GLI ITALIANI RIMASTI IN ISTRIA..ITALIANI DIMENTICATI !!

  • Tanto si è parlato e scritto sugli italiani esuli dalla loro terra, a loro, anche se dopo 60 anni, hanno dedicato un GIORNO DEL RICORDO per il loro calvario, ma degli italiani rimasti sulla loro terra..cosa sappiamo? Nessuno ha mai parlato di loro, nessuno ha dato la stessa importanza di quegli esuli che hanno scelto di partire, quando avrebbero dovuta averne quanto loro... perchè?

    Come hanno vissuto quando hanno visto partire i loro fratell italiani, i loro famigliari, i loro amici di infanzia e sono rimasti soli? Cosa hanno pensato? cosa hanno passato? Quale è stata la loro esperienza di italiani non più sotto al Tricolore, ma sotto un'altra bandiera, imparare un'altra lingua e imparare a convivere con gente di diversa etnia? Come sono stati trattati?

    Questo non si è mai saputo, i giornali non hanno dato mai scritto di loro, ed erano e resteranno italiani sempre nel cuore e nell'anima.

    Perchè sono stati dimenticati? Solo perchè hanno rinunciato alla loro cittadinanza, non devono essere considerati italiani?

    Che sappiamo quanto sia costato loro farlo, per rimanere nella terra dei padri e mantenere ciò che quei padri, avevano costruito con sudore e fatica, quella loro casa, quel pezzetto di terra..che ne sappiamo?

    Forse hanno più valore di tanti che hanno abbandonato tutto, per il coraggio che hanno avuto per farlo, ma quanto è costato a loro? Che ne sappiamo?

    Quelli italiani che sono stati disprezzati troppo spesso da quelli che fino a prima di partire per l'Italia, erano fratelli, amici e hanno giocato da bambini insieme su quella terra! I "rimasti" ricordati con rancore, chiamati con disprezzo da molti ,"s'ciavi" (schiavi), per avere accettato un'altra bandiera, considerati rinnegati, traditori comunisti per avere accettato di vivere sotto quella bandiera con la stella rossa, Perchè?

    Tante sono state le bandiere nella storia, che hanno sventolato su questa povera Istra, terra rossa di bauxite bagnata da quel bellissimo mare, prima di arrivare al Tricolore Italiano. Quante lingue ha dovuto imparare la nostra gente nei secoli, prima di arrivare alla lingua croata, senza mai dimenticare quella dei nostri avi, l'ITALIANO!

    A loro, per essere rimasti ed avere portato avanti la nostre radici, le nostre tradizioni, la nostra lingua, devo dire: GRAZIE!!

    A loro, per tutti quelli che li hanno offesi, disprezzati e dimenticati, devo chiedere: SCUSA !

    __________________________________

    HO VOLUTO DEDICARE QUESTO SPAZIO AGLI ITALIANI CHE SONO RIMASTI, ALLE LORO TESTIMONIANZE VISSUTE IN PRIMA PERSONA O RACCONTATE DAI FIGLI E NIPOTI..DIAMO VOCE A LORO E AL LORO VISSUTO CHE NON E' MAI STATO ASCOLTATO E PUBBLICATO, ALLA LORO STORIA RIMASTA IGNOTA AGLI ITALIANI E ALL'ITALIA.

    DOVRANNO RESTARE SOLO I RACCONTI, RICORDI DELLA LORO MEMORIA..UN'ALTRA PAGINA DI QUEL LIBRO DI STORIA..MAI SCRITTO !

    NON SI ACCETTANO COMMENTI , NEL CASO, VERRANNO CANCELLATI!!



    Like this post to subscribe to the topic.
  • Ho conosciuto una signora istriana,qua su facebook, figlia di italiani rimasti, quando ho aperto questo gruppo, che ora purtroppo non riesco più a trovare, forse non è più iscritta, e con lei avevo scambiato un paio di mail di conoscenza. L'avevo informata che avrei creato dopo il 10 febbraio un argomento riservato agli italiani rimasti in Istria e l'avevo invitata a raccontare la sua storia. Ha detto che non sapeva se ci fosse riuscita a scriverla, per il dolore ancora fresco della perdita di suo padre, che lei adorava, e che non è ancora riuscita a superare.

    Credo che non me ne vorrà, se pubblicherò qualche frase di quelle mail, perchè rispetterò la sua privacy, omettendo il nome e cognome e il paese in cui lei vive, lo trovo corretto e rispettoso nei suoi confronti, ma trovo che quelle poche righe, siano importanti e testimonianza all''argomento appena aperto:

    ---------------------------------------------------------------------------------------------

    Maria : 27 Gennaio alle ore 15.47

    Cara D...

    Ho visto dal tuo profilo che i numeri di telefono che hai pubblicati sono, se non sbaglio, di Rovigno, la mia città natale, che ho dovuto abbandare con l'esodo, ma che è dentro le mie vene e ci sarà finchè il mio sangue scorrerà.

    (omissis).. E di te, che mi dici?

    Ciao un abbraccio

    ---------------------------------------------------------------------------------------------

    D... 27 Gennaio alle ore 20.00

    "Cara Maria! Non vivo a Rovigno, ma a .......

    Sono insegnante elementare nella scuola italiana di.........

    Ho 54 anni tra poco, e due figlie. Mio marito è già in pensione.

    Allora te ne sei andata da piccola, via da questa terra d'Istria?

    Mi dispiace, perchè l'esodo ha portato tanto dolore tra la nostra gente.

    Mio padre non se n'è andato, però l'ha pagata cara.

    Infatti, non gli è bastato il campo di concentramento in Germania, dove è stato deportato dalla Grecia dopo la capitolazione dell'italia (era lì come carabiniere), ma si è fatto anche 32 mesi di Goli Otok sotto il regime comunista.

    Mah, che vuoi... la vita è così... Si nasce e incomincia l'avventura che non sappiamo mai dove ci porterà e come si concluderà."

    ---------------------------------------------------------------------------------------------

    Maria.. 27 Gennaio alle ore 21.32

    "Cara D.

    (omissis) ..Ho letto che la tua famiglia è una delle tante famiglie rimaste, troppo spesso la gente pensa che chi ha scelto di restare, possa avere scelto la via più facile, di chi, ha scelto di partire e lasciare la propria terra, ma così non è, io lo so..ma tanti, troppi ..no..(omissis)..La storia della tua famiglia, ritengo sia degna di essere conosciuta, come quella di tanti, esuli o rimasti, quindi se ti fa piacere, mi piacerebbe tu la scrivessi, senza paura di dilungarti, in area di discussione c'è tutto lo spazio per raccontarla (omissis).. dovranno restare pagine di storia, dove non esiste politica, colori di bandiera, buoni o cattivi, italiani e non..solo pagine di vita vissuta, che fanno storia..la nostra storia!

    Spero partecipino in tanti, e sarà bello sentirci tutti uniti, come in una grande famiglia, tutti figli della stessa terra.

    Ti aspetterò cara ......, spero verrai, e se conosci qualcuno che ha la sua storia da raccontare, avvisalo.. qua sarà il benvenuto..

    ciao un bacio

    ---------------------------------------------------------------------------------------------

    D... 27 Gennaio alle ore 21.46

    "Va bene. Tenterò di farlo, se non mi farà troppo male ricordare certe cose. Non ho ancora superato la morte di mio padre, anche se sono passati più di tre anni. Un abbraccio!

    ---------------------------------------------------------------------------------------------

    Maria : 27 Gennaio alle ore 22.13

    " (omissis)...Tesoro, tuo padre non vuole che soffri per lui, devi superare la sua morte, lui sarà sereno solo se tu lo sarai, e starà male se tu starai male, lui lo sa, perchè ti è vicino sempre, anche se tu non lo vedi e non lo senti, e credo sarà felice e orgoglioso, se tu ricorderai e racconterai la sua storia. Tuo padre è da RICORDARE ed è giusto che tutti lo conoscano, anche se non farai il suo nome. (omissis).Certamente se ricordare, dovesse farti troppo male, beh allora non ti obbligo certo a farlo." (omissis)..Prova a scrivere anche tu cara, magari è un ottima medicina per il tuo spirito e a superare i tuoi momenti difficili, come la morte del tuo papà..

    un abbraccio.."

    ------------------------------

    D...27 Gennaio alle ore 22.18

    " Forse hai ragione. Ci proverò. Ciao!"

    ---------------------------------------------------------------------------------------------

    Ecco fatto, mi piaceva ricordare quella signora, con quelle poche frasi su suo padre, ha raccontato la vita di un italiano rimasto e spero che, se mi leggerà, non me ne vorrà, vorrei tanto avere sue notizie, ma la saluto caramente, sperando che sia in buona salute.

    Cara D... ti abbraccio forte e ti mando un bacio.

  • tratto dail Piccolo — 14 febbraio 2007 pagina 27 sezione: TRIESTE

    ITALIANI RIMASTI

    lSono nata a Parenzo (Istria) nel lontano 1937, genitori musicisti, nonna poetessa (cugina del famoso scrittore Francesco Babudri), profughi in Friuli dal 1947. Nella mia famiglia, quali insegnanti e navigatori, non è stato difficile, nelle azioni quotidiane, farci guidare dal coraggio (dato dalle dolorosissime esperienze subite), dalla coerenza fermamente voluta, dalla verità, in un ricordo perenne per la terra natia, a cui i miei familiari più dotati hanno dedicato musiche, poesie, dipinti, scritti e tradizioni. Ora, però, oltre al ricordo abbiamo anche la ricongiunzione con gli italiani rimasti in Istria, soprattutto grazie a quei giovani, appartenenti a famiglie italiane diverse solo per la residenza (rispettivamente in Italia e in Croazia) che si incontrano, si amano, si sposano e così scoprono che sono i frutti delle stesse «radici» con tutte le implicazioni che ciò comporta.Ringrazio dell’ospitalità, saluto cordialmente con la speranza che la realtà della ricongiunzione dopo 60 anni, venga riconosciuta e stimata; forse questo mio breve scritto potrà essere pubblicato a questo scopo.Maria Silvia Zuliani(Spilimbergo)

  • (tratto da internet):

    "LA MEMORIA DEGLI ITALIANI DI BUJE D'ISTRIA di Giacomo Paiano *

    Storie e trasformazioni di una comunita' contadina tra il 1922 e il 1954 nelle testimonianze dei "rimasti". Ma perche' per gli istriani e' cosi' difficile riordinare i ricordi e raccontare?

    22 settembre 2008 - Elisabetta Caravati

    A Buie i "rimasti" hanno provato a ricordare, hanno provato a ripercorrere il tempo andato ed in particolare il periodo che va dal 1922 al 1954. Ma non e' stato certo facile "lavorare" con la memoria, anche perche' non esiste una memoria collettiva, ne esistono, invece, tante individuali. Ognuno ha osservato la Storia dal proprio personalissimo punto d'osservazione. Ognuno poi, nel racconto, trascura gli avvenimenti che non lo hanno coinvolto direttamente e sottolinea invece quelli che lo hanno toccato in prima persona. Ognuno ha dovuto modellare cio' che ha vissuto per poter continuare a vivere. Cosi' quasi nulla combacia nei ricordi dei singoli che dovrebbero poi riunificarsi per formare il ricordo collettivo. Ben poco coincide nella narrazione e si ha l'impressione di ritrovarsi con una montagna di piccoli frammenti difficilmente riconducibili all'unita' di provenienza...

    Inafferrabile debole precaria memoria, logorata dal tempo e dagli anni, contagiata dalle ferite e dalle partenze. Fascisti e antifascisti, comunisti e non comunisti, fratelli e compagni; fratelli partiti e compagni rimasti. La distanza fra ieri e oggi confonde la ricostruzione degli eventi. Anche le lesioni e i distacchi confondono i ricordi e quella che ne esce e' una memoria lacerata. Una memoria che cerca di attribuire un senso agli avvenimenti del passato tenendo conto soprattutto di cio' che e' accaduto dopo. Il passato risulta essere percio' intaccato, contaminato, camuffato dal dopo. E la cultura contadina e' come se avesse fatto proprio valore fondamentale l'estraneita' alla Storia; l'auto-esclusione dal divenire; l'unico criterio etico morale preso in considerazione e' il "far del bene" e il "far del male".

    E dunque: chi sparo' per prima? I tedeschi o i partigiani?

    E il male chi lo fece? I "foresti" o i nostri "mangiabandiere"?

    Nemmeno in questo caso si ritrova un ricordo preciso, condiviso, inalterato nel tempo...

    Memorie plurali, diverse, divise, amplificate, mutilate, avvelenate, strumentalizzate, distrutte! Memoria individuale, sgretolata, recuperata, modellata, ricomposta, vissuta, sofferta; pagata! Memoria dei rimasti in contrapposizione a quella dei partiti; ma nemmeno fra i rimasti esiste un pensiero comune.

    Per alcuni, ad esempio, il prima e' stato modellato dal dopo; il prima, mitigato dal dopo, viene addirittura idealizzato. Per altri, invece, il dopo e' giustificato dal prima; la colpa e' di chi incomincia ed e' assurdo che i debiti contratti da chi e' partito li abbia pagati chi e' rimasto!

    A Buie, ad esempio, bisognerebbe rianalizzare gli eventi e soprattutto ritrovare i corpi delle persone "sparite" per poter, alla fine, far combaciare i ricordi. Anche perche' i piu' sono convinti che il male non venne certo da Zagabria o da Belgrado; il male e' sempre stato li', in mezzo a loro. E quelli che durante il fascismo avevano perseguitato gli antifascisti e gli slavi, furono gli stessi che poi, durante il comunismo, rastrellarono casa per casa per far sparire i fascisti e gli italiani; e furono anche i primi a scappare in Italia; percio' si e' stabilita una distanza insuperabile fra i partiti e i rimasti.

    E Alcide De Gasperi improvvisamente irrompe nei ricordi dei buiesi, qualcuno ha raccontato loro che a Parigi offrirono l'Istria in cambio dell'Alto Adige, ma De Gasperi non accetto' e volle a tutti i costi l'Alto Adige! Poi, opzioni in Alto Adige e opzioni in Istria. Opzioni in ogni dove per scegliere un altrove o per diventare stranieri a casa propria. Ma la Storia non guarda in faccia ad alcuno a va avanti per la sua strada incurante di tutti e di tutti; incurante degli optanti e di chi non pote' o non volle optare; incurante dei partiti e dei rimasti.

    Quando i comunisti si stabilirono definitivamente a Buie, per gli italiani rimasti sembrava esistere una sola regola: "non te intrigar". La scelta di non intrigarsi veniva suggerita dai padri e dai nonni e dalla loro passata esperienza; e il fatto che loro avessero gia' vissuto sotto un regime, rendeva il consiglio indiscutibile.

    Come una bestia feroce, il regime totalitario, se ignorato ignora a sua volta.

    La paura con Tito pero' e' piu' forte! Il fascismo aveva toccato gli slavi e sfiorato appena gli italiani, il comunismo invece entra nelle case di tutti e non lascia scampo ad alcuno; irrompe nelle vite di tutti e a tutti incute paura. Ma poi tutto, come sempre, passa...

    Ad un certo punto, finalmente, i ricordi dei buiesi sembrano confluire in un'unica memoria; si trovano, infatti, quasi tutti d'accordo nel rammentare che, economicamente, con Tito, stavano bene! E' come se la mancanza della liberta' e le ostacolazioni religiose siano state il prezzo pagato per una buona economia.

    Ma ora che quegli "splendori economici" sembrano essere stati smorzati dall'attuale situazione precaria, che ne sara' della memoria? Che ne sara' di ieri nel racconto di domani condizionata dall'oggi?

    Memoria concreta di un passato che non passa ma che rimane.

    Ricordi sbiaditi e nitidi, cancellati e indelebili; ricordi annebbiati e precisi.

    Ricordi senza i quali non ha senso vivere...

  • COMMENTI....

    Corrado Giuricin Mattosovich :

    di nuovo, grazie Maria per le tue parole...

    Roberto Bose :

    io sono figlio di esuli e nipote di rimasti metà famiglia è a Trieste metà è a Umago la patria si è dimenticata prima di chi è voluto rimanere italiano ( per rimanere tale eri costretto ad andar via) ma ancora i croati e i compagni insistono a dire che è stata una libera scelta (l'avete voluto.. ecc ecc) nessuna angheria nessun terrore semplice emigrazione anzi colpa della propaganda italiana sempre la stessa solfa e questo non lo sopporto perchè è una evidente distorsione .

    Io sono domiciliato a Umago perchè mio nonno era socialista e compagno del nuovo partito titino mentre mio padre pur sempre apolitico ha fatto presto visto la boria dei nuovi arrivati a diventar anticomunista e a "scampar" altro che emigrazion . D'altronde anche la jugo prometteva fame e miseria mentre adesso anch'io sento tutti che mi dicono "se stava cussi ben" e i figli "si i stava ben perchè i iera zovini e tutto se riabilita col andar del tempo " in realtà è un rimpianto della gioventù anche secondo i nipoti e i figli.

    Ma io non posso negare che i nostri rimasti erano complici anche passivi del nuovo stato socialista o almeno avevano uno in famiglia che era del partito devo ammettere perchè pur residendo a ts ho passato praticamente tutta la vita a Umago ( un motivo preciso l'ideologia di mio nonno) bisogna dire però che solo pochi hanno fatto veramente del male e a Umago dopo 60 anni girano sempre quei nomi li. Dopo ci saranno le eccezioni ma si faceva la gara per chi parlava male dell'Italia" bianco rosso verde il color dele 3 merde" altro che fratelli ,tutti contro tutti.

    I rimasti che sono i miei vicini, quelli con cui facciamo le grigliate, i parenti, gli amici della comunità ma non mi danno mai l'impressione di voler troppo ben ai fratelli esulati anzi sono scomodi ci potrebbero essere rivendicazioni per i terreni o le case , quante baruffe fra fratelli o cugini... spesso li prendo in giro "ara che torna i esuli i ve ciolerà indrio la roba" e loro un po' seccati "i ga volù andar via che i se rangi no i voleva el comunismo..."

    Io invece penso a quelli che non avendo parenti fedeli alla causa (altrui) non hanno mai più potuto tornare a casa loro

    Roberto Bose :

    comunque adesso tutti i rimasti sono additati dai nuovi arrivati come FASCISTI quindi il loro passato di "onesti italiani" non è servito a nulla

    La propaganda slava comunque ha fatto il suo corso e non potranno mai cambiare idea il lavaggio del cervello è stato troppo forte! io mi sono salvato perchè ho fatto le scuole a ts se le facevo a Buie forse avrebbero convinto anche me

    Maria :

    Grazie Roberto per la tua testimonianza..sei stato il primo e spero che tu non sia l'ultimo a raccontare la tua storia e altri italiani rimasti in Istria lascino la loro..grazie infinite ti abbraccio

    El Covo :

    Mi ritrovo molto nelle parole di Roberto e, a parte qualche particolare differente e qualche importante eccezione, anche la mia esperienza familiare e personale è molto simile ed in linea con la sua.

    Oggi comunque, e già da anni, io pongo e faccio porre la stessa attenzione e sensibilità sia alle vicende che hanno investito gli Esuli sia a quelle che hanno colpito i Rimasti (consapevole che già la tragedia dell'Esodo, per differenti ma speculari motivi, colpì duramente entrambi i "gruppi").

    Nel mio modo di vedere, siamo e rimaniamo un'Unica Comunità! Indipendentemente dalle scelte storiche, dalle idee e posizioni politiche che in qualsiasi società genuina e composita sono quanto più varie..!

    Saluti ISTRIOTI e Sinceri complimenti a Maria per Tutto!

    Maria :

    Grazie El Covo per la tua testimonianza e per i complimenti che hai voluto riservarmi. Il gruppo l'ho creato soprattutto per raccogliere le storie degli esuli e dei rimasti, indistintamente, e quando leggo una testimonianza di chiunque la racconti, mi sento gratificata perchè il mio lavoro non sarà stato vano, è importante che tutti sappiano la nostra storia, la nostra storia privata, i disagi e dolori delle nostre famiglie, quello che realmente è stato dopo la fine di una guerra persa per tutti gli italiani e finita con un Trattato di Pace, ma che quello stesso Trattato..ne ha creata un'altra, pagando quella sconfitta, cedendo quel pezzo d'Italia..la nostra terra..ad un altro Stato..ma che è stata vissuta solo per 350.000 italiani in esilio e per gli altri italiani che hanno scelto di restare..nessuno è più importante o meno dell'altro, siamo tutti figli di quel pezzetto d'Italia, quella nostra terra d'Istra, Fiume e Dalmazia!

    Grazie ragazzi..grazie di cuore..un abbraccio

    Fiorella Capolicchio :

    In risposta a questo argomento ecco una poesia, dal libro che Vladimiro Gagliardi mi aveva spedito da Pola nel lontano 2002. Per farmi conoscere una piccola parte della nostra città come dice la sua dedica.

    Papà

    Sa Papa'

    son vegnu' dirte

    che jero bravo

    come che te gavevo promesso.

    Tuto l'ano go studia',

    col cinque go passa'

    Ti te ricordi,

    co' te contavo,

    come che i primi giorni

    a scola me maltratavo.

    No capivo perche',

    de classe in classe

    i me sbalotava?

    No capivo perche',

    sbagliado i me ciamava?

    El cognome,

    che scriver ti ma gavevi insegna',

    no lo conosso,

    no so piu' legerlo.

    I ghe ga giunto

    d'avanti la zeta e in fine la ich

    i lo ga trasforma

    i me ga denovo batesa.

    Insoma,

    tra taliani e crovati,

    dopo un mese tuto se ga stabiliza'.

    L'alfabeto Italian

    che ti me gavevi insegna'

    con l'abezeda crovata lo go cambia'.

    In principio

    'sta lingua magica no capivo.

    Ti te ricordi che te contavo

    in cimitero co' vegnivo?

    Mama pianseva,

    jutar no la me podeva,

    una parola de crovato no la saveva.

    Tante volte la me diseva;

    "confidite con papa'

    el te jutara e piu' facile te sara'".

    Ma, mama!

    ghe disevo;

    "no'l xe piu' qua!"

    Tuta soridente la me rispondeva;

    "portighe un fior e ti vedara',

    che su nel ciel 'l te sentira".

    Tra fiori e pianti,

    col tempo me go rasegna'.

    Te porto 'sto mazo de fiori

    ringraziando 'l ciel,

    sperando che ti sentira:

    papa', ogi go diploma'.

    Dal libro Ricordi d’infanzia di Vladimiro Gagliardi

    Editore:”Ulianik”

    Maria :

    bellissimaa...grazie Fiorella

    Corrado Giuricin Mattosovich

    http://www.cinemaitaliano.info/italianisbagliati

  • Maria

    DOCUMENTARIO "GLI ITALIANI SBAGLIATI"

    sceneggiatura:

    Francesco Cenetiempo

    produttore:

    Chiara Barbo

    Regia: Diego Cenetiempo

    Anno di produzione: 2009

    Durata: 54'

    Tipologia: documentario

    Genere: sociale/storico

    Paese: Italia/Croazia/Slovenia

    Produzione: Il Ramo d’Oro Editore, Pilgrim Film

    Formato di ripresa: HDV

    Formato di proiezione: Beta SP, colore

    Titolo originale: Italiani Sbagliati

    Altri titoli: Wrong Italians

    Sinossi:

    La maggior parte degli abitanti dell’Istria, regione ora divisa tra Italia, Slovenia e Croazia, dopo la Seconda Guerra Mondiale è stata obbligata a trasferirsi in Italia per mantenere la propria identità culturale. Altre persone, invece, hanno deciso di restare nei luoghi dove sono cresciute: questo è un viaggio attraverso le vite e le parole di alcuni scrittori di lingua italiana che abitano ancora lì, cercando di mantenere viva la cultura italiana in quelle terre.

    Ambientazione: Italia / Croazia

    Note:

    “Italiani Sbagliati” è un’espressione di Pier Antonio Quarantotti Gambini, scrittore ed esule istriano, riferita a tutti coloro che non hanno scelto la via dell’esodo.

    Il documentario "Italiani Sbagliati" intende investigare e dare luce al tema dei “rimasti”, ossia coloro che, per i motivi più disparati, non sono migrati dalla loro terra e hanno scelto di rimanere nonostante la Grande Guerra.

    I filmati di repertorio presenti nel documentario sono tratti da archivi privati e pubblici tra cui le Comunità degli Italiani, il Centro Studi Storici di Rovigno, l’Istituto Luce, la Cineteca Regionale dell’FVG e la Cineteca del Friuli...

  • Esodo istriano, per non dimenticare

    (tratto da Internet)

    GLI ITALIANI SBAGLIATI CHE DECISERO DI RESTARE IN ISTRIA

    il Piccolo — 26 gennaio 2010 pagina 23 sezione: CULTURA - SPETTACOLO

    di ELISA GRANDO TRIESTE :

    "Pier Antonio Quarantotti Gambini, scrittore ed esule istriano, ai microfoni di Radio Venezia Giulia li aveva definiti “Italiani sbagliati” : erano quelli che, dopo il passaggio dell’Istria dall’Italia alla Jugoslavia in seguito ai trattati di pace di Parigi del 1947, scelgono di non seguire l’esodo e rimanere nella loro terra. A raccontarli arriva al Trieste Film Festival il documentario “Italiani sbagliati. Storia e storie dei rimasti” di Diego Cenetiempo , in programma questa sera alle 21.30 al Cinema Ariston. Il film sceglie di ricomporre l’episodio storico attraverso le vicende personali di un pugno di testimoni speciali: cinque tra le scrittrici e gli scrittori viventi più rappresentativi della comunità italiana in Istria. C’è chi è rimasto a Fiume e Pola per non lasciare la famiglia, chi per motivi lavorativi e chi anche per questioni politiche. Tutti però hanno condiviso il dolore di sentirsi, come racconta uno degli intervistati, “stranieri nella propria città” e spesso poco compresi da chi invece se n’era andato. «I rimasti vedono i propri amici, parenti e conoscenti partire, assistono allo svuotamento delle proprie città, dei propri paesi», spiega Cenetiempo. «Il territorio cambia fisionomia e lingua, i nomi dei luoghi, la componente sociale, le istituzioni, la burocrazia. Accanto al senso generale di spaesamento e frustrazione emerge con forza il tema dell'identità». Nel documentario, prodotto da Pilgrim Film e Il Ramo D’Oro Editore, lo sottolinea con efficacia lo scrittore e favolista Mario Schiavato: «Se noi andiamo in Italia ci dicono “voi siete comunisti titini”, qui invece siamo fascisti italiani». Non sono in molti ad aver raccontato per immagini il destino di chi ha deciso di rimanere: «Al tragico esodo istriano sono stati dedicati qualche film e vari documentari, sia in passato che in epoca più recente, ma mai prima era stata raccontata la storia dei rimasti. E poi molti italiani ignorano l’esistenza in queste terre di una comunità che ogni giorno si impegna per il mantenimento della cultura italiana», dice il regista."

  • I RIMASTI

    iL’esodo rappresenta un momento di svolta, un punto focale per l’intera popolazione italiana dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, che da questo momento in poi si trova ad essere divisa in due parti, comunemente definite come esuli e rimasti. Se alle vicende dei primi sono stati dedicati studi e ricerche che hanno contribuito a fornire all’argomento precise coordinate storiografiche, uno spazio minore è stato invece riservato a quella parte di italiani che dopo i drammatici rivolgimenti della seconda guerra mondiale decide di restare nella propria terra di origine, senza seguire la scia tracciata dalla gran parte dei propri connazionali.

    Un passaggio che li porta ad essere testimoni di un radicale stravolgimento, la cui prima conseguenza è la pressoché totale cancellazione di identità e tradizioni radicate da secoli su territori verso i quali, subito dopo l’esodo, si orienta una massiccia ondata migratoria proveniente dalle altre regioni della Jugoslavia.

    Un processo di cambiamento dai riflessi traumatici per l’intera comunità italiana trovatasi, improvvisamente, a vivere in un contesto dai contorni irriconoscibili diventando una minoranza che, vedendo preclusa ogni forma di gestione politica ed economica, subisce una“profonda rottura nel suo equilibrio interno” [O. Moscarda, 2005].

    Proprio come quella di partire, la scelta di restare rappresenta un passaggio traumatico e lacerante che presenta “un variegato panorama di opzioni” [G. Paiano, 2005] legato a dinamiche soggettive ed esistenziali troppo spesso avvolte da una visione semplicistica e stereotipata, tendente ad individuare dietro tale decisione esclusivamente motivazioni politiche ed ideologiche. In realtà tra coloro che restano, solo una minima parte lo fa in funzione di opportunità politiche o in nome di un’ideale. Nella gran parte dei casi la scelta di restare poggia le proprie basi su fattori profondamente differenti come la condizione di scoramento seguita alle ripetute respinte della domanda di opzione da parte delle autorità jugoslave, il forte attaccamento che lega le famiglie contadine alla propria terra, il timore di lasciare tutto ciò che si possiede per andare incontro ad un avvenire incerto, la paura di trovarsi improvvisamente in una realtà estranea a quella in cui si nati e vissuti per anni, l’impossibilità di partire per via delle pressioni delle autorità jugoslave e la volontà di non spezzare, tentando di mantenerli uniti, legami affettivi e familiari. Tentativo, quest’ultimo, non sempre riuscito visto che l’esodo rappresenta per intere famiglie un punto di rottura che provoca strappi e lacerazioni non sempre rimarginate, figlie delle tensioni che stanno alla base della scelta contrapposta di partire o di restare. Tensioni esplose in tutto il loro fragore nel periodo successivo all’esodo e la cui eco, in certi casi, si ritrova ancora oggi nei rapporti che definiscono il legame tra le due parti. Un quadro che però in questi ultimi anni sembra andare incontro a un’inversione di rotta, lasciando spazio a un significativo percorso di riavvicinamento in grado di liberare il campo da visioni preconcette e ingessate e di favorire un tentativo di rielaborazione più serena degli avvenimenti, in cui trovano maggior comprensione le dinamiche che stanno alla base dell’una e dell’altra scelta.

  • COMUNICATO:

    Vorrei informare le persone che hanno storie di vita vissuta da raccontare, italiani rimasti, che possono farlo mantenendo L'ANONIMATO, inviandomi le loro storie privatamente, via mail su fb o alla mia casella di posta privata. Pubblicherò la loro storia rispettando la loro privacy, omettendo il loro nome e cognome. Sappiamo bene, specie per gli italiani rimasti, quanta paura hanno avuto allora di parlare, denunciare ingiustizie, repressioni e violenza da parte dei loro nuovi governanti, che un Trattato di Pace IMPEDIVA. Se queste denunce fossero venute alla luce subito, l'Italia e le Grandi Potenze firmatarie di quel Trattato, li avrebbero protetti e la minoranza italiana avrebbe avuto il meritato rispetto e più diritti di quelli che ha avuto.

    Ancora adesso, nel 2010, dopo 60 anni, c'è chi ancora ha paura, per questo dico che bisogna far conoscere ciò che è stato, cosa è successo agli italiani rimasti quando la nostra terra dall'Italia è passata in mano jugoslava. E' ora di far sapere la verità, anche in modo anonimo, ma si deve sapere cosa sia significato per gli italiani, vivere sotto il tricolore italiano..con una stella rossa al centro che li ha rappresentati come un marchio infame.. Molti avranno vissuto bene, altri male, ma è IMPORTANTE far conoscere a tutti anche la loro realtà e verità. Grazie !

    (maryl_bo@libero.it)

  • Trascrivo anche qui la nota di una italiana rimasta, che ha voluto mantenere l'anonimato, che qualche giorno fa, mi aveva pregato di pubblicare, sotto la foto dell'album del gruppo, il tricolore italiano con la stella rossa al centro, bandiera che ha rappresentato, come un marchio infame, la Comunità Italiana rimasta in Istria, e che ha sventolato dal 1945 al 1992, data della dissoluzione della Repubblica jugoslava. Dopo tale data, anche per la minoranza italiana, ha sventolato il Tricolore Italiano, come per tutti gli altri Italiani. Quella foto pubblicata, ha suscitato dolore e rabbia in molti esuli, per le vicende vissute delle foibe e dell'esodo, ma non meno dolore e rabbia ha suscitato negli italiani rimasti, che con la loro scelta di restare in Istria, per le loro motivazioni famigliari, rispettabilissime, hanno dovuto subire, sotto quella bandiera..ingiustizie, umiliazioni, repressioni, pestaggi, detenzioni nei campi di concentramento.. e paura..tanta paura. Paura di esprimersi, di difendersi, di denunciare ingiustizie, di combattere per la propria italianità. Paura che ancora oggi nel 2010..hanno, per raccontare...Sono stati lasciati soli da una Patria e dagli italiani, giudicati,criticati, soli, in balìa di sè stessi, senza un controllo da parte dello Stato Italiano o delle Grandi Potenze, affinchè Organi preposti, si assicurassero che a questi italiani fosse riconosciuto il diritto di vivere come il Trattato di Pace, imponeva.

    La nota l'ho trovata bellissima per le emozioni forti che trasmette, e in poche righe, riassume tutto quello che avremmo potuto leggere in un capitolo di quel libro di storia, che non fu mai scritto:

    "Confermo tutto quello che ha scritto Loredana... Inoltre, quella bandiera, anche se con la stella che disturbava e deturpava la bandiera italiana, era l'unico simbolo che ci collegasse all'Italia... e per molti di noi era come un'àncora di salvezza... un simbolo che ci dava un po' di sicurezza. Sotto quella bandiera hanno sofferto in tanti e tanti sono stati umiliati...me compresa, insieme a tutta la mia famiglia... Non si può cancellare la storia... Non posso scrivere altro, perchè mi fa molto male e in questo momento le lacrime mi offuscano la vista... Ricordare quel periodo e le situazioni nelle quali si era venuta a trovare la mia famiglia, riapre ferite che fanno ancora male... So che non parlerò mai di questo, perchè è ancora troppo doloroso, però voglio solo dire che sotto quella bandiera moltissime persone hanno lottato per alimentare quella fiamma di italianità che la maggioranza avrebbe voluto spegnere per sempre, hanno subìto violenze psicologiche ed umiliazioni, essendo non graditi al regime... bersagliati da oriente e da occidente... per gli uni eravamo fascisti, per gli altri, traditori comunisti, perchè rimasti qui. Io ho profondo rispetto per tutti coloro che hanno sofferto a causa di quegli eventi storici...vorrei che venissero rispettate anche le nostre di sofferenze, le sofferenze dei rimasti... e quella bandiera ne è il simbolo, simbolo di sofferenza.Rispetto le opinioni di ciascuno di voi e le condivido, ma per pura informazione storica, approvo la pubblicazione della bandiera con la sottostante didascalia.

    Cara Maria, ti rinnovo la mia ammirazione per come gestisci il gruppo,perchè non parteggi per nessuno, ma solo per la verità storica."

  • Avevo nel passato ascoltato anch'io qualche storia di conoscenti o parenti rimasti in Istria..e qualcuno mi raccontava della grande difficoltà di trovare un lavoro sotto il regime di Tito, nonostante i titoli di studio conseguiti a scuola, gli italiani erano da sempre mal visti, i posti migliori se li accapparano gli slavi, i posti per loro erano sempre gli ultimi e i peggiori..ammesso che fossero assunti. Chi invece era iscritto al partito, il posto di lavoro era assicurato, più o meno prestigioso, ma l'aveva ed era sicuro, e tanti italiani rimasti, totalmente contrari all'ideologia politica di Tito, furono costretti, per sfamare le proprie famiglie ad iscriversi al partito.

    Col posto di lavoro, gli iscritti dovevano rispettare le regole che il partito imponeva. Ad esempio, era vietato andare in Chiesa, vietato sposarsi con matrimonio religioso, vietato ai loro figli battezzarsi o prendere gli altri Sacramenti, ed erano controllati a vista affinchè queste regole fossero rispettate. Ricordo il racconto di un amico, che disoccupato, e disperato per non riuscire a trovare un lavoro per poter mantenere la propria famiglia,(moglie e figlio), nonostante fosse totalmente contrario a quell'ideologia politica, fu costretto ad iscriversi al partito, e ottenuto il posto di lavoro, era obbligato a presenziare costantemente alle riunioni che il partito organizzava settimanalmente, e non poteva esimersi dal partecipare.Lui odiava quelle riunioni, si parlava di politica e di iscritti che sgarravano nelle regole imposte dal Partito, e lui si sentiva fuori luogo e a disagio.

    Mi viene in mente un fatto che mi raccontò..

    Era il periodo di Pasqua, nella stessa sua casa, ad un altro piano, abitava sua suocera, donna molto religiosa, e qualche giorno prima di Pasqua, il parroco del Paese si era recato da lei per portare la benedizione pasquale. Il partito era venuto a saperlo subito, in meno di un'ora, e l'aveva richiamato chiedendo spiegazioni sulla visita del parroco in casa sua. Lui neppure lo sapeva, era al lavoro e non poteva sapere delle benedizione avvenuta in mattinata, ma ha dovuto giustificare il fatto, affermando che nella stessa casa abitava anche sua suocera, ad un altro piano, che era molto religiosa e il parroco del paese era andato da lei, come ogni anno prima di Pasqua, per la benedizione pasquale. Questo per dire, quanto erano controllati dal partito tutti gli iscritti. Detto fra noi, il parroco era andato a benedire anche casa sua, sua moglie, la benedizione pasquale l'aveva ricevuta da sempre, e non riteneva giusto che quell'anno, solo perchè il marito si fosse iscritto al partito, lei moglie e non iscritta al partito, non dovesse riceverla. Ma bisognava farla di nascosto se no si passava un guaio. Premetto che loro si erano sposati in Chiesa e avevano battezzato il figlio,ma dopo l'iscrizione al partito, quando nacque la sua seconda figlia, fu costretto, di nascosto, e in assoluito segreto, venire in Italia, per poterla battezzare.

    Questi fatti sono avvenuti alla metà degli anni '70 e non negli anni caldi per l'Istria..

    Questo amico è rimasto pochissimo nel partito, non ce l'ha fatta, ci stava troppo male, vedeva cose che non gli piacevano, si sentiva soffocare, e voleva vivere libero, senza paure, senza controlli, e ha deciso di togliersi dal partito, e, ovviamente, appena restituita la tessera, perse immediatamente il lavoro..mi disse che preferiva fare la fame o mangiare pane e cipolla tutta la vita, piuttosto che sentirsi uno schiavo e limitare la sua libertà, quella della moglie e dei suoi figli..

    Ha cambiato diversi lavori, sempre molto modesti e poco gratificanti per il titolo di studio che aveva, per l'ntelligenza e le capacità organizzative di cui era capace, chi veniva assunto dopo di lui, iscritto al partito, lo sorpassava, faceva carriera e ricopriva ruoli importanti,anche se era l'ultimo degli ignoranti e incapaci, lui invece ha dovuto mandare giù tutta la vita tanti rospi, non ha mai potuto ribellarsi e battersi per i suoi diritti, fare le sue rimostranze per le ingiustizie subite. Ed è stato così per tutta la sua vita..fino alla pensione..oggi..di 300 € al mese..

    I boia assassini, gli infoibatori degli italiani, percepiscono una pensione italiana mensile dall'INPS di più di 500 €..senza contare i diversi milioni di lire percepiti di arretrati.....(vedi argomento in Area Discussioni - FOIBE : PRESUNTI INFOIBATORI PENSIONATI )

  • Ho ricevuto questa sera una mail da una signora istriana che preferisce mantenere l'anonimato, riceverla mi ha fatto un enorme piacere, e spero che altre mail e altri racconti arrivino presto da altre persone italiane rimaste in Istria, Fiume e Dalmazia.

    Abbiamo bisogno di queste testimonianze per sapere che ne è stato degli italiani che hanno scelto di restare, bisogna abbattere il muro di silenzio in cui si sono trincerati i nostri fratelli rimasti, è giusto fare conoscere le loro storie di vita vissuta quanto noi esuli abbiamo voluto far conoscere raccontando la nostra..solo così potremo scrivere quel libro di storia, storia d'Italia, di un pezzo d'Italia e di italiani.. che nessuno ha mai voluto scrivere..

    Premetto che la signora istriana che ha inviato il suo racconto, è nata quando l'Istria era già jugoslava, e l'esodo era già avvenuto da qualche anno..

    "Il mio nonno paterno sin da subito, cioè da quando l'Istria era diventata jugoslava, si era iscritto al partito Comunista, questo ci permetteva perlomeno di vivere con una certa tranquillità e sicurezza. Non so di preciso se il nonno l´avesse fatto per una sua convinzione politica oppure solo per proteggere la famiglia, perchè di politica in casa non ne n'era mai parlato. Ricordo l' immagine del Maresciallo Tito su una parete della piccola cucina, e di due "milizie" che spesso venivano a fargli visita, non so per quale motivo, presumibilmente per controllarlo. Ricordo benissimo che il nonno in occasione di quelle visite, si premurava ad offrire loro, bei piatti pieni di fette di prosciutto o altri salumi genuini, accompagnati da qualche bicchier di buon vino di sua produzione. In pratica lui allevava i maiali più per tenersi buone le milizie..che per altro, perchè ricordo, che a noi nipoti, era concesso ben poco di quel ben di Dio...

    Tutto sommato, ho un bel ricordo di mio nonno. Era un uomo diistaccato.. ma non troppo: per noi bambini era una sorta di eroe, perchè possedeva pure una pistola in casa! Gliela avevano data "quelli del Partito", ma lui, non ne fece mai uso. Parlava molto con noi nipoti e ogni tanto ci faceva delle belle sorpese, dei piccoli doni. Noi lo adoravamo. A mia nonna però vietò di andare alla Santa Messa, e i miei genitori furono costretti a sposarsi solo in Municipio, e con gli invitati che lui, aveva deciso di invitare.

    Il rito religioso, mamma e papá, lo celebrarono otto anni dopo, alla vigilia della Comunione di mia sorella, ma lui non aveva partecipato al rito.

    Una volta la mia curiosità di bambina, mi spinse a chiedergli il perché lui non andasse a Messa la domenica, ed egli mi rispose: " Credo in Dio.. ma no in tei preti!"

    Fondamentalmente il nonno era cattolico, nei cassetti aveva sempre i suoi santini, e il presepe, in casa, si faceva tutti gli anni per Natale.

    Lui stesso organizzava i pranzi per il Battesimo dei nipoti che vivevano in casa con lui. Morì l´anno in cui, io mi apprestavo a fare la Cresima e siccome lui era già molto ammalato, mi volle anticipare il suo regalo.. 50.000 lire.

    Con quei soldi, desiderai comprarmi un braccialetto d´oro, a suo ricordo, che custodisco ancora..come una reliquia.

    Del fatto che lui abbracció il comunismo per convinzione politica o no, nessuno l'ha mai saputo, neppure suo figlio.. mio padre: nonno era troppo orgoglioso per dire quale fosse stato il vero motivo, e se fosse stato solo per necessità e per una sicurezza per la sua famiglia, mai l'avrebbe confessato a nessuno.. nemmeno a suo figlio..

    Da bimba, quello che imparai dai "grandi" era una parola :"taser"(tacere).

    Se si parlava di politica...bisognava sempre rendere onore alle eroiche imprese partigiane di Tito, già in prima elementare diventammo "pionieri" e prestammo il nostro giuramento di obbedienza; ricordo che pure l insegnante di storia aveva paura a pronunciare la parola "fascismo".

    Qualcuno penserà, ma che sciocchi! E' facile a dirsi.. però, sú e giú per le strade, giravano le "milizie" munite di manganello: loro erano la giustizia.

    I miei occhi di bambina hanno visto in un'occasione, un anziano accasciato a terra e due milizie che si accanivano contro di lui col manganello! Il vecchietto urlava di dolore, era pieno di lividi e più il vecchietto imprecava. e più veniva malmenato...alla fine, le milizie lo trascinarono in un furgone e lo portarono via...e per un un bel po´ di tempo io non lo rividi più. Lo conoscevo bene quel signore: era il mio vicino di casa. Quella sera aveva bevuto due bicchieri di troppo, e per strada aveva fatto ad alta voce qualche commento non gradito: questa era stata la sua unica colpa.

    La gente del paese accorsa dalle grida..stava lì in piazza.. e guardava in silenzio.. impotente.

    Ricordo che dopo quel fatto, io la notte non riuscii a dormire..e posso assicurare che episodi come quello.. succedevano ogni tanto."

    Ringrazio l'amica istriana per i suoi ricordi di bambina, che ha desiderato testimoniare e renderci partecipi, se ne avesse degli altri, può farlo tranquillamente ancora..a noi fa tanto piacere conoscere anche le storie di vita vissuta degli italiani rimasti in Istria.

  • COMMENTI :

    Franco Acquavita :

    Vorrei fare una precisazione, in un post si parla di "S'ciavi", viene riferito ai connazionali rimasti e viene associato agli schiavi.... In realtà i s'ciavi sono i slavi, i titini "gli invasori" ( La fonte era la mia mamma, me lo diceva sempre).

    Esodo istriano, per non dimenticare:

    si certamente Franco, ma ci sono persone, italiani e anche esuli, talmente fissate con la politica, che ce l'hanno con i rimasti, e li mettono sullo stesso piano degli slavi, proprio perchè ritengono che la loro scelta sia stata fatta esclusivamente per motivi politici e li ritengono s'ciavi di Tito, e li offendono con questo dispregiativo..ed è questo che mi fa molto arrabbiare, perchè la maggior parte di italiani rimasti come gli esuli, erano poveri cristi che non si interessavano assolutamente di politica, e quando mi capita di leggere queste cose, anche qua su facebook da parte di qualche esaltato nostalgico che li disprezza chiamandoli s'ciavi, io controbatto a spron battuto per difenderli, nella stessa maniera che difendo gli esuli quando, qualche esaltato comunista, ci accusa di essere fascisti..La politica è una brutta bestia Franco..offusca le menti e crea rancore e odii mai finiti..sia che sia da una parte.. che dall'altra..

    Franco Acquavita :

    Mi dici che è un dispregiativo applicato su ambo le parti? Io trovo più giusto applicarlo come me lo ha sempre detto la mia mamma!

    Esodo istriano, pee non dimenticare :

    caro Franco, tu sei liberissimo ritenere giusto applicare quell'aggettivo agli slavi come ti ha sempre detto tua mamma, la mia invece mi ha insegnato fin da piccolissima il rispetto, e chiamare le cose e le persone con il proprio nome, senza aggettivi offensivi o dileggiare mai nessuno. Quindi io gli slavi, li chiamo slavi, gli inglesi li chiamo inglesi, gli italiani li chiamo italiani. Nel nostro caso chiamo italiani sia chi ha scelto di lasciare la propria terra e affrontare un esilio, come quelli che invece sono rimasti per la loro, e la scelta degli uni e degli altri va rispettata nella stessa identica maniera.. Ritengo che come abbia offeso a noi esuli essere etichettati"fascisti" dagli slavi e dai nostri stessi fratelli italiani, una volta giunti in Patria, lostesso offenda i rimasti essere definiti s'ciavi, comunistii, dagli stessi fratelli italiani, e io in vari gruppi o nei profili qua su facebook, ne ho letti parecchi che li chiamavano così e non lo accetto, e ritengo che come bruci a noi italiani essere offesi, lostesso possa bruciare agli slavi essere chiamati s'ciavi , schiavi, dagli italiani..la schiavitù è stata debellata nel mondo ormai da qualche secolo, quindi non vedo perchè continuare a etichettarli così ancora nel terzo millennio..se non per la volontaria e mirata intenzione di offendere..

    Franco Acquavita :

    Maria, io non intendevo offendere nessuno, era semplicemente una riflessione su quello che ho trovato scritto....Non me ne avere ma è un termine che non accetto per quelli che sono rimasti che di offese e mortificazioni ne hanno subite abbastanza...(Non è mia intenzione polemizzare su questo squallido argomento!!!).

    Esodo istriano, per non dimenticare :

    Caro Franco, non mi stavo riferendo assolutamente a te per le offese ai rimasti, ma a chi li offende e non porta rispetto a loro, che hanno subito umiliazioni e paure, e hanno sofferto molto di più di tanti esuli che vivevano in libertà..per amore di Dio, non è assolutamente polemica, io non accetto quel termine non solo per i rimasti, ma per nessuno, il nostro è solo un semplice e civiile scambio di opinioni..niente di più :-)..ciao buona domenica

  • ISTRIA - ITALIANI DIMENTICATI

    Sessant’anni fa il Trattato di Parigi sanciva la cessione di Venezia Giulia e Dalmazia alla Jugoslavia. I più fuggirono, ma una tenace comunità di trentamila persone, oggi divisa tra Slovenia e Croazia, resiste tuttora ai rischi di assimilazione da parte della maggioranza slava • Il bilinguismo è tutelato, ma le prospettive per i giovani sono scarse • Così la vicina «nazione madre» diventa un polo d'attrazione pericoloso per la sopravvivenza della minoranza

    Tratto da "AVVENIRE" del 28 gennaio 2007

    Non passa settimana senza che la televisione di Lubiana dedichi tre, quattro servizi alla minoranza slovena presente in Italia, tra Gorizia e Trieste. «Di noi, invece, la tv nazionale italiana non parla mai». Nel semplice conteggio di Alberto Scheriani, il vicesindaco italiano di Capodistria, c'è tutta l'amarezza della nostra minoranza per il disinteresse manifestato da quella che continuano a chiamare «la nazione madre». E continua: «In Italia non sanno che qui esiste una comunità italiana, che dietro a Telecapodistria, che un po' tutti ricordano, c'è sempre stata la nostra minoranza. Quando, nel 1984, iniziai l'università a Trieste, gli altri studenti mi chiedevano com'era Capodistria, come si viveva. Non c'erano mai stati».

    Oggi la nostra comunità in Slovenia e Croazia conta circa trentamila persone. Un numero più o meno stabile dall'immediato dopoguerra; da quando, cioè, il Trattato di pace firmato a Parigi il 10 febbraio di sessant'anni fa decretò la cessione di quasi tutta la Venezia Giulia alla Jugoslavia. Quasi metà della popolazione di Istria, Fiume e Dalmazia, allora, era italiana: e se ne andò. Fu l'esodo, che solo da pochi anni - grazie alla solita Tv - è diventato patrimonio comune nel nostro Paese. Ma qualcuno rimase: un po' per scelta ideologica a favore del comunismo, certo, ma nella gran parte dei casi perché troppo forte era il legame con la terra, con le città, con gli anziani che non se ne potevano andare. Tito garantiva il rispetto della nazionalità e formalmente fu così; in pratica, fu un'altalena di tutele della minoranza e di tentativi di assimilarla. Hanno resistito, e oggi gli iscritti all'Unione italiana sono ancora più di trentamila. Ma non è affatto detto che le cose non cambino.

    L'ultimo censimento ha registrato un sensibile calo di quanti si riconoscono italiani in Slovenia e in Croazia. Nei comuni che si allineano lungo la costa, da Capodistria a Fiume, abbondano le tracce della nostra presenza nazionale: le strade, le case, i tess uti urbani trasudano italianità, tra palazzotti gotico-veneziani in pietra d'Istria ed edifici funzionalisti degli anni Trenta. Nelle cittadine costiere - Isola d'Istria, Pirano, Parenzo, Rovigno, e su tutte Pola - oggi gli italiani sono un po' meno del dieci per cento della popolazione; i vuoti lasciati dall'esodo sono stati colmati, rispettivamente, da sloveni e croati. Il grande pericolo resta quello dell'assimilazione, che minaccia soprattutto i più giovani. «I ragazzi - prosegue Scheriani, che a Isola d'Istria dirige la scuola professionale italofona - si dichiarano italiani molto meno degli anziani. Forse un po' è colpa nostra, della dirigenza della comunità nazionale, che ha badato più a conservare che a proporre qualcosa di nuovo. C'è pessimismo sul futuro della minoranza, soprattutto qui in Slovenia dove siamo poche migliaia, eppure quando facciamo gli sforzi giusti i giovani rispondono. Centrale allora è il ruolo delle scuole». Tanto in Slovenia quanto in Croazia, bambini e ragazzi trovano un'offerta scolastica in italiano completa, dall'asilo alle superiori. Manca l'università, anche se i nascenti atenei di Capodistria e di Pola prevedono qualche insegnamento nella nostra lingua. I più vanno a Trieste, se non a Padova o a Milano. E il rischio è che non tornino più indietro, anche perché di posti di lavoro qui ce ne sono pochi. «In lingua italiana - precisa Scheriani - gli sbocchi si riducono a due: la scuola e la radiotelevisione, dipendenti dai sempre magri bilanci statali. Il ricambio è difficile, l'assimilazione incombe».

    Ufficialmente il bilinguismo è riconosciuto e tutelato nell'intera area istriana - meno a Fiume, dove pure la comunità italiana conta più di settemila aderenti, e per nulla in Dalmazia - ma il passaggio dai diritti ai fatti è una questione aperta. In Slovenia, grazie all'obbligatorietà dell'italiano nelle scuole slave del territorio bilingue sul litorale e a una certa diffusione dell'insegnamento anche nell'entroterra, la nostra lin gua è compresa e parlata correntemente da quasi tutti; in Croazia le cose sono meno facili. Anche qui l'italiano è presente in tutte le scuole, ma studiarlo è facoltativo e non è raro imbattersi in croati che capiscono poco o nulla della lingua della minoranza. Anche il bilinguismo emerge a livelli differenti in Slovenia, Paese membro dell'Unione europea, e in Croazia. Sulla costa slovena, tra Capodistria e Portorose, la segnaletica è quasi tutta in italiano e in sloveno, tanto che la battaglia dei nostri connazionali si sposta ora verso la conquista del doppio idioma anche nei cartelloni pubblicitari. In Croazia invece, e nonostante le leggi dello Stato, solo di tanto in tanto appaiono le due denominazioni dei comuni.

    Al confine tracciato nel 1947, che ha spezzato la Venezia Giulia tra Italia e Jugoslavia, ora si è aggiunto quello tra Slovenia e Croazia. La comunità nazionale resta una, ma la frontiera pesa: «In Slovenia la tutela della minoranza - rileva Giovanni Radossi, direttore del Centro di ricerche storiche di Rovigno - era già più avanzata in epoca jugoslava, anche grazie alla reciprocità con gli sloveni in Italia». In Croazia invece, dove pure vive la gran parte dei nostri connazionali, la pressione slava ha pesato più a lungo. Soprattutto sulla memoria: lo stesso Centro di Rovigno, punto di riferimento di tutta la minoranza, è nato nel 1968 «in reazione a una storiografia jugoslava che colpiva duramente l'italianità - continua Radossi -. Tutto o quasi ciò che era italiano era male, fascismo, irredentismo. I soli italiani "buoni" erano quelli rimasti in Jugoslavia, ufficialmente perché bravi antifascisti. Invece il novanta per cento dei tantissimi partigiani istriani se n'era andato con l'esodo. D'altra parte, l'esodo stesso non esisteva, non c'era mai stato, così come le foibe, o il collettivismo forzato della terra. Di questo, ovviamente, non si poteva parlare, però iniziammo a fare un po' di luce raccontando un'altra versione dei fatti. Per esempio, ricordando che non tutte le persone con un nome slavo sono necessariamente slave: tanti sono gli "-ic" appartenenti alla comunità italiana. Oppure, spiegando che la lunga dominazione veneziana non era stata un male assoluto come veniva dipinta. Riuscimmo a farlo un po' perché non contestavamo direttamente le tesi ufficiali, limitandoci a fornire un'alternativa, e un po' grazie al coinvolgimento di tanti studiosi delle maggioranze e della stessa nazione madre. Anzi, quello fu proprio il momento - ed erano passati già più di vent'anni dalla separazione - in cui si riallacciarono i rapporti». Ancora oggi il sostegno dell'Italia, soprattutto materiale, è fondamentale per la sopravvivenza della comunità. Al contrario di quanto accade di solito nel nostro Paese, questa volta le istituzioni - governo, regione Friuli-Venezia Giulia - sono in prima linea, ma non bastano a garantire un futuro alla presenza italiana. Anche un po', paradossalmente, per colpa della vicinanza dell'Italia: un polo d'attrazione troppo forte per i nostri connazionali d'oltreconfine. «Anche i miei figli - conclude Radossi - sono andati a studiare a Trieste. E poi ci sono rimasti». Siamo ben lontani da quanto vediamo tra le minoranze presenti in Italia, dalla Val d'Aosta all'Alto Adige. Essere minoranza, e minoranza italiana, qui in Istria non è ancora un vantaggio.

  • Esodo istriano, per non dimenticare

    Intervista

    Furio Radin: «L'importante è non chiuderci in un ghetto»

    di Edoardo Castagna

    Quel che resta della presenza italiana in Istria, a Fiume e in Dalmazia si raccoglie nell'Unione italiana fin dai tempi della Jugoslavia. A presiederla è Furio Radin, che è anche il deputato italiano al Sabor, il parlamento di Zagabria: «L'identificazione tra minoranza e Unione è sempre stata totale, anche durante il comunismo».

    Quando il suo simbolo era il tricolore con la stella rossa?

    «Allora si chiamava Unione dell'Istria e di Fiume ed era strutturata come tutte le associazioni del tempo: i capi erano scelti per delega, non per elezione. Ma sempre dalla nostra comunità: era, si diceva con un po' di demagogia, autogestita, anche se controllata dal partito. Dal '90, poi, l'Unione è diventata democratica e oggi è anche riconosciuta dal trattato internazionale sulle minoranze tra Italia e Croazia».

    E in Slovenia?

    «All'inizio la divisione è stata un problema, perché Lubiana non accettava che tutti gli italiani avessero un'unica forma rappresentativa. Solo nel 2000 siamo arrivati a un compromesso; in pratica l'Unione è rimasta unitaria. Anzi: oggi noi e una centrale atomica sono le uniche cose che Slovenia e Croazia hanno in comune».

    C'è il rischio di assimilazione?

    «Circa l'ottanta per cento dei matrimoni sono misti e le nostre scuole sono aperte anche ai croati: perché non si può avere una vita serena di minoranza se ci si chiude. L'auto-ghettizzazione significa vulnerabilità, isolamento. Per noi l'esodo fu una vera e propria decimazione; nel 1971 eravamo rimasti in quindicimila, secondo il censimento basato sull'autoidentificazione. In realtà eravamo di più, ma si verificava un'autoassimilazione, un'integrazione negativa: una parte di noi evitava di dichiararsi italiana, per conformarsi al mondo di quel tempo».

    In Croazia il bilinguismo sembra più debole che in Slovenia.

    «È una lotta continua. In Istria, dove siamo il dieci per cento delle popolazione, ci appoggiamo a un partito regionalista che, naturalmente, non può essere solo italiano. Ma abbiamo quote garantite nei comuni e in regione, il vicesindaco in tutte le comunità importanti, statuti che riconoscono il bilinguismo. E l'estate scorsa abbiamo ottenuto una legge nazionale che riconosce il doppio nome di una settantina di località».

    Ma l'applicazione va a rilento.

    «C'è un conflitto di competenza tra comuni e Stato: spesso il bilinguismo c'è solo dove arriva l'autorità locale, e si ferma alla prima strada statale, al primo ufficio dello Stato. Ma il dibattito è molto civile».

  • TOH..CHI SI RIVEDE: TELECAPODISTRIA ..UN'ISTITUZIONE

    di Edoardo Castagna

    Accanto all'Unione italiana, due sono le istituzioni fondamentali della comunità italiana in Istria: il Centro di ricerche storiche di Rovigno, e Telecapodistria. Una televisione - e una radio - che è molto di più di un mezzo d'informazione e d'intrattenimento. E che - cosa che non sempre fa la nostra Rai - tiene sempre ben presente il significato di «servizio pubblico». Rivendica Antonio Rocco, vicedirettore generale della Tv di Stato slovena: «Siamo molto più che una voce della minoranza. Noi svolgiamo il ruolo che ci assegna la Costituzione slovena, quello del diritto all'informazione delle minoranze nelle proprie lingue. La comunità italiana nomina propri rappresentanti nella Tv, che hanno voce in capitolo su nomine e palinsesti; i rapporti sono organici e diretti con il nostro corpo sociale. Noi senza minoranza non potremmo esistere, e forse neanche la minoranza potrebbe esistere senza di noi». Neppure l'inevitabile concorrenza con Rai e Mediaset, perfettamente visibili in Istria, preoccupa, anzi: «È importante il fatto che i programmi in italiano, nostri o no, sono seguiti anche dalla maggioranza slava».

    Telecapodistria è una vecchia conoscenza degli italiani, la maggiore se non l'unica finestra sulla nostra minoranza oltrecortina. Nacque nel 1971 e subito conquistò l'interesse di tutti: tutta a colori (la Rai ci arriverà solo nel 1977), era la prima televisione a spezzare il monopolio della Tv di Stato italiana. Pian piano arrivò a coprire gran parte del nostro territorio nazionale fino a quando, sul finire degli anni Ottanta, la Legge Mammì non le sbarrò il passo. Nonostante la crisi, aggravata contemporaneamente dalla dissoluzione della Jugoslavia, Telecapodistria sopravvisse e dall'autunno scorso, grazie al satellite, è tornata. Un approdo che ha un doppio valore: «Finalmente - spiega Robert Apollonio, caporedattore responsabile dei programmi italiani - riusciamo a essere visti da tutta la minoranza. Da parte croata c'è sempre stata resistenza, e neppure in epoca jugoslava riuscivamo ad arrivare a Fiume. Poi, il satellite è una grande occasione per tornare a essere presenti in Italia: uno sbocco per noi fondamentale, sia dal punto di vista commerciale sia, soprattutto, per diffondere la conoscenza della nostra comunità».

    Oggi Telecapodistria offre dieci ore al giorno di programmazione in italiano (più quindici di radio): notiziari, approfondimenti, dibattiti, documentari, sport - vecchio cavallo di battaglia dell'emittente. «In tutte le nostre trasmissioni - prosegue Apollonio - cerchiamo inserire le problematiche della minoranza alla pari con le altre notizie, anche in considerazione di chi ci vede in Italia. Poi ci proponiamo, insieme all'Unione italiana, come creatori di eventi: come il festival della canzone d'infanzia, che abbiamo rimesso in piedi dopo anni di interruzione. Ma l'iniziativa più importante che noi e il Centro di ricerche storiche di Rovigno stiamo portando avanti, anche con il finanziamento del governo italiano, è il progetto multimediale Istria nel tempo. I due volumi del manuale di storia sono già stati pubblicati e presto raccoglieremo sei documentari in un Dvd in quattro lingue». Importante è anche la collaborazione con la Rai, soprattutto con la sede regionale di Trieste: «Ritrasmettiamo reciprocramente i telegiornali - precisa Rocco - e insieme abbiamo sviluppato programmi transfrontalieri di qualità, in linea con il nostro ruolo specifico».

  • Grazie Maria!!! Siamo rimasti in pochi, ed anche tra "quelli"...ma la tempra Istriana non ci permette di mollare!!! E grazie a Fb che ci stiamo ritrovando...per il mondo...W l' Istria!!!!!

  • grazie a te Daniele..MAI MOLLARE!!

    IERIMO..SEMO..SAREMO SEMPRE !

    W L'ISTRIA, FIUME E DALMAZIA ..SEMPRE ITALIANE !

    ..NEI NOSTRI CUORI NESSUNO POTRA' METTERE CONFINI :-)

  • .