa periodica.

    Oltre a lasciarci allibiti i vari cambiamenti e azioni intrapresi nell’ambito dell’Università Popolare di Trieste, ci chiediamo: con una dirigenza (“esuli”) intenzionata a realizzare i propri interessi di parte e insofferente nei confronti della Comunità Nazionale Italiana autoctona (“rimasti”) in Croazia e Slovenia, non verrà compromessa, prima o poi, la collaborazione tra l’Università Popolare di Trieste e l’Unione Italiana?

    Naturalmente, non ci preoccupano le prese di posizione degli attuali rappresentanti dell’Unione Italiana, promotori e sostenitori di una politica accondiscendente nei confronti di tutti coloro che detengono i mezzi finanziari, ma temiamo che l’azione che verrà promossa dall’attuale dirigenza dell’Università Popolare di Trieste possa inevitabilmente compromettere le concordate rigorose premesse che presiedono alla collaborazione tra l’Università Popolare di Trieste e l’Unione Italiana ancora dal lontano settembre del 1964, e cioè: la più assoluta e reciproca non interferenza ideologica fra i due istituti; la totale autonomia dei due enti e, di conseguenza, la totale non interferenza reciproca negli affari interni di ciascuno; quale scopo unico, il mantenimento e la salvaguardia dell’identità nazionale italiana e delle sue molteplici espressioni e testimonianze in Croazia e in Slovenia; e un patto di rifinitura riguardava pure la più ampia sburocratizzazione possibile di tutte le iniziative che sarebbero state via via promosse, sempre di comune accordo.

    Per concludere, riteniamo che, da qualche anno a questa parte, le cose stanno cambiando a tal punto da poter stravolgere sia le rigorose premesse della collaborazione che il ruolo internazionalmente riconosciuto dell’Unione Italiana. È più che evidente ormai che a qualcuno non conviene che i ruoli dei due enti siano ben definiti e poggino su principi di assoluta e reciproca autonomia, come pure sul reciproco riconoscimento e rispetto, bensì siamo sempre più testimoni del tentativo di porre completamente nelle mani degli “esuli” il destino dei “rimasti”, per quanto di competenza degli organi dello Stato italiano e dell’autonomia regionale, provinciale e locale preposte.

    P.S. Si constata che seppure l’Ente giornalistico-editoriale EDIT di Fiume disponga di decine di giornalisti con regolare contratto di lavoro evidentemente nessuno di loro ha ritenuto opportuno commentare alcunché in merito alle vicende e alla situazione venutasi a creare presso l’Università Popolare di Trieste, che è d’interesse della Comunità Nazionale Italiana, per la quale la casa editrice esiste ed opera.

    (Ultimo aggiornamento Giovedì 02 Aprile 2009 09:56)

  • A quanto pare le mie ricerche non sono state infruttuose, e qualche verità è uscita fuori sul mondo degli italiani rimasti, mi piacerebbe tanto che quegli italiani, tra cui qualche esule, che da sempre hanno disprezzato, offeso e dileggiato questo piccolo popolo di italiani rimast,i per la loro scelta di rimanere nella loro terra, leggesse quanto ho pubblicato di come stanno veramente le cose, e come la maggior parte della Minoranza Italiana, abbia subìto sia nel passato e continua oggi a subire..

    A questo proposito, e in merito alle ultime elezioni per l'Unione Italiana del 13 giugno 2010, mi è pervenuta una lettera da parte di un amico, con un allegato...si tratta di una lettera, datata 10 giugno 2010, spedita dalla lista "'UNIONE PER LA COMUNITA', a tutte le Comunità degli Italiani della Croazia e della Slovenia..e questo è il testo...

    Lista “l’Unione per la Comunità”

    Fiume-Isola, 10 giugno 2010

    A tutte le Comunita’ degli italiani

    di

    Croazia e Slovenia

    Egregi e stimati dirigenti,

    venuti a conoscenza del fatto che alcuni di Voi sono stati soggetti a pressioni, minacce e ricatti, telefonicamente e/o in altro modo, da parte dei presidenti uscenti dell’Unione Italiana, Radin e Tremul, riteniamo opportuno, giusto ed importante esprimerVi incondizionatamente la nostra solidarietà, il nostro sostegno e la nostra garanzia che non subirete alcunché dipendentemente dall’esito del voto, comunque la pensiate e qualunque sia l’espressione del Vostro voto.

    Gli atti intimidatori (le pressioni, le minacce, i ricatti) sono modalità che nulla hanno a che fare con i sistemi e i metodi democratici, ma che purtroppo i nostri avversari utilizzano al fine di poter mantenere il proprio ristretto gruppo di potere clientelare anche in futuro.

    Vi invitiamo a non sottostare a tali inaccettabili metodi, che non devono far parte del nostro modo d’essere, pensare e operare di Comunità Nazionale Italiana.

    Vi invitiamo a recarVi alle urne senza alcuna paura, liberi da qualsiasi condizionamento, e di votare secondo la Vostra coscienza, dopo un’attenta conoscenza e valutazione. Votare è un diritto-dovere, andare a votare è un impegno civico. Il voto è libero e segreto.

    Per qualunque necessità siamo a Vostra completa disposizione.

    Lista “l’Unione per la Comunità”

    ----------------------------------------------------------------------

    credo che ogni commento, al testo di questa lettera..sia inutile..

  • tratto da Internet) Fonte “Chi è chi” nell’ambito della Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia

    L’imbrunire

    (di Gianclaudio Pellizzer) 01 Aprile 2010

    Guardi l’orizzonte e ti chiedi: dov’è la fine? Diciamo che lo sai, ma nonostante ciò la domanda te la fai lo stesso.

    E con la democrazia? Dov’è la fine? Conta forse il pluralismo di opinioni, la possibilità di pubblicarle, la possibilità che tutti ne vengano a conoscenza, che tutti ne possano tastare gli argomenti, che tutti ne possano discutere? E quando si tratta di questioni importanti è bene che tutti ne discutano, che ne abbiano il tempo di farlo, o è meglio forse che un numero limitato di persone, anche se legittimamente elette, si prendano la responsabilità di decidere a nome di tutti?

    E le regole, le procedure distorcono la democrazia, la rallentano, la sminuiscono oppure sono implicite nel valore stesso della democrazia?

    Le regole si possono cambiare, niente è immutabile, ma in democrazia significa votarle ed ottenere la maggioranza rispettando pur sempre alcune regole, alcune usanze democratiche.

    (Non si cambia la legge elettorale a due mesi dalle elezioni!!!)

    Allo Statuto dell’Unione Italiana sono state apportate delle modifiche per quanto riguarda il procedimento elettorale degli organi più rappresentativi dell’Unione Italiana.

    Il Presidente dell’Unione Italiana, sig. Furio Radin, si sente onorato per averlo fatto.

    Ma come è stato fatto!?

    Ormai si parla, si vocifera, si scambiano in gran segreto verità mai dette pubblicamente che i consiglieri, prima della convocazione dell’Assemblea dell’Unione Italiana, siano stati interpellati (taluni telefonicamente, altri direttamente), ma non tutti logicamente, solo la maggioranza assoluta, per ottenere il loro voto.

    A loro viene indicato come votare, perché se votassero in modo diverso, con velate minacce, si dice, non otterrebbero quei finanziamenti di cui le Comunità che rappresentano hanno bisogno, per non parlare di “poltrone” per singoli.

    Tali chiamate mettono i consiglieri in soggezione, ne plasmano la volontà, in modo tale che taluni, malgrado la loro ferma convinzione, misteriosamente cambiano opinione nonostante accordi presi precedentemente in modo palese con altri amici, connazionali – colleghi di Assemblea e non.

    Come chiamarlo? Voltafaccia, settebandiere, mancanza di personalità, paura, mancanza di una base culturale, sottomissione, indifferenza? Come chiamarlo???

    Ma mi chiedo, a parte i consiglieri, di cui taluni sono anche presidenti di alcune Comunità degli Italiani sul territorio, quale sia la MORALITÀ di codesti dirigenti che forzano in modo antidemocratico, non consono al grado di civiltà al quale a gran voce dicono di appartenere, la coscienza e il voto dei loro connazionali???

    A gran voce parlano della società civile; è la loro formula magica.

    Ed è cosi che ci si comporta in una società civile???

    Il Presidente dell’Unione Italiana, sig. Furio Radin, ben volentieri all’inizio di ogni seduta assembleare tiene una “lezioncina” ai suoi “scolari” (ai consiglieri - come li vede lui), li informa, li rimprovera, li richiama, li minaccia, a volte li offende, a volte esterna mezze verità o meglio la sua verità (ahimè!). Cosi è stato anche all’ultima seduta dell’Assemblea alla quale, oserei dire per paura di perdere le elezioni (in quanto sicuramente si ricandida alla carica di Presidente dell’Unione Italiana), getta ai suoi “scolari” (ritenuti tali da lui - senza il mio voler offendere i consiglieri) l’“osso” delle elezioni dirette.

    Lui dice di aver fatto il suo dovere, ovvero di aver proposto le modifiche tanto richieste. Si scorda però che aveva tanto di quel tempo per farlo prima. Anzi, alcuni consiglieri, probabilmente esausti di subire violenze antidemocratiche e di chiedere fino all’ultimo l’aggiornamento dello Statuto, hanno rassegnato le proprie dimissioni.

    Il Presidente dell’Unione Italiana ne vuol uscire vincitore ad ogni costo. La moralità?? E che vuol dire, chi la conosce. E la coscienza del Presidente dell’Unione Italiana, sig. Furio Radin? Dormirà sonni tranquilli o no? Chissà, nominando tanto la società civile, vedrai che un piccolo tarlo forse gli è rimasto e che, forse, ci saranno momenti in cui proverà un po’ di vergogna. Perché il pudore è pur sempre una qualità, anche se viene fuori tardi. Ma, non siamo mica tutti uguali!

    A pensarci mi viene in mente il Governo Italiano che, per taluni, emana leggi “ad personam”; chissà se è vero? Ma guarda che coincidenza!! Noi, così piccoli e così capaci!!

    Ma dopo l’imbrunire cosa viene, la notte o il giorno???

  • ...e oggi nel 2014...qualcuno si pone degli interrogativi sulla minoranza italiana...

    TRUFFE D'OLTREFRONTIERA...

    LA STRAMBA CONTABILITA' DELLA MINORANZA ITALIANA IN ISTRIA...

    di Diego Matejka del 19 giugno 2014 ...

    (tratto da internet)

    Ennesima truffa ai danni degli esuli e dei cittadini italiani tutti. Non è, infatti, cosa nota che tutti gli immobili acquistati negli ultimi 60 anni dallo Stato Italiano in Jugoslavia poi Croazia e Slovenia, quali ad esempio asili, istituzioni culturali volti presumibilmente alla promozione della cultura italiana sono in realtà proprietà di associazioni private di Fiume e di Capodistria — l’Unione degli Italiani e dintorni, vecchi terminali del disciolta Lega dei comunisti jugoslava — , monopolizzate da anni da un piccolo “cerchio magico”.

    Parliamo di un capitale immobiliare il cui valore viene stimato in una cifra fluttuante tra i 20 e i 30 milioni di euro — a cui si sommano i contributi per Tele Capodistria, Radio Pola e Radio Capodistria, come l’Edit, unica casa editrice operante — che spetterebbero di diritto al nostro ministero che farebbe bene a reclamarne la titolarità. Questo flusso di denaro è purtroppo solo in minima parte destinato alla comunità e alle attività di promozione culturale italiana; la più ampia fascia di questi finanziamenti finisce inesorabilmente nei forzieri di una ristretto gruppo di funzionari, vicini da sempre al potere locale e al Partito Democratico in Italia.

    Si tratta di una sinistra anomalia, visto e considerato che ovunque i beni delle Repubblica Italiana sono intestati in tal caso ai consolati o alternativamente alle ambasciate. In base ad accordi bilaterali tra stati questa logica è stata completamente disattesa creando derive ancor più pericolose.

    Ma non è tutto. Grazie ai soldi di Roma, l’Unione Italiana non solo influenza e condiziona tutte i principali canali di diffusione e promozione d’iniziative culturali, editoriali, televisive e radiofoniche in lingua italiana, ma interviene puntualmente al momento delle elezioni italiane, ovviamente in soccorso dei suoi referenti nazionali. È la storia dei famosi pulmini carichi di pensionati, decisivi per garantire la vittoria (strappata per un migliaio di voti scarsi) della signora Serracchiani alle ultime regionali. Il tutto in forza di una lettura distorsiva della legge sugli italiani all’estero che permette di votare ai votare i “rimasti” per le amministrazioni locali italiane a Trieste, Gorizia e più in generale nella regione.

    Per quanto concerne la vocazione patriottica di questi protagonisti ricordiamo come l’on. Roberto Battello, deputato a vita dell’UI a Lubiana, nulla proferì quando la Slovenia inaugurò un enorme recinto che aveva contenuto 300 mila persone, svettante il monumento a Tito e la riproduzione sul marmo delle sue frasi più significative, nel 60° anniversario del discorso del 1953 a Okroglica nel quale rivendicava Trieste, Gorizia, la Bassa friulana e Grado davanti a 300 mila jugoslavi provenienti da tutta la Federativa.

    Urge sollevare la questione e risolvere questa persistente distorsione economica, storica e culturale.